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Dolomiti Innovation Valley, Belluno prova a trattenere talenti con AI, ITS e startup

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Nasce a Belluno la Fondazione Dolomiti Innovation Valley ETS, promossa da Confindustria Belluno Dolomiti, Lattebusche e Fondazione Monti Pallidi di Fassa Primiero Belluno. Formazione universitaria, ITS, ricerca applicata, open innovation e startup sono i sei assi del progetto. Tre iniziative sono già sul tavolo: un ITS dedicato alla trasformazione digitale della manifattura, un master universitario in AI for Manufacturing e una Startup Residency. La vera sfida è demografica: la provincia conta meno di 198mila abitanti e meno del 30% dei laureati bellunesi torna a lavorare sul territorio.

A Belluno nasce una fondazione per provare a risolvere un paradosso: avere un territorio fortemente industrializzato ma rischiare di non avere abbastanza persone qualificate per sostenerne lo sviluppo.

È stata costituita il 9 settembre 2026 la Fondazione Dolomiti Innovation Valley ETS, promossa da Confindustria Belluno Dolomiti, Lattebusche e Fondazione Monti Pallidi di Fassa Primiero Belluno.

L’obiettivo dichiarato è costruire un ecosistema stabile capace di mettere insieme alta formazione, ricerca, imprese, startup e capitale umano, coordinando risorse pubbliche e private.

La notizia potrebbe sembrare quella dell’ennesimo soggetto dedicato all’innovazione territoriale.

Ma i numeri di Belluno spiegano perché il progetto merita attenzione.

Quasi quattro addetti su dieci lavorano nella manifattura

La provincia mantiene una specializzazione industriale molto forte.

A giugno 2025 il manifatturiero contava 1.971 unità locali attive e 28.650 addetti, pari al 37,8% dell’occupazione rilevata nelle imprese.

La sola metalmeccanica occupava oltre 9mila persone, mentre altre attività manifatturiere – all’interno delle quali pesa soprattutto la filiera dell’occhialeria – superavano 16.700 addetti.

In altri termini, Belluno non è una provincia di montagna con qualche azienda industriale.

È un territorio montano nel quale l’industria è una delle principali infrastrutture economiche.

Ed è proprio questa caratteristica a rendere il problema demografico particolarmente delicato.

Meno di 198mila abitanti e un’età media sopra i 49 anni

Al 1° gennaio 2025 la provincia contava circa 197.700 residenti, contro oltre 213mila nel 2011.

L’età media è salita a circa 49,2 anni e gli over 65 hanno superato le 56mila persone.

La Provincia di Belluno parla ormai apertamente di una perdita nell’ordine di circa mille residenti all’anno.

Il problema per le imprese è semplice.

Meno residenti giovani significa meno studenti.

Meno studenti significa meno lavoratori disponibili.

E meno lavoratori significa una maggiore competizione per tecnici, ingegneri, informatici e professionalità specializzate.

Meno del 30% dei laureati torna a Belluno

Probabilmente il dato che spiega meglio la nascita della Fondazione arriva dalla Camera di Commercio.

Secondo i dati relativi al 2024, meno del 30% dei laureati bellunesi torna in provincia dopo aver concluso gli studi.

Significa che oltre sette giovani laureati su dieci costruiscono almeno inizialmente la propria carriera altrove.

Non necessariamente all’estero.

Ma fuori dal territorio.

Per una provincia che compete attraverso produzioni industriali avanzate, questa dispersione non è soltanto un problema sociale.

È un problema di competitività aziendale.

Perché una fabbrica può comprare un robot.

Può acquistare un software.

Può installare Intelligenza Artificiale.

Ma deve comunque trovare qualcuno capace di progettare, integrare e gestire quelle tecnologie.

Tre progetti sono già operativi

La Fondazione partirà lungo sei direttrici:

  • formazione terziaria e universitaria;
  • borse di studio;
  • ricerca scientifica applicata;
  • open innovation;
  • nuova imprenditorialità;
  • diffusione della conoscenza.

Ma l’aspetto più interessante è che non nasce soltanto con una dichiarazione programmatica.

Sono già individuati tre progetti concreti.

Un ITS per digitalizzare le fabbriche

Il primo è un percorso ITS dedicato alla trasformazione digitale applicata alla manifattura, sviluppato con la Fondazione ITS Digital Academy “Mario Volpato”.

