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Banca Ifis lancia Valore Venezia: credito fino a otto anni per gli investimenti delle PMI venete

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Finanziamenti da almeno 50 mila euro, durata fino a otto anni e 24 mesi di preammortamento per sostenere macchinari, stabilimenti, brevetti, digitalizzazione ed export. Banca Ifis lancia Valore Venezia, programma rivolto alle PMI regionali dell’“Economia della Bellezza”: secondo l’istituto sono circa 5.700 imprese, con 275 mila occupati e oltre 90 miliardi di fatturato. L’iniziativa arriva mentre il credito bancario alle imprese venete continua a diminuire: -2,9% nel 2025, con una contrazione più marcata per le aziende di minori dimensioni.

Il Veneto ha imprese solide, liquidità elevata e una struttura finanziaria diventata più resistente rispetto al passato. Eppure investe con prudenza.

È dentro questo apparente paradosso che va letto Valore Venezia, il nuovo programma con cui Banca Ifis vuole finanziare gli investimenti di medio-lungo periodo delle PMI venete. L’istituto mette a disposizione finanziamenti a partire da 50 mila euro, con durata massima di otto anni e possibilità di arrivare a 24 mesi di preammortamento. È prevista inoltre la possibilità, quando sussistono i requisiti, di accedere alla garanzia del Fondo Centrale.

La banca non ha però comunicato l’ammontare complessivo del plafond.

Un elemento importante da precisare: conosciamo quindi caratteristiche e destinazione dei finanziamenti, ma non la quantità massima di credito che Banca Ifis intende complessivamente erogare attraverso l’iniziativa.

Non solo artigianato: cosa significa “Economia della Bellezza”

Il nome potrebbe far pensare soprattutto ad arte, turismo, moda o artigianato. Il perimetro utilizzato da Banca Ifis è molto più ampio. Secondo le analisi dell’Ufficio Studi dell’istituto, in Veneto operano circa 5.700 imprese riconducibili alle filiere dell’Economia della Bellezza.

Nel complesso impiegano circa 275 mila persone e generano oltre 90 miliardi di euro di fatturato. Dentro questa definizione rientrano comparti molto diversi: automotive, sistema casa, meccanica di precisione, cosmetica, gioielleria e attività artigianali ad alto contenuto di competenze.

Non si tratta quindi di un nuovo settore economico identificato dalle classificazioni statistiche ufficiali.

“Economia della Bellezza” è il perimetro di analisi elaborato da Banca Ifis per aggregare attività nelle quali design, creatività, patrimonio culturale, competenze manifatturiere e Made in Italy contribuiscono al valore del prodotto.

I 5.700 operatori, i 275 mila addetti e i 90 miliardi vanno letti all’interno di questa metodologia.

Cosa possono finanziare le imprese

Più interessante della definizione è capire dove dovrebbero finire i soldi. Il programma può finanziare investimenti per:

  • ampliare gli stabilimenti;
  • acquistare nuovi macchinari;
  • sviluppare marchi e brevetti;
  • digitalizzare i canali commerciali;
  • rafforzare la presenza internazionale.

Sono impieghi molto differenti, ma hanno un denominatore comune. Non finanziano semplicemente il capitale circolante necessario per continuare a lavorare. Puntano soprattutto alla trasformazione dell’impresa.

Ed è qui che Valore Venezia incontra uno dei problemi più importanti dell’economia regionale.

In Veneto il credito alle imprese è sceso del 2,9%

Il sistema produttivo veneto non sta attraversando una crisi generalizzata di liquidità. Anzi. L’ultima analisi regionale della Banca d’Italia descrive imprese mediamente più patrimonializzate rispetto al passato, con una leva finanziaria diminuita nell’ultimo decennio e livelli di liquidità ancora elevati.

Ma proprio questa maggiore autonomia finanziaria, insieme all’incertezza economica, sta riducendo il ricorso al debito e frenando una parte degli investimenti.

