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Verona stanzia 2 milioni di euro per la doppia transizione: fino a 17 mila euro alle PMI che investono in digitale ed energia

La Camera di Commercio di Verona apre il nuovo Bando Voucher Doppia Transizione 2026 con una dotazione complessiva di 2 milioni di euro. Le agevolazioni finanziano investimenti in digitalizzazione, intelligenza artificiale, cybersecurity, efficienza energetica e sostenibilità, con contributi che possono arrivare fino a 17 mila euro per impresa.

La Camera di Commercio di Verona rilancia il sostegno agli investimenti delle micro, piccole e medie imprese con il nuovo Bando Voucher Doppia Transizione 2026, destinando 2 milioni di euro a progetti di innovazione digitale ed ecologica.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito del Piano Transizione 5.0 e punta ad accompagnare le imprese veronesi nell’adozione di nuove tecnologie e nel miglioramento della sostenibilità ambientale.

Due linee di intervento

Il bando è articolato in due misure.

La Misura A è dedicata agli investimenti compresi tra 4.000 e 14.999 euro, mentre la Misura B riguarda progetti da 15.000 euro in poi.

In entrambi i casi il contributo copre fino al 50% delle spese ammissibili.

Le imprese potranno ottenere:

  • fino a 6.500 euro sulla Misura A;
  • fino a 15.000 euro sulla Misura B.

Per le imprese femminili e giovanili il contributo massimo sale rispettivamente a 7.000 e 17.000 euro, mentre sono previste ulteriori premialità da 500 euro per le aziende in possesso del Rating di Legalità e per le Società Benefit.

Quali investimenti possono essere finanziati

Le agevolazioni riguardano consulenza, formazione, software, impianti, tecnologie e servizi collegati alla trasformazione digitale e alla transizione ecologica.

Tra gli interventi ammissibili rientrano:

  • intelligenza artificiale;
  • cybersecurity;
  • cloud computing;
  • big data;
  • Internet of Things;
  • robotica collaborativa;
  • automazione industriale;
  • sistemi di gestione energetica;
  • certificazioni ambientali;
  • percorsi di sostenibilità ESG.

Il bando finanzia quindi sia investimenti tecnologici sia attività di accompagnamento attraverso consulenza specialistica e formazione del personale.

Perché il bando interessa soprattutto le PMI

Per una grande impresa investire 20 o 30 mila euro in un progetto digitale rappresenta spesso un’attività ordinaria.

Per molte PMI, invece, anche investimenti di poche decine di migliaia di euro possono incidere significativamente sulla capacità di innovare.

Un contributo del 50% può ridurre il tempo necessario per rientrare dell’investimento e rendere economicamente sostenibili progetti che altrimenti verrebbero rinviati.

È uno degli aspetti più rilevanti del bando: non finanziare grandi trasformazioni industriali, ma accelerare centinaia di interventi di dimensioni medio-piccole distribuiti sul territorio.

Il nodo resta la capacità di investimento delle imprese

Negli ultimi mesi diversi strumenti regionali e camerali dedicati all’innovazione hanno registrato una domanda elevata.

È accaduto, ad esempio, con il Fondo Veneto Ricerca, Sviluppo e Innovazione, dove le richieste hanno raggiunto rapidamente il 90% delle risorse disponibili.

Il dato suggerisce che le imprese continuano a investire quando trovano strumenti capaci di ridurre il rischio finanziario.

Il tema, quindi, non sembra essere la volontà di innovare.

Piuttosto, la disponibilità di capitale per sostenere gli investimenti.

Un’opportunità da cogliere rapidamente

Come accade per molti bandi camerali, anche questo prevede una dotazione finanziaria limitata.

Le imprese interessate dovranno quindi predisporre rapidamente la documentazione tecnica ed economica necessaria per la presentazione della domanda.

Per chi sta programmando investimenti in digitalizzazione, sicurezza informatica, automazione, AI o transizione energetica, il voucher può rappresentare un’opportunità concreta per ridurre il costo del progetto.

Più che il contributo in sé, sarà interessante misurare nei prossimi mesi quante imprese utilizzeranno queste risorse e soprattutto quali tecnologie verranno maggiormente adottate.

Perché il successo di un bando non si misura soltanto nell’importo stanziato, ma nella capacità di trasformare gli incentivi in nuovi investimenti produttivi.

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