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Turismo 2026, cresce la domanda di esperienze “digital detox”: Unexpected Italy punta su borghi senza auto e hotel senza Wi-Fi

Meno connessione, meno servizi standardizzati e più autenticità. È questa la proposta di Unexpected Italy, startup italiana che ha selezionato sei destinazioni accomunate da una scelta controcorrente: eliminare alcuni comfort per offrire un’esperienza di viaggio più sostenibile e lontana dall’overtourism. Una nicchia che intercetta un mercato turistico sempre più orientato alle esperienze.

Il turismo esperienziale continua a evolversi. Se negli ultimi anni il settore ha investito soprattutto in digitalizzazione, servizi personalizzati e tecnologie per migliorare l’esperienza del viaggiatore, una parte della domanda sembra muoversi nella direzione opposta.

Unexpected Italy, startup che promuove il turismo responsabile e inclusivo, ha realizzato una selezione di sei destinazioni italiane accomunate da caratteristiche insolite: borghi senza auto, strutture prive di Wi-Fi, rifugi raggiungibili esclusivamente a piedi e ospitalità che punta sulla riduzione degli stimoli anziché sull’aggiunta di nuovi servizi.

Un mercato turistico che vale oltre il 10% del PIL italiano

Il fenomeno si inserisce in un comparto che continua a rappresentare uno dei principali motori dell’economia nazionale.

Secondo i dati più recenti, il turismo contribuisce per oltre il 10% al PIL italiano, mentre il 2025 ha registrato nuovi record di presenze, trainati soprattutto dalla domanda internazionale.

Parallelamente cresce l’interesse per forme di turismo meno concentrate nelle grandi città e orientate a destinazioni minori, borghi storici e aree interne.

Si tratta di un segmento che può contribuire a distribuire i flussi turistici su territori oggi meno interessati dal turismo di massa.

Il turismo “digital detox” diventa una nicchia

La proposta di Unexpected Italy non nasce soltanto da una scelta di marketing.

Secondo l’American Psychological Association, oltre il 70% degli adulti dichiara di sperimentare livelli elevati di stress legati al sovraccarico informativo. Studi della Harvard Medical School evidenziano inoltre come il contatto con la natura e la riduzione degli stimoli digitali possano favorire il benessere psicofisico.

In questo contesto il cosiddetto digital detox entra progressivamente anche nell’offerta turistica, trasformandosi da semplice scelta personale a prodotto commerciale.

Meno servizi, più valore percepito

La selezione proposta dalla startup comprende strutture e destinazioni che hanno scelto di limitare alcuni servizi normalmente considerati essenziali.

Tra queste figurano luoghi raggiungibili solo a piedi, alberghi privi di connessione internet, borghi con mobilità limitata e strutture ricettive che puntano su silenzio, natura e autenticità piuttosto che su comfort tecnologici.

Dal punto di vista economico il modello è interessante perché dimostra come il valore di un’esperienza turistica non dipenda necessariamente dall’aumento dei servizi offerti.

In alcuni casi è proprio la loro riduzione a rappresentare un elemento distintivo.

Una risposta all’overtourism

Il progetto si inserisce anche nel dibattito sull’overtourism, fenomeno che interessa numerose destinazioni italiane caratterizzate da un’elevata concentrazione di visitatori.

Promuovere località meno conosciute significa ampliare la distribuzione dei flussi turistici e valorizzare territori che dispongono di un patrimonio culturale e paesaggistico spesso poco sfruttato.

Per regioni come il Veneto, dove convivono grandi poli turistici e numerosi borghi minori, questo approccio potrebbe rappresentare un’opportunità per diversificare l’offerta e ridurre la pressione sulle destinazioni più congestionate.

Il turismo dell’esperienza continua a crescere

Negli ultimi anni il turismo ha progressivamente spostato il proprio focus dal semplice soggiorno all’esperienza.

Enogastronomia, outdoor, benessere, cammini, ospitalità diffusa e digital detox rappresentano segmenti che stanno ampliando il mercato oltre le tradizionali vacanze balneari o culturali.

Per gli operatori turistici il messaggio è chiaro: la competitività non dipende soltanto dall’offerta di nuovi servizi, ma dalla capacità di costruire esperienze riconoscibili e coerenti con le nuove aspettative dei viaggiatori.

In questo scenario, il turismo “slow” e a basso impatto si conferma una delle tendenze emergenti da osservare nei prossimi anni.

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