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Itago crea Axeya: nasce un polo da oltre 30 milioni per digitalizzare acqua e infrastrutture

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Cinque società, oltre 200 persone, 130 ingegneri, più di 300 progetti l’anno e attività in oltre 40 Paesi. Itago SGR riunisce Idrostudi, Overgrid, ETS, ETC Engineering e ASDEA nel nuovo gruppo Axeya. L’ultima operazione è l’acquisizione della maggioranza della trentina ETC Engineering, specializzata in depurazione e trattamento delle acque. La strategia punta a un mercato destinato a ricevere miliardi di investimenti: riduzione delle perdite, digitalizzazione delle reti, depurazione e adattamento delle infrastrutture al cambiamento climatico.

Per anni il problema dell’acqua in Italia è stato raccontato soprattutto attraverso una percentuale: quanta ne perdiamo prima che arrivi al rubinetto. Adesso intorno a quel problema comincia a costruirsi anche un’industria.

Itago SGR, private equity con uffici a Venezia e Milano, ha dato vita ad Axeya, nuovo polo indipendente di ingegneria multidisciplinare costruito aggregando cinque società specializzate. Il gruppo riunisce Idrostudi, Overgrid, ETS, ETC Engineering e ASDEA. I numeri iniziano già ad avere una dimensione significativa:

  • oltre 30 milioni di euro di fatturato aggregato;
  • più di 200 persone;
  • 130 ingegneri;
  • oltre 300 progetti ogni anno;
  • presenza in più di 40 Paesi.

Ma il dato economicamente più interessante non è la dimensione raggiunta. È ciò che Axeya prova a mettere insieme. Rilevare una perdita. Misurare ciò che accade dentro una rete. Trasformare i dati in modelli. Progettare acquedotti e fognature. Realizzare digital twin. Monitorare infrastrutture. Progettare impianti di depurazione.

In altre parole, trasformare una serie di specializzazioni tecniche in una piattaforma integrata per l’intero ciclo dell’acqua e delle infrastrutture.

ETC Engineering completa il ciclo dell’acqua

L’ultimo tassello è l’acquisizione, attraverso Idrostudi, di una partecipazione di maggioranza in ETC Engineering.

Attenzione però all’identità della società.

Si tratta della ETC Engineering con sede a Trento, attiva nell’ingegneria ambientale e nella progettazione degli impianti di depurazione e trattamento delle acque, non dell’omonima società vicentina. ETC Engineering ha sedi anche a Bologna, Bari e Milano e conta una trentina di professionisti. Nel 2025 ha registrato circa 4,13 milioni di euro di ricavi, con un utile di circa 456 mila euro.

Negli ultimi tre anni, secondo i dati comunicati in occasione dell’operazione, ha lavorato su progetti per un valore complessivo vicino ai 300 milioni di euro, servendo utility e gruppi industriali. L’acquisizione completa una parte che mancava al progetto.

Axeya poteva già analizzare e monitorare la rete. Adesso rafforza anche la capacità di progettare ciò che accade alla fine del ciclo: depurazione e trattamento dell’acqua.

Quattro operazioni per costruire la filiera

Per Itago è la quarta operazione nel settore idrico. La costruzione della piattaforma era iniziata nel 2023 intorno a Idrostudi, società di Trieste specializzata nella gestione delle risorse idriche e nella digitalizzazione delle reti. Da lì il perimetro si è progressivamente allargato.

Oggi Axeya integra cinque competenze differenti:

  • Idrostudi lavora sull’ingegneria delle reti idriche, sulla gestione della risorsa e sui digital twin.
  • Overgrid sviluppa dispositivi e sensori per il monitoraggio delle reti idriche e fognarie.
  • ETS porta sul campo attività come ricerca delle perdite, rilievo e monitoraggio.
  • ETC Engineering progetta impianti di depurazione e trattamento delle acque per utility e industria.
  • ASDEA aggiunge l’ingegneria strutturale, la simulazione, il monitoraggio e i digital twin delle infrastrutture.

Non sono semplicemente cinque studi di ingegneria messi sotto lo stesso tetto. La scommessa è farli lavorare come un’unica catena del dato e della progettazione.

