L’intelligenza artificiale non serve soltanto a generare testi, immagini o automatizzare attività d’ufficio. Può anche accelerare la scoperta di nuovi materiali, riducendo la dipendenza dell’industria europea da risorse scarse, costose e concentrate in pochi Paesi.
È la sfida affrontata da RARA Factory, startup deep-tech nata a Venezia come spin-off dell’Università Ca’ Foscari, che ha siglato il suo primo accordo industriale con B&C Speakers, gruppo italiano quotato su Euronext Star Milan e specializzato nella produzione di trasduttori elettroacustici professionali.
La collaborazione rappresenta un passaggio decisivo per la giovane impresa veneta: dalla ricerca sperimentale all’applicazione concreta in un settore industriale.
Magneti senza terre rare per l’industria elettroacustica
L’accordo prevede una prima fase di ricerca e sviluppo della durata di sei mesi, cofinanziata da B&C Speakers.
L’obiettivo è progettare nuovi materiali magnetici su misura, capaci di garantire le prestazioni richieste dai trasduttori professionali senza ricorrere alle tradizionali terre rare.
Al termine della sperimentazione, B&C Speakers potrà beneficiare di un’esclusiva di cinque anni, rinnovabile, per l’utilizzo dei materiali sviluppati nel settore dei trasduttori elettroacustici.
Non si tratta quindi di una semplice collaborazione accademica. Il progetto nasce per rispondere a un’esigenza industriale precisa: individuare leghe alternative che possano essere realmente prodotte e integrate all’interno di applicazioni commerciali.
Perché le terre rare sono diventate un problema strategico
Le terre rare sono utilizzate in numerose tecnologie essenziali, dai motori elettrici agli impianti eolici, dall’elettronica ai sistemi audio, fino alle applicazioni per la difesa e l’aerospazio.
Il loro nome può far pensare a elementi quasi introvabili. Il problema, tuttavia, non è soltanto la disponibilità geologica, ma la forte concentrazione delle attività di estrazione, raffinazione e lavorazione in poche aree del mondo.
Questa dipendenza espone l’industria europea alle tensioni geopolitiche, alle restrizioni commerciali e alle possibili interruzioni delle catene di approvvigionamento.
Trovare materiali alternativi alle terre rare significa quindi affrontare contemporaneamente una questione tecnologica, economica e politica.
La capacità di progettare nuovi magneti attraverso elementi più abbondanti e sostenibili potrebbe ridurre i rischi per le imprese e rafforzare l’autonomia industriale europea.
L’intelligenza artificiale entra nel laboratorio
RARA Factory utilizza una piattaforma proprietaria che combina intelligenza artificiale guidata dalla fisica, sintesi sperimentale ad alta produttività e tecniche avanzate di caratterizzazione.
Il processo parte dagli algoritmi, che esplorano un numero elevatissimo di possibili combinazioni e individuano le leghe con le caratteristiche teoricamente più promettenti.
A quel punto, però, la ricerca non resta confinata nel computer.
Le formulazioni selezionate vengono realmente sintetizzate in laboratorio, misurate e sottoposte a verifica per accertarne le proprietà fisiche e la producibilità.
I risultati degli esperimenti alimentano un database proprietario, migliorando progressivamente la precisione dei modelli utilizzati dalla startup.
È questo il principale elemento distintivo del progetto: l’intelligenza artificiale non sostituisce la sperimentazione scientifica, ma la guida e la accelera.
Oltre 26 mila materiali realizzati in meno di un anno
In meno di un anno, RARA Factory ha prodotto e analizzato più di 26 mila materiali reali.
Un dato che evidenzia la velocità della piattaforma rispetto ai tradizionali processi di ricerca, nei quali l’individuazione e la validazione di una nuova lega possono richiedere tempi molto lunghi.
Tra i materiali sperimentati sono già state identificate alcune leghe magnetiche innovative con caratteristiche considerate promettenti per il settore elettroacustico.
La collaborazione con B&C Speakers servirà ora ad affinare queste soluzioni, adattandole alle specifiche prestazioni richieste dai prodotti dell’azienda.
Il vero banco di prova sarà quindi la capacità di passare dalla scoperta scientifica alla produzione industriale, mantenendo qualità, affidabilità e sostenibilità economica.
Dalla ricerca universitaria al mercato
Fondata nel 2024 da quattro professori di Ca’ Foscari, RARA Factory rappresenta un esempio concreto di trasferimento tecnologico tra università e impresa.
La startup è nata dall’incontro tra fisica dei materiali, informatica, teoria delle reti e competenze manageriali, con l’obiettivo di trasformare anni di ricerca scientifica in una piattaforma utilizzabile dalle aziende.
Nel gennaio 2026 la società ha raccolto 3,2 milioni di euro in un round seed sostenuto da Primo Capital, CDP Venture Capital e da un gruppo di business angel guidato da Alberto Baban, presidente di Fondazione Nord Est.
Le risorse sono destinate principalmente al potenziamento dei laboratori, all’acquisto di nuove strumentazioni e allo sviluppo di materiali per settori strategici come energia, mobilità e aerospazio.
L’accordo con B&C Speakers dimostra ora che la tecnologia sta iniziando a trovare un’applicazione commerciale.
Non basta inventare un algoritmo
La vicenda di RARA Factory mette in evidenza una distinzione importante nel dibattito sull’intelligenza artificiale.
Il valore di una startup non dipende soltanto dalla qualità del proprio algoritmo o dal numero di materiali simulati. Dipende dalla capacità di risolvere un problema reale per un cliente disposto a investire nella soluzione.
In questo caso, il problema è molto concreto: ridurre l’utilizzo di materie prime critiche senza compromettere le prestazioni dei prodotti.
Il passaggio dal laboratorio al primo cliente industriale rappresenta quindi un risultato più significativo di molte dimostrazioni tecnologiche. Significa che un’impresa ha riconosciuto nel progetto un possibile vantaggio competitivo e ha deciso di partecipare economicamente al suo sviluppo.
Una sfida industriale che parte da Venezia
RARA Factory dimostra che anche dal Veneto può nascere una deep-tech startup capace di affrontare problemi industriali globali.
Il territorio regionale è caratterizzato da una forte presenza manifatturiera, ma spesso fatica a trasformare la ricerca scientifica in imprese tecnologiche scalabili.
Progetti come questo possono contribuire a colmare la distanza tra università, capitale e industria. Ma il successo non sarà determinato soltanto dalla capacità di raccogliere investimenti o produrre migliaia di nuove formulazioni.
La vera sfida sarà portare i materiali individuati dentro fabbriche, prodotti e filiere industriali.
Perché l’innovazione diventa strategica soltanto quando smette di essere una promessa di laboratorio e comincia a risolvere un problema del mercato.
Con il primo accordo industriale, RARA Factory ha iniziato proprio questo percorso.
