La cantina di Venegazzù, nel Trevigiano, investirà quasi 10 milioni di euro per realizzare un nuovo magazzino e concentrare la produzione in un unico polo. I lavori partiranno all’inizio del 2027 e dureranno circa due anni. La scelta arriva mentre il mercato italiano del vino rallenta, ma Montelvini viaggia in controtendenza: dopo un 2025 in flessione, il primo semestre 2026 si è chiuso con ricavi in crescita del 10% e un export superiore al 10%. A sostenere i conti sono soprattutto Prosecco e mercati esteri, mentre l’azienda sperimenta anche no-alcol e produzioni di nicchia.
Investire quasi 10 milioni di euro quando il mercato corre è relativamente facile. Farlo mentre il settore rallenta racconta qualcosa di più sulla strategia di un’impresa.
È la scelta di Montelvini, cantina di Venegazzù di Volpago del Montello, nel Trevigiano, che prepara uno dei maggiori investimenti della propria storia recente: un nuovo magazzino accanto alla sede aziendale, destinato a concentrare la produzione in un unico polo.
I lavori dovrebbero partire all’inizio del 2027 e proseguire per circa due anni. L’obiettivo non è soltanto aumentare lo spazio disponibile.
La nuova struttura dovrà permettere all’azienda di razionalizzare produzione e logistica, creando un’infrastruttura adeguata alla crescita attesa nei prossimi anni.
Ed è proprio il momento scelto per investire a rendere interessante l’operazione.
Quasi 10 milioni su un’azienda da circa 30 milioni di ricavi
La dimensione dell’investimento va confrontata con quella dell’impresa. Il bilancio 2025 di Montelvini Srl registra 28,48 milioni di euro di fatturato e un utile di circa 912 mila euro. Nel 2024 i ricavi erano stati 31 milioni.
Significa che il nuovo investimento, preso come semplice ordine di grandezza, equivale a circa il 35% del fatturato 2025.
Naturalmente non significa che l’azienda spenderà in un solo esercizio un terzo dei propri ricavi: i lavori saranno distribuiti su più anni e ricavi e investimento sono grandezze economicamente differenti.
Il confronto serve però a evidenziare la scala dell’operazione. Non siamo davanti a un intervento marginale. Montelvini sta ridisegnando una parte della propria infrastruttura industriale.
Dopo il calo del 2025, il semestre torna a +10%
L’investimento arriva inoltre dopo un esercizio non semplice. Secondo Alberto Serena, CEO di Montelvini, il 2025 si è chiuso con una flessione nell’ordine del 6-7%, conseguenza anche di una riorganizzazione commerciale pianificata dall’azienda.
I dati di bilancio disponibili mostrano ricavi passati da circa 31 milioni nel 2024 a 28,5 milioni nel 2025, con una contrazione dell’8,2%. Il 2026 sta però mostrando una dinamica opposta. Nei primi sei mesi dell’anno Montelvini dichiara una crescita del 10%, ritmo che il management punta sostanzialmente a mantenere fino alla chiusura dell’esercizio.
Se la traiettoria venisse confermata, significherebbe recuperare una parte consistente della flessione precedente. Ma è soprattutto il confronto con il mercato a rendere il dato interessante.
Il vino italiano perde il 6,2% all’estero. Montelvini cresce oltre il 10%
Il primo semestre 2026 è stato difficile per il vino italiano. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio di Unione Italiana Vini sui dati Istat, le esportazioni si sono fermate a circa 3,6 miliardi di euro, in diminuzione del 6,2% a valore e del 4% a volume rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nove dei primi dieci mercati di destinazione hanno ridotto gli ordini. L’extra-Ue ha registrato una contrazione del 7,5%. Montelvini si sta muovendo nella direzione opposta. L’export rappresenta circa il 45% dei ricavi e nel 2026 sta crescendo a un ritmo superiore al 10%.
La differenza non significa naturalmente che l’azienda sia immune dalle difficoltà del settore. Anzi. Due mercati importanti stanno soffrendo.
Italia debole e Stati Uniti a -25%
Il management descrive il mercato italiano come particolarmente difficile. Ancora più evidente è la situazione negli Stati Uniti, dove Montelvini registra una contrazione nell’ordine del 25%.
Una perdita rilevante che viene però compensata dalle performance di altre aree geografiche. In particolare stanno crescendo Asia ed Europa orientale.
È una dinamica che evidenzia un tema strategico per tutto il vino italiano: la diversificazione geografica.
Quando un singolo mercato rallenta violentemente, disporre di una rete commerciale distribuita permette di assorbire almeno una parte dello shock.
Per Montelvini, nel 2026, sta accadendo proprio questo. Gli Stati Uniti frenano, ma altri mercati compensano.
Il Prosecco continua a fare da motore
C’è poi il prodotto. Montelvini opera nel cuore della Docg Asolo Montello e il Prosecco continua a rappresentare la quota principale delle vendite aziendali.
Ed è proprio la tenuta delle bollicine a sostenere i risultati in una fase complicata per il settore. Il legame con l’Asolo Prosecco Superiore non è soltanto commerciale.