Idrostudi è cresciuta fino a 13,6 milioni

La società intorno alla quale è iniziata l’aggregazione mostra già una crescita significativa. Idrostudi, con sede a Trieste, nel 2025 ha registrato 13,59 milioni di euro di fatturato, in aumento del 48,4% rispetto all’anno precedente. L’utile ha sfiorato i 3 milioni di euro. Nel 2018 i ricavi erano circa 2,5 milioni. In sette anni sono quindi aumentati di oltre cinque volte.

Il confronto non permette di distinguere automaticamente quanto della crescita sia organico e quanto derivi dall’espansione del perimetro, ma indica la velocità con cui la piattaforma si sta sviluppando.

Axeya porta ora quella strategia a un livello successivo. Non più una società che acquisisce competenze complementari. Un nuovo marchio sotto il quale presentarle insieme al mercato.

Perché proprio l’acqua?

Per capire perché un fondo di private equity stia costruendo una piattaforma di ingegneria intorno al ciclo idrico bisogna guardare agli investimenti che l’Italia dovrà sostenere nei prossimi anni. Le reti hanno bisogno di essere monitorate. Le perdite devono diminuire. Gli impianti di depurazione devono essere modernizzati.

La crescente frequenza di siccità ed eventi meteorologici estremi richiede infrastrutture più resilienti. E soprattutto la gestione dell’acqua sta diventando progressivamente digitale. Sensori. Telecontrollo. Modelli previsionali. GIS. Digital twin. Algoritmi per individuare anomalie. Manutenzione predittiva.L’ingegneria tradizionale non scompare.

Ma viene progressivamente affiancata da software, dati e capacità di monitoraggio continuo. Ed è esattamente nello spazio tra queste competenze che Axeya vuole posizionarsi.

Altri 576 milioni dal PNRR contro perdite e siccità

Il flusso di investimenti pubblici aiuta a comprendere la dimensione dell’opportunità. Nell’agosto 2026 il Ministero delle Infrastrutture ha rimodulato una parte del PNRR destinando 576 milioni di euro aggiuntivi al Fondo Idrico. L’obiettivo dichiarato è accelerare gli interventi contro la siccità, ridurre le perdite e aumentare la resilienza dei territori.

Già in primavera era stata aperta una nuova fase di finanziamento attraverso lo Strumento finanziario nazionale per gli investimenti infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico, sempre nell’ambito del PNRR.

Non significa naturalmente che questi finanziamenti diventeranno automaticamente ricavi per Axeya. Il gruppo dovrà competere attraverso gare, incarichi e commesse come gli altri operatori. Ma il contesto è evidente.

L’Italia dovrà spendere molto denaro per rendere più efficienti le proprie infrastrutture idriche.

E chi possiede contemporaneamente progettazione, tecnologie di monitoraggio e capacità di analizzare i dati partecipa a un mercato destinato a crescere.

La perdita d’acqua diventa un problema tecnologico

Per molto tempo una perdita veniva affrontata principalmente quando diventava visibile. Oggi la logica sta cambiando. Una rete digitalizzata può essere suddivisa in distretti. Pressioni e portate vengono monitorate. I sensori producono continuamente dati. Il software identifica comportamenti anomali. Le squadre sul campo vengono indirizzate dove la probabilità di trovare una perdita è maggiore.

Il passo successivo è il digital twin. Una replica digitale della rete che permette di simulare il suo comportamento, verificare scenari e individuare inefficienze prima di intervenire fisicamente.

Il valore economico non sta quindi soltanto nel progettare un tubo migliore. Sta nel sapere dove intervenire, quando intervenire e con quale priorità. Per una utility significa potenzialmente ridurre acqua dispersa, energia consumata e interventi inutili.

Axeya vuole vendere una soluzione, non cinque consulenze

Ed è qui che la strategia di aggregazione diventa interessante. Un gestore idrico potrebbe rivolgersi a un soggetto per la ricerca delle perdite. A un altro per i sensori. A un terzo per il software. A un quarto per la progettazione. A un quinto per l’impianto di depurazione.

Axeya prova a diventare un unico interlocutore. Non necessariamente eseguendo internamente ogni attività possibile, ma mettendo sotto lo stesso gruppo competenze che normalmente sono frammentate. Per il cliente questo può significare meno interfacce.

