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Il Veneto investe 4 milioni nella ricerca: ora i 19 progetti iNEST devono arrivare alle imprese

La Regione finanzia nuove attività di ricerca applicata nelle università venete e nel CNR. Coinvolti 91 ricercatori su intelligenza artificiale, robotica, nuovi materiali, agrifood, turismo e decarbonizzazione. Ma il vero risultato si misurerà in brevetti utilizzati, progetti pilota, spin-off e contratti industriali.

Quasi 4 milioni di euro per trasformare ricerca, competenze scientifiche e prototipi in soluzioni utilizzabili dalle imprese e dai territori.

È l’obiettivo dell’intervento con cui la Regione del Veneto finanzierà 19 progetti nati nell’ambito di iNEST, l’ecosistema dell’innovazione sostenuto dal PNRR che coinvolge università ed enti di ricerca del Nordest.

Il programma mette a disposizione complessivamente 3.973.651,37 euro e coinvolgerà 91 persone, attraverso 30 incarichi post-doc, 57 incarichi di ricerca e quattro contratti di ricerca.

I numeri sono rilevanti. Ma la notizia non è soltanto che il Veneto investirà nuove risorse nella ricerca.

La vera questione è capire quanta parte di questi progetti riuscirà a superare i confini dell’università per entrare nei processi produttivi, generare brevetti, nuove imprese, licenze, collaborazioni industriali e occupazione qualificata.

Dalla ricerca applicata al mercato

I progetti finanziati riguardano tecnologie con possibili applicazioni dirette nei settori produttivi regionali.

Si va dalla collaborazione tra lavoratori e robot collaborativi all’intelligenza artificiale interpretabile, dai digital twin per l’agricoltura alla cybersecurity, fino alla robotica, ai nuovi materiali ricavati dagli scarti industriali e alla decarbonizzazione delle costruzioni.

Non si tratta quindi di attività esclusivamente teoriche.

Molti dei progetti puntano a portare tecnologie e prototipi verso livelli di maturità più vicini all’utilizzo concreto.

È proprio questo passaggio a rappresentare la parte più difficile.

Finanziare una ricerca significa creare conoscenza.

Trasformarla in innovazione richiede però anche imprese disposte a sperimentare, investitori, competenze manageriali, processi di trasferimento tecnologico e modelli chiari di sfruttamento dei risultati.

Un progetto può infatti diventare una licenza industriale, un brevetto utilizzato da un’azienda, uno spin-off universitario, un progetto pilota o una collaborazione pluriennale con il sistema produttivo.

Oppure può terminare con la conclusione del finanziamento.

Università di Padova: cobot, AI e digital twin

L’Università di Padova coordina cinque progetti, con 25 persone coinvolte e un contributo di circa 1,13 milioni di euro.

Le attività spaziano dalla manifattura intelligente alla filiera agroalimentare, fino al monitoraggio ambientale.

Tra i progetti più significativi c’è H-CORE, dedicato alla collaborazione tra persone e cobot. L’obiettivo è migliorare coordinamento, fiducia e benessere nei luoghi di lavoro dove operatori umani e robot lavorano fianco a fianco.

TEMI punta invece allo sviluppo di tecnologie umano-centriche, automazione sostenibile e intelligenza artificiale interpretabile per la manifattura.

Il progetto PRODIGI integra la valorizzazione dei sottoprodotti agroalimentari con l’utilizzo di gemelli digitali applicati ai vigneti e ai processi di fermentazione.

RE-NATURE Veneto svilupperà invece sistemi intelligenti per monitorare ecosistemi montani e marini sottoposti agli effetti del cambiamento climatico, dell’inquinamento e dell’instabilità ambientale.

Ca’ Foscari: scarti industriali, nuovi materiali e cybersecurity

L’Università Ca’ Foscari Venezia realizzerà sei progetti, con 27 persone coinvolte e quasi 992 mila euro di contributi.

Le attività riguardano cultura digitale, ambiente, acqua, filiere produttive e agrifood.

Uno dei progetti più trasversali è SmartCycle, che combina recupero degli scarti industriali, sviluppo di nuovi materiali, analisi dei dati, intelligenza artificiale e cybersecurity.

Il progetto parte da un’esigenza concreta: trasformare i residui produttivi in nuove risorse, accompagnando le imprese verso modelli più circolari e digitalizzati.

CIRCLES lavorerà invece sulla filiera vitivinicola, utilizzando strumenti digitali per migliorarne tracciabilità, resilienza e competitività.

SLIMM applicherà intelligenza artificiale e statistica avanzata al monitoraggio ambientale, energetico e idrologico, mentre H2O_VAL affronterà la gestione dell’acqua, dagli inquinanti emergenti ai sensori e ai processi di depurazione.

Verona: esoscheletri, droni e turismo intelligente

L’Università di Verona riceverà circa 992 mila euro per quattro progetti che coinvolgeranno 23 persone.