È una parte importante del posizionamento dell’azienda e consente a Montelvini di lavorare contemporaneamente sul mercato dei grandi volumi e su referenze a maggiore valore percepito.
Il punto diventa particolarmente rilevante in una fase nella quale i consumi di vino sono sotto pressione. Crescere soltanto aumentando i litri venduti rischia di diventare sempre più difficile.
La partita si sposta quindi su brand, denominazione, mix di prodotto, prezzo medio e mercati internazionali.
Il no-alcol resta sotto il 5%, ma cresce
Montelvini sta contemporaneamente sperimentando una seconda direzione: il no-alcol.
Il progetto rappresenta ancora meno del 5% dei volumi, quindi non può essere considerato oggi un motore economico paragonabile al Prosecco.
Ma Alberto Serena segnala una crescita significativa. È un dato da osservare. Il segmento NoLo – no e low alcohol – viene guardato con crescente attenzione dalle aziende vinicole perché intercetta cambiamenti nei consumi, soprattutto tra i clienti più giovani e in alcuni mercati internazionali.
Per una cantina tradizionale, tuttavia, il tema non è semplicemente produrre una bevanda senza alcol.
È riuscire a farlo senza indebolire il posizionamento del marchio principale.
Per questo il dato più interessante nei prossimi anni non sarà soltanto quante bottiglie no-alcol verranno vendute, ma quanto questo segmento riuscirà a generare ricavi incrementali e ad aprire occasioni di consumo che il vino tradizionale non intercetta.
All’estremo opposto ci sono 2 mila bottiglie
Mentre sperimenta il no-alcol, Montelvini lavora contemporaneamente sull’estremo opposto della strategia: piccolissime produzioni ad alto contenuto identitario.
Nel 2027 arriverà infatti la prima produzione del Vigneto Ritrovato, ottenuta da una vigna di oltre sessant’anni recuperata nel centro storico di Asolo. Saranno prodotte appena 2 mila bottiglie, destinate esclusivamente al canale Horeca.
Dal punto di vista dei volumi, il progetto è quasi irrilevante. Dal punto di vista del brand, molto meno. L’obiettivo è rafforzare la fascia alta della gamma e associare maggiormente Montelvini al territorio di Asolo.
La stessa logica riguarda FM 333 Asolo Prosecco Superiore Docg Brut Millesimato, una delle referenze utilizzate dall’azienda per qualificare il posizionamento del marchio.
È una strategia interessante perché procede su tre livelli differenti:
- il Prosecco genera la massa critica;
- il no-alcol esplora nuovi consumi;
- le produzioni limitate costruiscono prestigio.
L’Horeca pesa fino all’85% delle vendite
C’è un altro numero che aiuta a capire il modello Montelvini. Il canale Horeca rappresenta circa l’80-85% delle vendite. È una quota molto elevata.
Hotel, ristoranti, bar e locali sono quindi centrali nella strategia commerciale dell’azienda e spiegano anche la scelta di utilizzare progetti a produzione limitata come il Vigneto Ritrovato per rafforzare il rapporto con il canale professionale.
Ma una concentrazione così forte crea anche un’esposizione. L’Horeca permette di costruire posizionamento e valorizzare maggiormente le etichette, ma risente rapidamente dei cambiamenti nei consumi e nella capacità di spesa.
Anche per questo la diversificazione geografica e di prodotto assume un peso crescente.
Un investimento anticiclico nel cuore del Prosecco
Il nuovo magazzino può quindi essere letto in modo diverso. Non semplicemente come 10 milioni investiti nel mattone. È un investimento sulla capacità di Montelvini di gestire una struttura produttiva e commerciale più grande quando il mercato tornerà a crescere.
La scelta è, almeno in parte, anticiclica.
Il settore italiano del vino sta affrontando consumi deboli e un export in contrazione. Montelvini risponde concentrando la produzione, aumentando l’efficienza logistica e continuando a lavorare sull’internazionalizzazione.
È una strategia che contiene inevitabilmente un rischio. Un’infrastruttura più grande deve essere riempita da maggiori volumi o da un business più redditizio. E quindi il vero ritorno dei quasi 10 milioni non andrà misurato sui metri quadrati realizzati.
Andrà misurato su produttività, costi logistici, rotazione del magazzino, margini e capacità di sostenere la crescita senza aumentare proporzionalmente i costi.
La vera sfida non è produrre più bottiglie
È forse questo il punto più interessante dell’operazione. Il vino italiano non sembra avere bisogno semplicemente di produrre di più. Deve riuscire a vendere meglio, su più mercati e con maggiore valore per bottiglia.
Montelvini arriva da un 2025 difficile, ha gli Stati Uniti in calo del 25% e opera in un settore il cui export nazionale ha perso oltre il 6% nel semestre.
Eppure decide di investire quasi 10 milioni. È una scommessa. Ma anche un segnale.
Quando il ciclo rallenta, alcune aziende riducono gli investimenti.
Altre utilizzano quel momento per preparare la capacità produttiva di cui pensano di avere bisogno nel ciclo successivo.
Montelvini ha scelto la seconda strada.
Il nuovo magazzino sarà pronto tra circa due anni. La vera domanda è quanto sarà cresciuta l’azienda quando dovrà riempirlo.