Alla fine del 2025 i prestiti bancari alle imprese venete risultavano in diminuzione del 2,9% su base annua. Era comunque un miglioramento rispetto al -6,6% del 2024. Il dato più interessante riguarda però le dimensioni. Secondo Banca d’Italia, la contrazione ha continuato a interessare in maniera più intensa le piccole imprese.

Ed è esattamente il segmento sul quale Banca Ifis vuole posizionare il nuovo programma.

Solo un’impresa su quattro voleva aumentare il debito

C’è poi un numero che racconta forse meglio degli altri la situazione. Nel 2025 soltanto il 25% delle imprese venete intervistate da Banca d’Italia dichiarava l’intenzione di aumentare il proprio indebitamento. Un anno prima era il 29%. E tra le aziende che hanno effettivamente chiesto credito, quasi il 90% ha ottenuto l’intero importo richiesto.

È una distinzione fondamentale.

Il problema veneto non sembra essere semplicemente: “Le banche non prestano denaro.” Una parte del problema è precedente: le aziende non vogliono necessariamente indebitarsi per investire. Liquidità accumulata, incertezza internazionale, domanda debole e prudenza sugli investimenti hanno ridotto la necessità e, in alcuni casi, la volontà di ricorrere al credito.

Questo rende ancora più interessante la strategia di Banca Ifis. Per una banca non basta rendere disponibile il denaro.

Deve convincere un imprenditore che esistano investimenti capaci di produrre un rendimento superiore al costo e al rischio del finanziamento.

Il credito diventa interessante quando finanzia produttività

È qui che bisogna distinguere tra debito buono e debito inutile. Comprare un nuovo macchinario non crea automaticamente valore. Digitalizzare un processo non aumenta automaticamente la produttività. Depositare un brevetto non garantisce vendite. Aprire un mercato estero non assicura clienti. Il credito diventa una leva di crescita quando finanzia un progetto industriale capace di aumentare: produttività, capacità produttiva, margini, proprietà intellettuale o accesso a nuovi mercati.

Da questo punto di vista, una durata fino a otto anni è coerente con investimenti il cui ritorno economico non può essere misurato in pochi mesi. Anche i 24 mesi di preammortamento possono avere un’utilità precisa. Consentono all’investimento di iniziare a produrre risultati prima che l’impresa debba sostenere integralmente il rimborso del capitale.

Export: il vero motore delle PMI venete

C’è poi una ragione territoriale per cui il programma insiste sull’internazionalizzazione. Il Veneto rimane una delle economie italiane maggiormente orientate all’export. Ed è proprio l’esposizione internazionale che oggi rappresenta contemporaneamente un vantaggio e un rischio.

Dazi, rallentamento della domanda internazionale, tensioni geopolitiche e debolezza di alcuni mercati stanno aumentando la necessità di diversificare clienti e geografie.

Per una PMI questo può significare investire in una nuova rete commerciale. Aprire una filiale. Partecipare a fiere internazionali. Certificare un prodotto. Adattare la produzione a un mercato estero. Digitalizzare la vendita. Tutte attività che richiedono capitale prima di produrre ricavi.

Il finanziamento diventa quindi uno strumento per anticipare il costo dell’espansione.

Il paradosso veneto: imprese solide che devono avere il coraggio di investire

La fotografia di Banca d’Italia rende il quadro particolarmente interessante. Le imprese venete sono diventate finanziariamente più robuste nell’ultimo decennio. La leva è diminuita. La patrimonializzazione è aumentata. La liquidità rimane elevata. La qualità del credito resta complessivamente buona.

Sono tutti elementi positivi. Ma esiste anche il rischio opposto.

Un’impresa troppo prudente può essere finanziariamente solida e contemporaneamente perdere competitività. Perché mentre conserva liquidità, un concorrente può automatizzare lo stabilimento. Investire nell’intelligenza artificiale. Aprire un mercato negli Stati Uniti. Registrare un brevetto. Comprare un concorrente. Costruire un nuovo marchio.

La solidità finanziaria serve proprio a rendere possibili queste decisioni, non soltanto a proteggersi dalle crisi.

