La famiglia fondatrice rafforza il controllo del gruppo di Giavera del Montello acquistando da Italmobiliare il 9,09% per 50 milioni di euro. La partecipazione degli Zanatta sale così al 69,09%, mentre la holding dei Pesenti rimane nel capitale con il 30,91%. L’operazione attribuisce implicitamente a Tecnica Group una valutazione equity di circa 550 milioni. Dal 2017, quando Italmobiliare entrò investendo 60 milioni, i ricavi sono passati da 368 a 541 milioni. Ora la famiglia scommette nuovamente in prima persona sul futuro di Tecnica, Nordica, Moon Boot, LOWA, Blizzard e Rollerblade.
Cinquantamilioni di euro per riportare nelle mani della famiglia fondatrice un altro 9,09% di Tecnica Group. L’operazione perfezionata il 24 settembre tra Italmobiliare e la famiglia Zanatta potrebbe sembrare una normale compravendita tra soci.
In realtà racconta qualcosa di più interessante. Dopo quasi nove anni trascorsi insieme a un investitore finanziario, gli Zanatta decidono di aumentare significativamente la propria esposizione sul gruppo di Giavera del Montello, uno dei maggiori campioni industriali nati nel distretto dello Sportsystem trevigiano.
Attraverso Prime Holding, la famiglia ha acquistato da Italmobiliare il 9,09% del capitale per 50 milioni di euro. La quota complessivamente riconducibile agli Zanatta sale così al 69,09%. Italmobiliare scende dal 40% al 30,91%.
Non è quindi un’exit. E non c’è alcun cambio di controllo. È piuttosto un riequilibrio dell’azionariato a favore della famiglia imprenditoriale, mentre la holding dei Pesenti continua a essere un socio importante del gruppo.
L’operazione valuta implicitamente Tecnica circa 550 milioni
Il prezzo permette di fare un primo calcolo interessante. Se il 9,09% vale 50 milioni di euro, l’intero capitale di Tecnica Group viene implicitamente valorizzato intorno a 550 milioni di euro. È una valutazione ricavata matematicamente dal prezzo pagato per la partecipazione e non una valutazione ufficiale comunicata dalle parti dell’intera società.
Ma offre una misura della dimensione raggiunta dall’azienda. Applicando lo stesso valore unitario alla quota residua del 30,91%, la partecipazione ancora detenuta da Italmobiliare avrebbe un valore teorico nell’ordine dei 170 milioni di euro.
La somma tra i 50 milioni incassati e il valore implicito della partecipazione residua porta quindi la posizione complessiva di Italmobiliare intorno ai 220 milioni ai valori della transazione.
Il confronto con il 2017 è particolarmente interessante. Allora Italmobiliare aveva assunto il 40% di Tecnica Group attraverso un impegno finanziario complessivo di circa 60 milioni di euro.
Attenzione, però: quei 60 milioni non rappresentavano semplicemente il prezzo pagato per il 40%.
L’operazione comprendeva un mix di aumento di capitale, prestito obbligazionario e acquisto di azioni dalla famiglia Zanatta. Non sarebbe quindi corretto concludere che Italmobiliare abbia semplicemente trasformato 60 milioni in 220 milioni di equity.
Il confronto, tuttavia, rende bene la scala della valorizzazione avvenuta nel frattempo.
Nel 2017 fatturava 368 milioni. Oggi supera 540 milioni
Ancora più concreto è il confronto industriale. Quando Italmobiliare entrò nel capitale, Tecnica Group realizzava circa 368 milioni di euro di fatturato. Nel 2025 i ricavi hanno raggiunto 541,3 milioni. L’aumento è di circa 173 milioni di euro, pari a poco più del 47%. Nel solo 2025 il fatturato è cresciuto del 4,7%. L’EBITDA è stato pari a 60,4 milioni di euro, penalizzato da 5,8 milioni di componenti non ricorrenti. Escludendoli, il margine operativo lordo ricorrente avrebbe raggiunto 66,2 milioni.
Il piano industriale presentato proprio all’ingresso di Italmobiliare aveva un obiettivo particolarmente simbolico: portare Tecnica Group a 500 milioni di ricavi. Otto anni dopo quella soglia è stata superata.
Sei marchi globali partiti da Giavera del Montello
Dietro quei 541 milioni c’è soprattutto un portafoglio di marchi difficile da replicare:
- Tecnica negli scarponi da sci e nell’outdoor.
- Nordica negli sci e negli scarponi.
- LOWA nel trekking e nell’outdoor footwear.
