Vai al contenuto

Campagnolo, SPAC entra nel capitale: il rilancio passa da Pinarello, ma restano 90 esuberi

  • di

La holding svizzera SPAC, riconducibile a Ivan Glasenberg e già azionista di controllo di Pinarello e Q36.5, entrerà con una quota di minoranza nella storica azienda vicentina dei componenti per biciclette. L’operazione dovrebbe essere perfezionata nei prossimi giorni e porterà nuove risorse per rafforzare il piano industriale. Ma la crisi non è chiusa: Campagnolo conta oggi 259 dipendenti e deve ancora gestire 90 esuberi. Nel 2024 i ricavi erano precipitati del 38%, a 73,6 milioni, con una perdita di 13,3 milioni.

Un socio nuovo, capitali per finanziare il rilancio e soprattutto un partner che conosce molto bene il ciclismo premium.

Per Campagnolo potrebbe essere il passaggio industriale più importante dall’inizio della crisi.

La storica azienda vicentina, fondata nel 1933 e diventata uno dei marchi simbolo mondiale dei componenti per biciclette da corsa, ha confermato l’ingresso nel capitale di SPAC, holding svizzera riconducibile all’imprenditore ed ex numero uno di Glencore Ivan Glasenberg.

Non sarà un’acquisizione.

SPAC rileverà una partecipazione di minoranza e l’operazione, secondo quanto comunicato al tavolo regionale convocato da Veneto Lavoro, dovrebbe essere perfezionata nei prossimi giorni. La percentuale acquisita e il valore dell’investimento non sono stati comunicati. Ma il profilo dell’investitore rende l’operazione molto più interessante di una semplice ricapitalizzazione.

SPAC controlla già Pinarello, storico produttore trevigiano di biciclette ad alte prestazioni, e Q36.5, marchio altoatesino dell’abbigliamento tecnico per il ciclismo.

Con Campagnolo aggiunge potenzialmente un terzo pezzo a un piccolo ecosistema del ciclismo premium italiano.

Pinarello, Q36.5 e ora Campagnolo

La logica industriale è evidente. Pinarello produce biciclette. Q36.5 sviluppa abbigliamento tecnico. Campagnolo realizza trasmissioni, ruote e componentistica di fascia alta. Sono aziende differenti, con attività e identità indipendenti, e al momento non è stato annunciato alcun progetto di integrazione societaria fra i tre marchi.

Ma l’ingresso dello stesso investitore crea potenzialmente uno spazio nuovo per sinergie commerciali, tecnologiche e internazionali. Soprattutto perché tutti e tre competono nella fascia premium del ciclismo.

Campagnolo non ha quindi trovato soltanto capitale. Ha trovato un socio che possiede già due asset nello stesso ecosistema industriale. Ed è probabilmente questo l’aspetto più importante dell’operazione.

La crisi nasce da numeri molto pesanti

Per capire perché Campagnolo abbia bisogno di un partner bisogna però tornare ai numeri. Il mercato della bicicletta ha vissuto una delle oscillazioni più violente della propria storia recente.

Durante la pandemia domanda, produzione e ordini erano esplosi. Successivamente sono arrivati rallentamento dei consumi, sovraccapacità e soprattutto magazzini pieni lungo la filiera.

Campagnolo è stata colpita duramente da questa normalizzazione. Nel 2022 la società aveva registrato circa 143,9 milioni di euro di ricavi e un utile di 8,7 milioni. Nel 2023 il fatturato era già sceso a 119,4 milioni, con una perdita di circa 2,3 milioni. Poi il vero crollo. Nel 2024 i ricavi sono scesi a 73,6 milioni di euro. Significa -38,4% in un solo anno e quasi il 49% in meno rispetto al 2022. La perdita ha raggiunto 13,3 milioni di euro.

In appena due esercizi Campagnolo ha quindi perso circa 70 milioni di fatturato. È questa la dimensione economica dietro la vertenza occupazionale.