Per Axeya significa poter aumentare il valore medio della commessa. È il classico meccanismo del cross-selling industriale. Entro in un cliente con una competenza. Ne vendo altre. Ed è una delle ragioni per cui il private equity aggrega imprese specialistiche.

L’ingegneria italiana ha un problema di scala

C’è poi una questione che va oltre l’acqua. Il mercato italiano dell’ingegneria è composto da molte società con competenze tecniche elevate ma dimensioni relativamente contenute. Questo modello funziona bene quando bisogna servire un mercato locale o una nicchia specialistica. Diventa più difficile quando bisogna:

  • partecipare a grandi gare internazionali;
  • sostenere investimenti in software;
  • sviluppare tecnologie proprietarie;
  • assumere specialisti;
  • costruire una rete commerciale internazionale;
  • affrontare progetti multidisciplinari sempre più complessi.

La scala diventa quindi un vantaggio competitivo. Axeya supera già i 30 milioni di euro di fatturato, ma rimane comunque un operatore relativamente piccolo rispetto ai grandi gruppi internazionali dell’ingegneria.

Il vero obiettivo dell’aggregazione è quindi costruire abbastanza massa critica da competere su incarichi che le singole società avrebbero maggiore difficoltà ad affrontare da sole.

Ma 30 milioni non bastano ancora

Ed è qui che inizia la seconda fase. Fare quattro operazioni permette di crescere rapidamente. Creare un marchio permette di raccontare il gruppo. Ma costruire una vera piattaforma industriale richiede altro. Integrare sistemi informativi. Condividere clienti. Creare offerte comuni. Eliminare duplicazioni. Far lavorare insieme ingegneri con culture professionali differenti. Trasformare tecnologie sviluppate da una società in prodotti vendibili dalle altre. E soprattutto generare crescita organica.

Perché il successo di un buy-and-build non si misura dal numero delle acquisizioni. Si misura da quanto le aziende acquistate riescono a produrre insieme qualcosa che separatamente non avrebbero prodotto.

Da Venezia un private equity che aggrega competenze tecniche

L’operazione è interessante anche dal punto di vista del Nordest. Itago SGR ha uffici a Venezia e Milano ed è focalizzata sulle PMI italiane.

Il fondo ITAGO IV ha già investito, oltre che nel progetto Axeya, in Operamed, Apice, Vernici Caldart, Rhevalia, Teknoice e SR Mecatronic. Con Axeya la strategia assume però una caratteristica particolare. Non si aggregano semplicemente aziende dello stesso settore. Si costruisce una piattaforma attraverso competenze complementari:

  • Hardware;
  • Software;
  • Ingegneria;
  • Servizi sul campo;
  • Consulenza;
  • Progettazione.

È una formula che potrebbe diventare sempre più frequente nei settori tecnici italiani.

Il prossimo business dell’acqua non sarà vendere acqua

Sarà probabilmente questo il punto più interessante da osservare. La scarsità della risorsa, l’invecchiamento delle infrastrutture e gli investimenti pubblici stanno creando un mercato che non riguarda soltanto chi distribuisce acqua.

Riguarda chi permette di gestirla meglio. Il valore si sposta verso:

  • sensori;
  • software;
  • ingegneria;
  • analisi dei dati;
  • manutenzione predittiva;
  • digital twin;
  • depurazione;
  • resilienza infrastrutturale.

Axeya prova a presidiare contemporaneamente molti di questi livelli. Ha più di 200 persone, 130 ingegneri, oltre 300 progetti ogni anno e clienti in più di 40 Paesi. La dimensione iniziale supera i 30 milioni di euro. Adesso il vero KPI sarà capire quanto velocemente quel numero crescerà senza nuove acquisizioni.

Perché comprare competenze permette di costruire una piattaforma. Farle lavorare insieme è ciò che può trasformarla in un gruppo industriale. E se l’acqua sarà una delle grandi infrastrutture strategiche dei prossimi decenni, il business non sarà soltanto averne di più.

Sarà perdere meno di quella che abbiamo e sapere esattamente cosa accade, in ogni momento, dentro le reti che la trasportano.

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