Negli ultimi anni, l’ecosistema europeo delle startup ha visto una crescita sempre più celere di unicorni, ossia quelle realtà innovative non ancora quotate in borsa che hanno raggiunto una valutazione di mercato di almeno un miliardo di dollari. Ne sono nati 14 solo nel 2019 e se ne contano in tutto 99. Nonostante la recente accelerata, le startup sono ancora in ritardo rispetto all’ecosistema a stelle e strisce, raccolgono meno fondi e hanno una minore probabilità di successo. Secondo un studio condotto da Mckinsey, sebbene in Europa fiorisca il 36% della totalità di startup, nel 2019 gli unicorni si sono attestati sul 14%. Un unicorno su due (il 50%) trova dimora negli Stati Uniti, e anche l’ecosistema indiano vanta una percentuale maggiore (il 33%) di unicorni a livello mondiale.
Come si può spiegare il minore successo di unicorni in Europa?
Il mercato frammentato. L’Europa non presenta un mercato unico, è un insieme di paesi diversi con le proprie lingue, culture e governi. Ad esempio, il comportamento d’acquisto dei clienti varia a seconda della provenienza, il che può richiedere lo sviluppo di prodotti o servizi che rispondano a esigenze differenti. I canali di distribuzione e le strategie di marketing possono essere altrettanto diversificati. A complicare ulteriormente le cose è il panorama normativo europeo, che è al tempo stesso più rigoroso e frammentato di quello degli Stati Uniti.
Minore disponibilità di finanziamento. Storicamente, è più difficile per le aziende europee raccogliere grandi somme. Di conseguenza, è complicato per queste società concorrere con i competitors statunitensi che possono godere, anche in settori comparabili, di finanziamenti più significativi rispetto alle loro controparti europee. Negli ultimi anni, a fronte di un ampliamento dei fondi statunitensi nel Vecchio Continente, i fondatori riferiscono di avere più facilità di accesso a capitali in fase avanzata, anche se il divario non è del tutto colmato.
La cultura del fallimento. Secondo molti imprenditori, c’è molta più pressione in Europa rispetto agli Stati Uniti, dove il fallimento è visto come una tappa del percorso di crescita. La mancanza di una “cultura del rischio” in Europa può anche spingere alcuni fondatori ad adottare altri approcci più conservatori, che sacrificano il potenziale di crescita.
Minore attrattiva. Sebbene l’Europa abbia un vantaggio in termini di costi in ambito tecnologico, le startup del Vecchio Continente spesso non dispongono degli strumenti per attrarre i migliori talenti. In particolare, in molti paesi europei la normativa sfavorevole in materia di stock-option e azionariato rende le startup meno attraenti per le potenziali risorse. Allo stesso tempo, il numero inferiore di aziende tecnologiche leader e di startup di successo riduce il pool di esperti.
I “superhub” dell’innovazione non così densi di risorse. La Silicon Valley e New York City, che vantano un’alta concentrazione di imprenditori, talenti tecnologici e investitori, hanno svolto un ruolo molto importante nel successo dell’ecosistema di startup statunitense. Città come Londra, Parigi, Stoccolma e Berlino possono essere considerati i principali hub in Europa, ma non hanno raggiunto la stessa concentrazione in termini di capitale, competenze e talento. Di conseguenza, solo il 30% circa delle startup europee ha localizzato la propria sede in un superhub tecnologico, dove potrebbe avere più facilità ad attrarre talenti e finanziamenti, contro quasi la metà delle realtà statunitensi.