Da 120 esuberi a 90

Alla fine del 2025 l’azienda aveva indicato 120 esuberi su circa 300 lavoratori. Una riduzione potenziale vicina al 40% dell’organico. Nel corso del 2026 i licenziamenti sono stati evitati attraverso il contratto di solidarietà, mentre Campagnolo ha avviato il piano di riorganizzazione.

Oggi la situazione è parzialmente cambiata. L’organico comunicato al tavolo regionale è sceso a 259 lavoratori. Gli esuberi sono diventati 90, soprattutto grazie a 30 dimissioni volontarie intervenute nel corso dell’anno. Ma il numero resta molto elevato. Novanta persone equivalgono a circa il 35% dell’organico attuale.

Per questo parlare di crisi risolta sarebbe prematuro. La partnership con SPAC migliora le prospettive industriali. Non elimina il problema occupazionale.

Il piano industriale sarà riscritto

Campagnolo aveva approvato il proprio piano di rilancio alla fine del 2025. Ora quel piano verrà rimodulato e rafforzato dopo l’ingresso del nuovo socio. È un passaggio significativo. Perché significa che SPAC non entra semplicemente acquistando una partecipazione finanziaria. Le nuove risorse dovrebbero contribuire agli investimenti necessari alla trasformazione dell’azienda.

A giugno Campagnolo aveva già comunicato al tavolo regionale di avere sviluppato nuovi prodotti che stavano ricevendo interesse dal mercato e di avere avviato una profonda riorganizzazione interna per recuperare efficienza.

Tra i prodotti simbolo della nuova fase c’è il Super Record 13, la trasmissione wireless a 13 velocità presentata nel 2025. Per Campagnolo l’innovazione di prodotto è inevitabilmente una parte centrale della risposta alla crisi. Perché ridurre i costi può riportare equilibrio. Ma soltanto vendere di più può riportare crescita.

Il mercato europeo si sta stabilizzando. Ma non è tornato al boom

Anche il contesto del settore merita attenzione. I dati 2025 pubblicati da European Cycling Industries mostrano un mercato europeo che sta progressivamente uscendo dalla grande correzione post-pandemia. Nel 2025 in Europa sono state vendute circa 15,6 milioni di biciclette ed e-bike, il 2,6% in meno rispetto al 2024. Il valore complessivo delle vendite è stato di circa 18,25 miliardi di euro, in diminuzione dello 0,84%. La produzione europea, circa 10,8 milioni di unità, è rimasta sostanzialmente stabile.

Quindi il mercato non sta più precipitando. Ma non è neppure tornato alla crescita eccezionale degli anni della pandemia. E soprattutto il problema delle scorte non è completamente scomparso.

Una survey 2026 di European Cycling Industries rileva che il 50% degli operatori continua a indicare l’eccesso di biciclette complete nei magazzini come un fattore che influenza il business. Il 31% prevede inoltre di avere meno dipendenti nei prossimi due anni.

Campagnolo, quindi, non rappresenta un caso isolato. È una manifestazione particolarmente evidente di una ristrutturazione che sta attraversando buona parte della filiera europea.

Ma l’Italia resta forte nella componentistica

C’è però un dato che rende la vicenda Campagnolo ancora più interessante. Nel 2025 l’Italia ha esportato circa 550 milioni di euro di parti per biciclette, secondo i dati ANCMA elaborati su fonte Istat. Un anno prima erano 480 milioni. L’aumento è stato del 14,6%.

Quindi mentre una parte del mercato delle biciclette continua a normalizzarsi, la componentistica italiana mantiene una presenza industriale ed esportatrice significativa.

Ed è esattamente il segmento nel quale Campagnolo rappresenta uno dei marchi italiani più riconoscibili nel mondo.

Perdere capacità produttiva, competenze e know-how in questo settore avrebbe quindi un significato che va oltre i conti di una singola azienda.

SPAC sta costruendo un ecosistema italiano del ciclismo premium?

È qui che l’ingresso del nuovo socio apre la domanda più interessante. SPAC possiede già la maggioranza di Pinarello. Controlla Q36.5. Ora entra in Campagnolo. Biciclette. Abbigliamento. Componentistica. Tre segmenti differenti, ma rivolti in larga parte allo stesso mondo: il ciclismo ad alte prestazioni e premium.