- Blizzard negli sci.
- Rollerblade nei pattini in linea.
E naturalmente Moon Boot, uno dei rarissimi prodotti industriali italiani capaci di trasformarsi contemporaneamente in articolo sportivo, oggetto di design e icona della moda.
Il gruppo nasce nel 1963 da Giancarlo Zanatta. Il Moon Boot arriva alla fine degli anni Sessanta, ispirato agli scarponi degli astronauti dello sbarco sulla Luna, e supera nel tempo i 25 milioni di paia vendute. Poi arriva la crescita per acquisizioni. LOWA entra nel gruppo nel 1993. Nordica nel 2002. Rollerblade nel 2003. Blizzard nel 2006.
Il risultato è una multinazionale costruita partendo da un distretto industriale veneto e capace di presidiare categorie molto differenti dello sport outdoor.
Oltre il 90% dei ricavi arriva dall’estero
Tecnica Group è oggi una società italiana soprattutto per testa, azionariato e origine industriale. Il mercato è invece profondamente internazionale.
Il gruppo realizza oltre il 90% del fatturato all’estero, vende in più di 80 Paesi e opera attraverso una rete di dieci filiali e oltre 40 partner distributivi. Gli addetti sono circa 3.500-4.000, a seconda del perimetro e del momento di rilevazione.
Quasi 400 lavorano in Italia, principalmente nel quartier generale di Giavera del Montello, in provincia di Treviso. La produzione è distribuita anche tra Germania, Austria, Ungheria, Slovacchia e Ucraina. È una configurazione che rende Tecnica interessante anche come caso industriale. Il quartier generale e una parte delle competenze rimangono nel Veneto.
La produzione è europea. Il mercato è globale.
Italmobiliare entrò quando Tecnica doveva riequilibrare i conti
Per capire il significato del riacquisto bisogna tornare al 2017. L’ingresso di Italmobiliare non avvenne soltanto per finanziare la crescita.
L’operazione accompagnò una profonda ristrutturazione delle linee finanziarie del gruppo, con l’obiettivo di riequilibrare la struttura patrimoniale e creare le condizioni per una nuova fase di sviluppo.
La holding dei Pesenti non si presentava quindi come acquirente industriale. Entrava come socio finanziario di lungo periodo, mantenendo la famiglia Zanatta al controllo. È un modello interessante per molte medie imprese familiari italiane.
Aprire il capitale senza necessariamente vendere l’azienda. Utilizzare un investitore per rafforzare governance, capitale e capacità di crescita. E, se il percorso funziona, consentire successivamente alla famiglia di aumentare nuovamente la propria partecipazione.
È esattamente ciò che sta accadendo oggi.
La famiglia mette 50 milioni sul futuro dell’azienda
Da questo punto di vista, il dato più importante dell’operazione non è forse ciò che vende Italmobiliare. È ciò che compra la famiglia Zanatta. Prime Holding investe 50 milioni per aumentare la propria partecipazione di poco più di nove punti percentuali. E l’operazione è stata sostenuta attraverso un finanziamento concesso da un pool di banche di primario standing.
È quindi una scelta finanziariamente significativa. La famiglia non sta semplicemente mantenendo il controllo. Sta aumentando il capitale economico esposto direttamente all’azienda. Ed è difficile immaginare un segnale di fiducia più concreto.
Italmobiliare non esce: rimane con il 30,91%
Allo stesso tempo sarebbe sbagliato leggere l’operazione come la fine della partnership con Italmobiliare. La holding conserva il 30,91%. Una partecipazione ancora molto rilevante. Il nuovo patto parasociale mantiene inoltre protezioni a favore dell’azionista di minoranza sostanzialmente in continuità con quelle esistenti.
C’è però un elemento che indica chiaramente quale potrebbe essere la direzione futura. Sono previste opzioni di acquisto a favore di Prime Holding sulla partecipazione residua detenuta da Italmobiliare. Non significa che quel 30,91% verrà automaticamente acquistato. Tempi, condizioni ed eventuale esercizio delle opzioni dipenderanno dagli accordi. Ma la strada societaria per un possibile ulteriore aumento della famiglia nel capitale è stata predisposta.
Un investimento finanziario può rafforzare il capitalismo familiare?
La vicenda Tecnica offre una lettura interessante anche oltre l’azienda. Nel dibattito sulle PMI italiane, l’ingresso di private equity e holding finanziarie viene spesso raccontato come il primo passo verso la vendita definitiva dell’impresa.
