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Sabato Spritz #58: Amici “in affitto”: quando la solitudine diventa un business

💫 Amico startupper, hai presente quella sensazione che a volte tutti proviamo: “Uff, oggi vorrei qualcuno con cui parlare, ma non so proprio chi chiamare”? Bene, c’è una startup persino per questo: Rent-A-Friend. 👫 

Sì, paghi per avere compagnia. Puoi noleggiare un amico per andare a cena, fare una passeggiata, chiacchierare o per aiutarti con un trasloco. L’idea sembra folle, ma è il perfetto specchio di una società sempre più connessa, ma incredibilmente sola.

E se la solitudine ha un prezzo, allora il business della compagnia umana diventa realtà. Ma Rent-A-Friend non è un caso isolato: molte startup stanno tornando a concentrarsi sulle relazioni umane. E oggi, davanti al nostro spritz in solitudine o in compagnia, parliamo proprio di questo! 🍹

🤝 Startup dal volto “umano”

Siamo abituati a pensare alle Startup come imprese tecnologiche che cercano di risolvere problemi pratici, come consegnare cibo, trovare un taxi o fare shopping online.
Ma ne esistono altre che cercano di risolvere (o cavalcare) problemi sociali ed emotivi. Startup che aiutano persone a gestire ansia, solitudine, stress, o che promuovono la connessione umana.

Rent-A-Friend è stata fondata nel lontano 2009 da Scott Rosenbaum a Stewartsville, New Jersey. L’idea nacque osservando il successo di servizi simili in Giappone e Cina, dove le persone noleggiavano “famiglie” o “amici” per eventi come matrimoni o lauree, per colmare il vuoto di relazioni sociali in contesti familiari tradizionali.

Altro esempio particolare e più recente è Papa, una startup americana fondata nel 2019 che fornisce servizi di “assistenza” e compagnia a persone anziane e sole, mettendole in contatto con “nipoti” su richiesta. 

Il filo comune di queste e altre startup simili è la dimensione umana. Non si tratta più solo di vendere prodotti o servizi, ma di offrire qualcosa che riguarda le emozioni, i bisogni sociali, e a volte anche quelli psicologici.

🤔 Perché funziona? 

Amico startupper, il successo di queste idee che hanno spritzato il volo poggia su due elementi fondamentali, che raccontano molto di noi e della società in cui viviamo.

1. Bisogni reali (e spesso nascosti): Solitudine, ansia, stress, difficoltà a creare legami sono problemi concreti, eppure i mercati tradizionali spesso li ignorano, concentrandosi su beni tangibili o soluzioni “visibili”. Qui entra in gioco l’innovazione più sottile: rispondere a bisogni invisibili ma sentiti, quei piccoli vuoti quotidiani che tutti proviamo e che, se colmati, fanno una differenza enorme. Un amico a noleggio non sostituisce le relazioni, parliamoci chiaro, ma offre un sollievo concreto, immediato e a portata di click!

2. Semplicità e accessibilità

L’idea funziona anche perché non servono spiegazioni complicate: paghi un po’ di schei, scegli il tipo di compagnia che ti serve e voilà, hai qualcuno con cui condividere tempo ed esperienza. Basta un’interfaccia chiara e un servizio affidabile. La combinazione tra bisogno reale e facilità d’uso rende queste startup incredibilmente efficaci.

Il paradosso tristemente ironico? Viviamo in un’epoca iper-tecnologica, dove le app possono fare quasi tutto, eppure non siamo più capaci di connetterci realmente. C’è un lato positivo in queste startup, che mostrano come la tecnologia possa diventare un ponte, mettendo in contatto persone che hanno bisogno di umanità, creando valore sociale ed economico.

Ma, ahimè, c’è anche un lato oscuro. Quando il bisogno di compagnia diventa un servizio a pagamento, può trasformarsi in qualcosa di alienante. Ci abituiamo a delegare emozioni e relazioni a un algoritmo o a un “friend” a noleggio, rischiando di perdere il contatto con la spontaneità e con le relazioni reali. Il confine tra sollievo e dipendenza emotiva è sottile: una cosa è noleggiare un amico per una passeggiata, un’altra è sentirsi soli senza saper costruire legami propri.

Dietro un’idea che, ammettiamolo, può far sorridere, si nasconde quindi una doppia faccia: da un lato l’intuizione di colmare vuoti relazionali, dall’altro la tentazione di trasformare l’umanità in un mercato. 

👥 E il futuro?

Siamo soli, cantava Vasco. E forse lo saremo sempre di più. Se siamo abituati a pensare al massimo alle dating app, è chiaro che quello delle relazioni sentimentali non è più l’unico tipo di legame difficile da costruire. Amicizie, compagnia, qualcuno che venga con noi a quel concerto a cui teniamo tanto: tutto questo potrebbe diventare sempre più terreno fertile per nuove idee, servizi e startup.

Ma la compagnia su richiesta rischia di trasformarsi in un’abitudine che ci separa dalle relazioni reali, quelle che richiedono tempo, impegno, un pizzico di coraggio e, molto spesso, qualche ottimo spritz!

Fatemi sapere cosa ne pensate. Ci leggiamo presto!

Andrea 🍹

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