Non è stato annunciato un gruppo unico e sarebbe sbagliato presentarlo come tale. Ma la presenza dello stesso azionista può creare opportunità difficili da ignorare. Sviluppo prodotto. Sponsorizzazioni. Team professionistici. Distribuzione internazionale. Marketing. Tecnologia. Accesso a mercati esteri. Persino collaborazioni di prodotto.

La vera questione strategica diventa quindi capire se Glasenberg intenda limitarsi a possedere tre partecipazioni indipendenti oppure utilizzare SPAC per costruire nel tempo un ecosistema industriale italiano del ciclismo premium.

Per Campagnolo, la seconda ipotesi sarebbe particolarmente interessante.

Il marchio è fortissimo. Ma il marchio da solo non basta

Campagnolo possiede qualcosa che molte aziende impiegano decenni a costruire. Un’identità globale. Nel ciclismo su strada il marchio vicentino è associato da generazioni a tecnologia, competizione e Made in Italy. Ma la crisi degli ultimi anni dimostra anche un principio industriale piuttosto semplice.

Un brand straordinario non rende automaticamente sostenibile un’azienda.

Quando il mercato perde decine di punti percentuali, le scorte aumentano e la struttura dei costi rimane dimensionata su volumi superiori, anche un marchio storico può entrare rapidamente in difficoltà.

Il passaggio da 143,9 milioni di ricavi nel 2022 a 73,6 milioni nel 2024 lo dimostra con particolare chiarezza.

Il compito del nuovo piano sarà quindi preservare il valore del marchio adattando contemporaneamente l’organizzazione a un mercato molto diverso da quello del boom pandemico.

Anche Invitalia resta sullo sfondo

Nel percorso di rilancio era emerso inoltre un possibile intervento di Invitalia attraverso il Fondo per la Salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa.

A giugno la Regione aveva comunicato che l’agenzia pubblica stava completando l’istruttoria per un possibile finanziamento accompagnato da un ingresso temporaneo nel capitale, a condizioni di mercato.

Nel comunicato del 23 settembre questo passaggio non viene aggiornato. Non è quindi possibile considerare oggi quell’intervento come definitivamente approvato. È un altro elemento che andrà monitorato insieme alla formalizzazione dell’investimento SPAC.

L’investimento non è ancora il rilancio

L’ingresso di SPAC cambia comunque lo scenario. Campagnolo passa da una crisi affrontata prevalentemente attraverso ristrutturazione, ammortizzatori sociali e ricerca di risorse finanziarie a un progetto nel quale entra un investitore industrialmente coerente con il business.

È un salto qualitativo importante. Ma ora arrivano i numeri che contano davvero. Quanto capitale investirà SPAC. Quale quota acquisirà. Quanto investirà Campagnolo in nuovi prodotti. Come evolveranno i ricavi. Quando torneranno i margini. Quanti dei 259 posti di lavoro potranno essere mantenuti. E soprattutto quanti dei 90 esuberi ancora dichiarati potranno essere riassorbiti dalla crescita.

Perché il successo dell’operazione non si misurerà il giorno in cui SPAC entrerà nel capitale.

Si misurerà tra qualche anno, verificando se Campagnolo sarà tornata a essere un’azienda capace di crescere, investire e generare margini senza sacrificare una parte sostanziale delle competenze costruite a Vicenza.

La partnership con il proprietario di Pinarello e Q36.5 offre una possibilità concreta. Ma i numeri dicono che la salita è ancora lunga.

Campagnolo ha trovato un compagno di squadra. Adesso deve dimostrare di poter tornare a correre.

Partecipa a VenetoUP - Hai una startup? Stai lanciando un nuovo progetto? Organizzi un evento? Hai raccolto un investimento o sviluppato un'innovazione che merita di essere raccontata? VenetoUP nasce per dare visibilità alle persone e alle imprese che stanno costruendo il futuro del Veneto. Segnalaci la tua storia oppure scopri come collaborare con noi.