Un primo tassello era stato presentato già a luglio con il nuovo percorso Artificial Intelligence Developer and Data Analyst a Belluno.

L’obiettivo è formare figure in grado di lavorare direttamente sui processi produttivi attraverso dati, software e Intelligenza Artificiale.

È probabilmente una delle iniziative più coerenti con la struttura dell’economia locale.

Perché la digitalizzazione non richiede soltanto grandi investimenti tecnologici.

Richiede soprattutto tecnici capaci di portarli dentro le PMI.

Un master in AI for Manufacturing con Padova

Il secondo progetto è un master universitario di primo livello in AI for Manufacturing, sviluppato insieme al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova.

Il messaggio è piuttosto chiaro.

Portare a Belluno non una formazione universitaria generalista, ma competenze direttamente collegate alle esigenze del sistema produttivo.

Intelligenza Artificiale applicata alla manifattura. Computer vision. Controllo qualità. Manutenzione predittiva. Automazione. Analisi dei dati industriali. Ottimizzazione dei processi.

Sono ambiti che possono avere un impatto diretto sulla produttività delle aziende.

Startup Residency: portare innovatori dentro le fabbriche

Il terzo progetto è Dolomiti Startup Residency, programma di open innovation pensato per mettere startup e team tecnologici di fronte a problemi reali delle imprese bellunesi.

È forse l’esperimento con maggiore potenziale, ma anche quello da valutare più severamente.

I programmi di open innovation funzionano quando producono:

  • proof of concept;
  • contratti commerciali;
  • investimenti;
  • adozione di tecnologie;
  • startup che decidono di rimanere sul territorio.

Funzionano molto meno quando si limitano a eventi, pitch e networking.

Il KPI quindi non dovrebbe essere quante startup partecipano alla Residency.

Dovrebbe essere quante continuano a lavorare con le imprese dopo la fine del programma.

Dolomiti Innovation Valley non nasce oggi

Anche il nome della Fondazione racconta una storia precedente.

Il progetto Dolomiti Innovation Valley era già stato sviluppato negli anni scorsi come rete dell’innovazione tra territori montani, con collaborazioni tra Belluno, Trento, Bolzano, Pordenone e Udine e con soggetti come Area Science Park e Industrio Ventures.

Nel Bellunese sono inoltre già stati sviluppati living lab, iniziative di alta formazione e progetti collegati alla Smart Road della Statale 51 di Alemagna.

Su circa 80 chilometri della SS51 sono state installate infrastrutture digitali basate su IoT, Intelligenza Artificiale, Big Data ed Edge Computing, con l’obiettivo di trasformare la strada anche in un laboratorio per testare nuove tecnologie.

La nascita della Fondazione rappresenta quindi soprattutto un tentativo di istituzionalizzare e rendere permanente un ecosistema già avviato.

L’export bellunese vale circa 5 miliardi

Anche il peso internazionale dell’economia provinciale aiuta a comprendere la posta in gioco.

Nel 2025 le esportazioni bellunesi sono rimaste sostanzialmente stabili, con una flessione limitata allo 0,3%.

Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di destinazione e valgono quasi 600 milioni di euro, circa il 12% dell’export provinciale.

Da questo rapporto emerge un valore complessivo dell’export nell’ordine dei 5 miliardi di euro.

Per una provincia con meno di 200mila residenti è una densità esportatrice notevole.

Ma significa anche essere fortemente esposti alla competizione internazionale.

Occhialeria: forza e concentrazione

Belluno possiede uno dei distretti industriali più riconoscibili al mondo: l’occhialeria.

Proprio questa specializzazione, però, rende evidente il problema della diversificazione.

Nel 2025 il rallentamento delle vendite verso gli Stati Uniti è stato determinato in larga parte dall’occhialeria, con un calo del 39,9% rispetto all’anno precedente su quel mercato.

Anche il mercato del lavoro ha mostrato segnali di tensione.

Nei primi nove mesi del 2025 le assunzioni industriali in provincia erano diminuite del 23%, mentre il saldo occupazionale dell’occhialeria risultava negativo per circa 1.100 posizioni.

Questo non significa che il distretto abbia perso la propria forza.

Significa che anche un’eccellenza globale deve continuamente aggiungere nuove competenze, tecnologie e business.

Ed è qui che AI, ricerca e startup possono diventare una politica industriale, non semplicemente formativa.