Murano: 180 milioni di fatturato in un chilometro quadrato

Banca Ifis utilizza come esempio simbolico il vetro artistico di Murano. Il distretto, attivo dal 1291, concentra oggi circa 160 realtà produttive e commerciali in appena un chilometro quadrato. Gli addetti sono più di 900. Il fatturato complessivo è vicino ai 180 milioni di euro.

Ma il numero forse più interessante riguarda la sua evoluzione. Secondo l’Osservatorio di Banca Ifis, tra 2015 e 2025 il fatturato del distretto è cresciuto del 72%. Negli ultimi vent’anni la natalità imprenditoriale media sarebbe stata inoltre vicina al 3% annuo. Numeri che contrastano con l’idea di Murano come semplice conservazione di un’attività artigianale storica. Il vetro si è progressivamente spostato verso design, architettura, arte contemporanea e collezionismo.

In altre parole, la tradizione ha continuato a produrre valore proprio perché è stata riposizionata.

Finanziare la tradizione ha senso soltanto se cambia

Ed è forse questa la parte più interessante della strategia. Il Veneto possiede una quantità enorme di competenze costruite in decenni, a volte in secoli. Vetro, oreficeria, mobile, moda, meccanica, componentistica, artigianato. Ma difendere queste competenze non può significare semplicemente conservarle.

Un’azienda artigiana che utilizza processi inefficienti non diventa competitiva perché possiede cento anni di storia. Un marchio storico che non vende all’estero non viene salvato automaticamente dal proprio patrimonio. Un prodotto eccellente che non riesce a raggiungere il cliente rimane un prodotto eccellente invenduto.

La tradizione produce valore soltanto quando riesce a trasformarsi senza perdere ciò che la rende riconoscibile.

Ed è proprio questa trasformazione che richiede capitale.

Banca Ifis lega il credito anche al patrimonio culturale

Valore Venezia contiene infine una componente meno finanziaria. Banca Ifis vuole collegare alcuni risultati dell’iniziativa al sostegno di interventi di recupero e restauro del patrimonio culturale veneto. È già stata avviata una collaborazione con Unisve, l’Unione Stuccatori Veneziani, per attività di tutela e valorizzazione.

Il modello riprende una strategia che l’istituto ha già sperimentato a Venezia con il recupero di The Migrant Child di Banksy, restaurato e nuovamente presentato alla città nel maggio 2026. Dal punto di vista bancario è soprattutto un elemento di posizionamento.

Banca Ifis cerca di collegare il proprio ruolo di finanziatore delle PMI alla propria identità territoriale. La banca ha sede a Mestre, a Villa Fürstenberg, e utilizza da anni l’Economia della Bellezza come uno dei propri filoni di ricerca e comunicazione.

Il vero KPI non sarà il plafond

Rimane però una domanda. Quante imprese utilizzeranno davvero Valore Venezia? L’ammontare complessivo del plafond non è stato reso pubblico. Ma anche se lo fosse, non sarebbe necessariamente il dato più importante.

Un miliardo di credito disponibile che nessuno utilizza non produce sviluppo. Cento milioni utilizzati per investimenti a bassa produttività possono produrre poco valore. Il successo del programma dovrebbe essere misurato diversamente:

  • numero di PMI finanziate;
  • investimenti realmente attivati;
  • nuovi macchinari installati;
  • brevetti sviluppati;
  • nuovi mercati raggiunti;
  • crescita dei ricavi e dell’export;
  • aumento della produttività;
  • posti di lavoro creati o preservati.

Perché il Veneto non sembra avere oggi soltanto un problema di disponibilità del credito. Ha soprattutto una questione di propensione a investire. E qui sta il vero significato dell’iniziativa.

Banca Ifis mette a disposizione denaro con un orizzonte fino a otto anni. Adesso bisogna vedere se le PMI venete troveranno abbastanza progetti nei quali valga la pena utilizzarlo.

Perché avere imprese finanziariamente solide è importante. Avere imprese solide che continuano a investire lo è molto di più.

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