Con il progetto europeo Closing the Circle, la biotech veneta punta a recuperare fino all’80% dei sottoprodotti generati dalla produzione di GPI 4Planet™. Gli acidi grassi presenti nelle acque di processo potrebbero diventare nuovi ingredienti per la cura della persona e della casa. Ma la vera sfida sarà dimostrare che il recupero è sostenibile anche economicamente e replicabile su scala industriale.
Uno scarto industriale può rappresentare un costo da smaltire oppure una nuova materia prima da valorizzare.
È su questa seconda possibilità che sta lavorando PlantaRei Biotech, startup innovativa veneta attiva nello sviluppo di principi attivi di origine vegetale per i settori della dermocosmesi, della salute e della nutraceutica.
Attraverso il progetto europeo Closing the Circle, l’azienda punta a recuperare fino all’80% dei sottoprodotti generati durante la produzione di GPI 4Planet™, un attivo dermocosmetico ottenuto attraverso processi enzimatici progettati per ridurre l’impatto ambientale.
L’obiettivo è estrarre e purificare gli acidi grassi presenti nelle acque di processo, trasformandoli in nuovi ingredienti destinati al personal care e all’home care.
Il progetto è finanziato nell’ambito del programma europeo Up2Circ e ha beneficiato del supporto scientifico e metodologico del CNR di Padova, oltre all’accompagnamento di Veneto Innovazione attraverso la rete Enterprise Europe Network.
La notizia, però, non riguarda soltanto la sostenibilità.
Il passaggio più interessante è economico: verificare se ciò che oggi rappresenta un residuo produttivo possa diventare una nuova linea di prodotto, generare ricavi e rafforzare la competitività dell’impresa.
Cosa viene recuperato dal processo produttivo
La produzione industriale genera spesso acque di processo contenenti sostanze che non possono essere riutilizzate direttamente.
Nel caso di GPI 4Planet™, PlantaRei punta a recuperare gli acidi grassi presenti in questi flussi, separandoli e purificandoli fino a ottenere ingredienti utilizzabili in nuove formulazioni.
Si tratta di un passaggio tutt’altro che semplice.
Una sostanza recuperata da un residuo produttivo deve garantire standard precisi di:
- purezza;
- sicurezza;
- stabilità;
- ripetibilità;
- efficacia;
- conformità normativa.
Soprattutto nei settori cosmetico e della cura della casa, non è sufficiente dimostrare che una materia prima può essere recuperata.
È necessario assicurare che abbia caratteristiche costanti, possa essere formulata in prodotti commerciali e venga realizzata a un costo competitivo rispetto agli ingredienti tradizionali.
Closing the Circle dovrà quindi trasformare un principio di economia circolare in un vero processo industriale.
Dalla riduzione dei rifiuti alla creazione di ricavi
Il modello sviluppato da PlantaRei presenta una possibile doppia convenienza.
Da una parte può ridurre i costi legati al trattamento, al trasporto e allo smaltimento dei sottoprodotti.
Dall’altra può generare nuovi ingredienti ad alto valore aggiunto, ampliando il portafoglio commerciale dell’azienda.
È questo il punto in cui l’economia circolare smette di essere soltanto una politica ambientale e diventa una strategia d’impresa.
Lo scarto non viene semplicemente ridotto.
Viene trasformato in un prodotto potenzialmente vendibile.
Per una startup biotech, la possibilità di ottenere più ingredienti dallo stesso processo produttivo può inoltre aumentare l’efficienza degli impianti e diversificare le fonti di ricavo.
Il beneficio potrebbe quindi non limitarsi alla sostenibilità della singola produzione, ma incidere sull’intero modello economico di PlantaRei.
Il ruolo del CNR e di Veneto Innovazione
Il CNR di Padova ha accompagnato PlantaRei nella valutazione del livello di circolarità, nella definizione degli obiettivi progettuali e nella preparazione della candidatura al programma Up2Circ.
Il supporto di un ente di ricerca è particolarmente importante in una fase nella quale occorre verificare la solidità scientifica del processo e definire metodi affidabili di recupero e purificazione.
Veneto Innovazione ha invece accompagnato l’impresa attraverso i servizi della Enterprise Europe Network, la rete europea che sostiene l’internazionalizzazione e l’innovazione delle PMI.
La collaborazione mostra uno dei possibili modelli di sviluppo per le startup deep-tech e biotech: impresa, ricerca pubblica e strutture di accompagnamento lavorano insieme per portare una tecnologia verso il mercato.
Resta però necessario verificare ciò che accadrà dopo il finanziamento.
Il vero successo del supporto pubblico non sarà il progetto approvato, ma la capacità dell’azienda di proseguire autonomamente, produrre e vendere i nuovi ingredienti.
Un modello replicabile per il biotech veneto
Il progetto può assumere un valore che va oltre PlantaRei.
Il Veneto ospita numerose imprese nei settori chimico, cosmetico, farmaceutico, agroalimentare e manifatturiero che generano flussi secondari potenzialmente valorizzabili.
Se il metodo si dimostrasse replicabile, potrebbe diventare un esempio per altre aziende interessate a trasformare residui produttivi in nuove materie prime.
Ma la replicabilità non deve essere soltanto tecnica.
Deve essere anche economica.
Un processo circolare funziona davvero quando:
- riduce il costo dello scarto;
- genera un prodotto richiesto dal mercato;
- utilizza meno risorse;
- produce margini sufficienti;
- può essere applicato su volumi industriali.
Senza questi elementi, l’economia circolare rischia di dipendere continuamente da finanziamenti e sperimentazioni.
Con questi elementi, invece, può diventare una nuova filiera produttiva.
PlantaRei ha individuato un’opportunità importante: recuperare ciò che veniva perso e trasformarlo in nuovi ingredienti sostenibili.