Il problema non è soltanto trattenere i giovani

La Fondazione parla molto correttamente di attrazione e retention dei giovani.

Ma il ragionamento può essere spinto oltre. Belluno non può realisticamente pensare di trattenere tutti i propri laureati. La mobilità è fisiologica e, in parte, positiva.

La vera sfida dovrebbe essere creare un sistema nel quale il territorio sia capace di:

  • trattenere una quota maggiore dei propri talenti;
  • far tornare chi ha acquisito esperienza altrove;
  • attrarre persone che a Belluno non sono nate.

È quest’ultimo passaggio il più difficile.

Per diventare una vera Innovation Valley non basta impedire ai bellunesi di partire.

Bisogna convincere un ingegnere di Milano, Padova, Monaco o Barcellona che trasferirsi nelle Dolomiti può essere una scelta professionale competitiva.

E qui entra il problema della casa

Il capitale umano non dipende soltanto dai corsi di laurea. Dipende da abitazioni. Trasporti. Servizi. Scuole. Connettività. Qualità della vita. Opportunità per il partner.

La provincia sta già vivendo un paradosso: la popolazione diminuisce, ma esiste contemporaneamente una forte emergenza abitativa, soprattutto nelle aree più attrattive e turistiche.

Questo significa che attrarre un ricercatore o un tecnico non richiede soltanto offrirgli un buon lavoro.

Serve costruire un ecosistema nel quale sia possibile vivere stabilmente.

Ed è forse questo il confine più importante della nuova Fondazione.

L’innovazione territoriale non può fermarsi alle tecnologie.

Lattebusche porta nella Fondazione un’impresa da 164 milioni

Tra i promotori c’è anche Lattebusche, cooperativa nata nel 1954 che nel 2025 ha raggiunto circa 164 milioni di euro di fatturato.

La presenza di un’impresa produttiva tra i soci fondatori è significativa.

Dolomiti Innovation Valley avrà infatti senso soltanto se le imprese diventeranno parte attiva del progetto:

  • presentando problemi industriali;
  • finanziando ricerca;
  • ospitando studenti;
  • assumendo diplomati ITS e laureati;
  • sperimentando tecnologie sviluppate dalle startup.

La relazione tra formazione e impresa deve essere bidirezionale.

Non soltanto: “formiamo i giovani per le aziende”.

Ma anche: “le aziende contribuiscono a progettare le competenze che serviranno tra cinque anni”.

Una fondazione non crea automaticamente un’Innovation Valley

Il nome è ambizioso.

E proprio per questo va preso sul serio. Una vera Innovation Valley non nasce perché viene costituita una fondazione. Nasce quando sul territorio cominciano ad aumentare alcuni indicatori.

  • Laureati che restano;
  • Laureati che tornano;
  • Talent attraction;
  • Startup insediate;
  • Investimenti privati in innovazione;
  • Brevetti;
  • Progetti università-impresa;
  • Spesa in R&D;
  • Nuove aziende tecnologiche;
  • Occupazione qualificata;
  • Produttività delle imprese.

Il rischio da evitare è quello tipico di molti progetti territoriali italiani: creare un nuovo soggetto che coordina altri soggetti, senza produrre abbastanza risultati misurabili.

Il vero KPI: quanti giovani torneranno sopra il 30%?

Fra tutti i numeri disponibili, quello più interessante resta quindi quel meno del 30% di laureati che torna a Belluno.

È una base di partenza perfetta per giudicare il progetto. Tra cinque anni la percentuale sarà diventata il 35%? Il 40%? Saranno arrivate startup da fuori provincia? Quante persone altamente qualificate si saranno trasferite nelle Dolomiti? Quante aziende avranno adottato tecnologie nate da un progetto di open innovation? Quanti diplomati ITS saranno stati assunti?

Se questi numeri cresceranno, la Fondazione avrà costruito qualcosa di raro: un’infrastruttura del capitale umano in un territorio montano.

Se invece aumenteranno soltanto corsi, eventi e protocolli, il problema demografico rimarrà esattamente dov’è.

Perché Belluno possiede già fabbriche, export e competenze industriali.

Quello che deve assicurarsi adesso è di avere abbastanza persone per farle evolvere.

La vera Dolomiti Innovation Valley non nascerà quando arriveranno più tecnologie a Belluno. Nascerà quando più talenti decideranno che per lavorare con quelle tecnologie vale la pena vivere a Belluno.

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