TEAM-AI svilupperà dispositivi indossabili, realtà aumentata, feedback aptico ed esoscheletri destinati ad assistere i lavoratori nella manifattura avanzata.

Il progetto potrebbe avere applicazioni nella sicurezza, nell’ergonomia e nella riduzione dell’affaticamento fisico durante le attività produttive.

SMART AGRIFOOD porterà nella filiera vitivinicola rover autonomi, droni, trappole elettroniche, modelli previsionali e digital twin.

ReBalance utilizzerà invece big data, intelligenza artificiale e blockchain per distribuire meglio i flussi turistici, ridurre la congestione delle destinazioni più visitate e valorizzare territori marginali e turismo lento.

I-RENE lavorerà infine sulla telemedicina e sull’assistenza da remoto per migliorare l’autonomia e la qualità della vita delle persone sottoposte a dialisi.

Iuav: edilizia, clima e materiali circolari

L’Università Iuav di Venezia svilupperà tre progetti, con 14 persone coinvolte e circa 703 mila euro.

Le attività riguardano resilienza climatica, costruzioni, design, moda e artigianato artistico.

BuildForesight prevede la creazione di un servizio di previsione industriale e di una dashboard per accompagnare la decarbonizzazione delle costruzioni.

L’obiettivo è aiutare imprese e operatori a comprendere in anticipo l’evoluzione delle tecnologie, delle normative e dei mercati.

RE Factor analizzerà invece i fattori competitivi delle imprese venete della moda, del design e dell’artigianato artistico, lavorando su simbiosi industriale, scarti produttivi e nuovi materiali circolari.

Data2reX trasformerà dati climatici, territoriali ed ecosistemici in strumenti geospaziali per la resilienza e l’adattamento dei territori.

Il CNR e le tecnologie per lo smart manufacturing

Il CNR parteciperà con il progetto TASMA, finanziato con 153.600 euro.

L’attività riguarda le reti di comunicazione industriale e le tecnologie ottiche per la spettroscopia dei gas, con possibili applicazioni nel monitoraggio dei processi produttivi e nello smart manufacturing.

Anche in questo caso il punto centrale sarà verificare la capacità di trasferire le competenze scientifiche verso imprese e applicazioni industriali concrete.

Trattenere ricercatori non basta: servono imprese che li assumano

Uno degli obiettivi dichiarati dalla Regione è trattenere in Veneto giovani ricercatori e professionisti altamente qualificati.

Ma finanziare contratti di ricerca temporanei non può essere considerato il punto di arrivo.

Il vero risultato sarà creare le condizioni affinché queste persone possano continuare a lavorare nel territorio anche dopo la conclusione dei progetti.

Per farlo servono imprese tecnologiche, startup capaci di crescere, laboratori industriali, investitori e aziende disposte a integrare la ricerca nei propri processi.

Altrimenti il rischio è formare competenze avanzate che, terminati i finanziamenti, saranno costrette a cercare opportunità altrove.

La qualità dell’occupazione prodotta sarà quindi uno degli indicatori più importanti per valutare l’impatto dell’iniziativa.

L’incontro tra università e imprese sarà il primo banco di prova

Per settembre è previsto un incontro tra atenei e sistema produttivo veneto, con l’obiettivo di favorire nuove collaborazioni e accelerare il trasferimento tecnologico.

Sarà un primo passaggio importante.

Ma mettere nella stessa sala ricercatori e imprenditori non garantisce automaticamente che nascano progetti industriali.

Serviranno obiettivi chiari, interlocutori aziendali realmente interessati, tempi definiti e strumenti contrattuali capaci di regolare proprietà intellettuale, sperimentazione e sfruttamento commerciale.

Ogni progetto dovrebbe arrivare all’incontro con una risposta ad alcune domande fondamentali:

Quale problema industriale risolve?

Quali imprese potrebbero utilizzarlo?

Quanto manca alla sperimentazione sul campo?

Chi possiede la proprietà intellettuale?

Quale modello verrà utilizzato: licenza, spin-off, accordo di ricerca o progetto pilota?

Senza queste risposte, il trasferimento tecnologico rischia di restare una dichiarazione di principio.

Il successo non si misura nel numero dei progetti

I 4 milioni di euro rappresentano un investimento necessario e coerente con l’obiettivo di rafforzare il sistema dell’innovazione regionale.

Ma il successo non potrà essere misurato soltanto contando i 19 progetti avviati o le 91 persone coinvolte.

Tra alcuni anni sarà necessario verificare quanti di questi progetti avranno prodotto:

  • un brevetto utilizzato da un’impresa;
  • una nuova startup o uno spin-off;
  • un contratto industriale;
  • un progetto pilota;
  • una licenza;
  • nuovi ricavi;
  • posti di lavoro stabili e qualificati.

Finanziare la ricerca è indispensabile.

Ma l’innovazione comincia davvero quando una tecnologia esce dall’università, entra in un’impresa e genera valore per il mercato e per il territorio.

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