Non è necessariamente così. Il capitale esterno può anche essere utilizzato per rafforzare un’impresa familiare senza sostituire la famiglia. Tecnica Group ne rappresenta un caso significativo. Nel 2017 entra Italmobiliare con il 40%. La famiglia mantiene il controllo. L’azienda cresce. Il fatturato passa da 368 a oltre 540 milioni. Viene rafforzata la struttura finanziaria.
Il gruppo continua a investire. E nove anni dopo la famiglia ricompra una parte delle quote. Non significa che il modello sia replicabile automaticamente. Ma dimostra che apertura del capitale e continuità familiare non sono necessariamente alternative.
La sfida adesso è andare oltre i 500 milioni
Raggiungere i 500 milioni era il vecchio obiettivo. Ora è già alle spalle. La questione diventa capire dove possa arrivare Tecnica Group nella prossima fase. Nel primo semestre 2026 Italmobiliare ha indicato ricavi ed EBITDA sostanzialmente stabili. Il contesto non è semplice.
Il gruppo è esposto ai consumi discrezionali. Gli sport invernali dipendono anche dalle condizioni climatiche. Il mercato statunitense deve fare i conti con i dazi. I costi del lavoro nelle fabbriche dell’Europa orientale sono aumentati. E la dimensione internazionale espone Tecnica alle oscillazioni dei cambi e della domanda.
Nel 2025 l’incremento dei costi del personale nell’Est Europa e l’effetto dei dazi statunitensi hanno già pesato sulla redditività, solo parzialmente compensati dagli aumenti di prezzo.
La prossima fase non sarà quindi una crescita automatica.
Moon Boot dimostra che lo sport può diventare lifestyle
Tecnica possiede però un vantaggio che va oltre la manifattura. Alcuni dei suoi marchi sono riusciti a uscire dalla categoria originaria.
Il caso più evidente è Moon Boot. Nato come doposci, è diventato un prodotto riconoscibile anche nel fashion e nel design. È una dinamica strategicamente importante perché amplia enormemente il mercato potenziale. Vendere un prodotto esclusivamente agli sciatori significa dipendere da una categoria sportiva.
Trasformarlo in un oggetto lifestyle significa competere per una quota della spesa globale in moda e premium consumer goods. Anche per questo la gestione del portafoglio dei sei marchi sarà uno dei principali driver della crescita futura. Non basta vendere più scarponi o più sci.
Bisogna aumentare il valore culturale e commerciale di ogni brand.
Il Veneto conserva un campione globale
Per il Veneto l’operazione ha infine un significato particolare. Tecnica Group rimane saldamente controllata dalla famiglia che l’ha costruita.
Il quartier generale resta a Giavera del Montello.
La società continua a essere uno degli esempi più evidenti della capacità dello Sportsystem trevigiano di generare marchi globali. Ma non bisogna confondere controllo italiano con dimensione locale. Tecnica è ormai una multinazionale. Produce in diversi Paesi. Vende oltre il 90% all’estero. Ha migliaia di dipendenti. Gestisce marchi tedeschi, austriaci e americani oltre a quelli italiani.
È proprio questa combinazione a renderla interessante: radici venete, capitale familiare, produzione europea e mercato globale.
Il capitale esterno ha fatto il suo lavoro?
Dopo quasi nove anni si può iniziare a fare un primo bilancio della partnership. Nel 2017 Tecnica fatturava 368 milioni. Nel 2025 541,3 milioni. La soglia dei 500 milioni prevista dal vecchio piano industriale è stata superata.
La famiglia Zanatta è rimasta al comando. E oggi è disposta a investire 50 milioni di euro per rafforzare ulteriormente il controllo. Italmobiliare, nel frattempo, monetizza una parte dell’investimento ma rimane azionista con quasi un terzo del capitale.
È difficile trovare una rappresentazione più chiara del ruolo che un investitore di lungo periodo può avere in un’impresa familiare. Non necessariamente comprarla. Non necessariamente venderla. Ma accompagnarla per una fase della propria crescita.
Il prossimo passaggio sarà ancora più interessante. Capire se la famiglia eserciterà in futuro le opzioni sul restante 30,91%. E soprattutto capire quanto potrà crescere Tecnica dopo avere già superato l’obiettivo che si era data quando Italmobiliare entrò nel capitale.
Perché il dato più significativo dell’operazione non è che gli Zanatta abbiano ricomprato il 9,09%. È che, dopo sessant’anni di storia e quasi nove anni accanto a un investitore finanziario, siano disposti a mettere altri 50 milioni di euro sul futuro dell’azienda di famiglia.