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Sabato Spritz #54: Come una confezione di birra ha aperto le porte del mercato a una startup: la storia incredibile di Instacart

🍺 Amico startupper o aspirante tale, qui siamo veneti e affezionati agli spritz, ma oggi facciamo un’eccezione e parliamo di birra. In fondo cosa c’è di meglio di una bella birra ghiacciata in una sera d’estate? E se ti dicessi che una semplice confezione di birra è bastata per aprire le porte dell’acceleratore di startup più famoso al mondo?

No, non sto scherzando. Se hai un’idea brillante ma nessuno ti ascolta, se invii candidature nel vuoto cosmico di Internet, se le mail restano senza risposta, allora siediti comodo, perché stai per scoprire una storia vera, bizzarra e interessante, che dimostra come anche un gesto semplice, se fatto con creatività e senso, può cambiare tutto.

È la storia di una startup diventata colosso della spesa online, ma che all’inizio si è fatta notare con una confezione da sei 🍻

💬 Chi è Apoorva Mehta?

Apoorva Mehta cresce tra l’India, la Libia e il Canada. Il suo primo incontro con un supermercato occidentale, a 14 anni, è uno shock culturale: scaffali pieni di ogni ben di dio. In due parole: abbondanza ovunque. Quell’immagine gli rimane in testa.

Dopo la laurea in Ingegneria e un’esperienza in Amazon, Mehta si trasferisce a San Francisco con un sogno: creare la sua impresa. In due anni lancia (e fallisce!) ben 20 progetti, da un social per avvocati a un clone di Groupon per il cibo.

Mehta, però, è un tipo sveglio e caparbio: un giorno, apre il frigo e trova solo una bottiglia di Sriracha. È lì che gli scatta l’idea: e se qualcuno gli portasse la spesa a casa, con la stessa velocità con cui si ordina un taxi? 🛒

💥 Boom. Nasce Instacart: un’app che permette agli utenti di ordinare la spesa online e riceverla a casa in poche ore, grazie a “personal shopper” che prendono i prodotti dai rivenditori che partecipano. Non male, soprattutto per una città frenetica e complessa come San Francisco, dove il tempo è denaro e la pazienza è poca.

Ma come trovare investitori?

🍺 Altro che Pitch: una birra per farsi notare

Mehta decide di candidarsi all’acceleratore di startup più famoso del mondo: Y Combinator.
Peccato che si dimentica la deadline. Quando se ne accorge, è già scaduta da due mesi. Qualcuno avrebbe mollato, ma non lui, che anzi decide di fare il pitch usando proprio il suo servizio! Apre Instacart, ordina una confezione di birra, la indirizza a Garry Tan (partner di YC). Come dire: “Ehi, guarda quanto funziona bene la mia app. Birra fresca in pochi minuti!”

Risultato? Garry Tan lo chiama mezz’ora dopo e gli chiede di raggiungerlo nella sede di YC per incontrare i partner. Che sia dovuto all’effetto della birra o meno, Mehta ottiene un colloquio al volo e viene preso nel batch estivo di Y Combinator 2012.

💵 L’ascesa: da una confezione di birra a miliardi di schei

Grazie a YC e ai primi fondi, Instacart cresce alla velocità della luce. Nel giro di pochi anni si espande in decine di città americane e canadesi. Il modello “asset-light” funziona: niente magazzini, solo una rete flessibile di shopper freelance che comprano e consegnano al posto tuo. Nel 2021 la startup raggiunge una valutazione di 39 miliardi di dollari.

Dietro il successo, però, non si può negare che esistano delle crepe: i”personal shopper” di Instacart sono lavoratori autonomi, che in più di un’occasione hanno scioperato per le paghe molto basse e le scarse tutele. Flessibilità estrema per il cliente, ma precarietà estrema per chi lavora.

Al contempo, però, questa rimane una storia più unica che rara, partita da un frigo vuoto e arrivata in tantissime case. È la startup che ha saputo cavalcare la logistica senza possederla, e ha conquistato un mercato gigantesco sfruttando tempi, bisogni e birra consegnata ancora bella fresca. 

Corri ad aprire il tuo frigo e brindiamo insieme con una birra!

🍻Ci leggiamo presto,
Andrea

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