🍹Amici di Sabato Spritz, mettete giù il bicchiere per un secondo, perché questa settimana vorrei parlarvi di una sensazione strana che mi è rimasta addosso: un sapore che non è né dolce né amaro. Una via di mezzo che potrei definire il sapore del “niente”.
Per lavoro mi capita spesso di parlare con persone che vogliono lanciare qualcosa: una startup, un nuovo progetto, l’idea della vita. All’inizio, quando si parte, è una figata! C’è l’entusiasmo, l’energia, la visione. Si brinda (giustamente) a ogni piccolo step che dà la sensazione di andare un pochino più avanti. Poi passa qualche mese e col tempo succede una cosa di cui non si parla mai nei post motivazionali su LinkedIn: non succede assolutamente niente.
😶 La zona grigia
Non parlo dei fallimenti clamorosi. Quelli, paradossalmente, sono “facili” da gestire, nel senso che il fallimento totale ti regala anche una certa libertà, hai il permesso sociale e personale di dire: “Non è andata. È finita”. Chiudi baracca, ti lecchi le ferite e passi alla prossima avventura.
Sto parlando invece di quella zona grigia in cui non stai crescendo e non stai fallendo. Non c’è un colpevole o un evento scatenante che ti faccia prendere una decisione netta e ovvia sul destino del tuo progetto. Sei lì, nel mezzo e ogni mattina, davanti al caffè, ti chiedi: “Ha senso continuare?”
🏆 La terza quotidianità
Nel nostro mondo, quello delle startup, ci raccontano (e ci raccontiamo) sempre due storie: quella di chi ce l’ha fatta e quella di chi ha fallito. Una narrazione binaria, vincente o perdente, perché queste due storie sono coinvolgenti e facili da vendere: il successo ispira, il fallimento insegna. Eppure la verità è che la maggior parte degli imprenditori vive una terza quotidianità: quella di chi sta andando avanti senza risultati evidenti.
Il problema è che questa terra di mezza consuma la risorsa più preziosa che hai, molto più del denaro: la tua energia creativa. Se un fallimento, per il desiderio di riscatto, può anche restituirti queste risorse per il progetto successivo, la fase grigia le risucchia piano piano, un giorno alla volta.
Ed è per questo che penso che sia proprio in questa fase che si vedono quelli che hanno la stoffa e la tempra dell’imprenditore: sono quelli che hanno la pazienza e la forza di resistere abbastanza a lungo da vedere qualcosa muoversi.
😓 Perché restiamo fermi?
Riflettendo anche su me stesso e su ciò che mi circonda, noto che spesso il problema non è l’idea di business e nemmeno il mercato. Il vero tallone d’Achille è la continuità.
E questo avviene, a mio avviso, per tre motivi:
1) Cambiamo rotta troppo presto perché il nuovo ci entusiasma
2) Molliamo proprio quando siamo a un passo dal punto di svolta
3) Ci distraiamo con un’idea più allettante solo per fuggire dalla noia della routine
Eppure, osservando i progetti che seguo, la linea di demarcazione è netta: chi ha una direzione chiara, anche se procede a passo d’uomo, prima o poi arriva. Chi cambia continuamente percorso, per quanto corra forte, resta sempre al punto di partenza.
Ne ho dedotto che il vero vantaggio competitivo oggi non sia tanto avere l’idea geniale, quanto la capacità di restare abbastanza a lungo sullo stesso problema. Di insistere, provare, crederci davvero.
💬 E tu: molli o vai avanti?
Costruire un progetto, all’inizio, non è poi così difficile: siamo carichi, ci sentiamo visionari, speranzosi, pieni di energia. Il vero spartiacque, però, è quel momento esatto in cui tutto sembra immobile, il silenzio si fa pesante e l’entusiasmo svanisce. È lì che si decide tutto: nel momento in cui scegli di continuare comunque.
La domanda che ti lascio questo sabato, amico startupper, è semplice: tu in che fase sei? Come reagisci a questo “limbo”? Molli o vai avanti?
Qualunque sia la risposta, stasera fatti un favore: tra un sorso e l’altro del tuo spritz, fai un brindisi alla tua resistenza. Perché se sei ancora lì a provarci mentre gli altri hanno già mollato, forse, sei già un passo avanti.
Ci leggiamo presto! 🥂
Andrea
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