Due aziende venete, Leas di Padova e Novation Tech di Treviso, sono tra le 12 PMI italiane selezionate da Intesa Sanpaolo e INNOVIT per un programma di sviluppo negli Stati Uniti dedicato ad aerospace, space economy, security e robotics. Non si tratta di realtà emergenti: Leas ha superato 53 milioni di euro di fatturato nel 2025, mentre Novation Tech viaggia intorno ai 118 milioni. La vera sfida della missione sarà trasformare incontri in Silicon Valley in nuovi clienti, partnership industriali e accesso stabile alla filiera aerospaziale americana.
Due imprese venete entrano nel gruppo ristretto di aziende italiane portate da Intesa Sanpaolo nella Silicon Valley per confrontarsi direttamente con industria spaziale, investitori e partner tecnologici statunitensi.
Sono Leas, con sede a San Giorgio in Bosco, nel Padovano, e Novation Tech, gruppo trevigiano specializzato nei materiali compositi.
Fanno parte delle 12 PMI selezionate insieme a INNOVIT tra oltre 200mila piccole e medie imprese clienti della Divisione Banca dei Territori della banca.
Il programma riguarda quattro aree considerate strategiche: Space Economy, Aerospace, Security e Robotics.
L’obiettivo dichiarato è favorire internazionalizzazione, sviluppo del business e incontro con potenziali investitori e partner industriali.
Ma il valore dell’iniziativa non dovrebbe essere misurato dal numero di visite effettuate in California.
Il test vero sarà quanti rapporti commerciali nasceranno dopo il rientro in Italia.
Dodici imprese selezionate tra oltre 200mila PMI
Oltre alle due aziende venete partecipano ALI di Napoli, APR e Bisiach&Carrù di Torino, Bercella di Parma, Bright Solutions di Pavia, Cospal Composites di Bergamo, Curti di Ravenna, Dino Paoli di Reggio Emilia, Netgroup di Napoli e SAB Aerospace di Benevento.
Il percorso prevede sessioni formative, incontri con protagonisti dell’industria spaziale americana, confronto con l’ecosistema tecnologico della Silicon Valley e appuntamenti con investitori e possibili partner.
La selezione è interessante anche per un’altra ragione.
Non siamo davanti a dodici startup nate per cercare il primo finanziamento.
Molte sono PMI industriali già strutturate, che cercano soprattutto accesso a mercati, clienti e catene di fornitura internazionali.
Leas: oltre 53 milioni di ricavi nel 2025
Leas opera nella progettazione e costruzione di impianti industriali per saldatura e automazione, con una crescente componente digitale e applicazioni di intelligenza artificiale.
Secondo i dati di bilancio 2025 riportati dalle banche dati societarie, l’azienda padovana ha raggiunto circa 53,8 milioni di euro di fatturato, in forte crescita rispetto ai 35,4 milioni riportati per l’esercizio precedente, con un utile di circa 2,7 milioni e oltre 150 dipendenti.
La traiettoria tecnologica è già evidente.
Leas ha investito nell’integrazione tra automazione, saldatura, software e AI, anche attraverso l’acquisizione di Ipazia, con l’obiettivo di sviluppare impianti industriali sempre più flessibili e intelligenti.
È proprio questa combinazione a renderla interessante per l’aerospace.
Nella filiera aerospaziale non servono soltanto produttori di satelliti o motori.
Servono anche aziende in grado di progettare e automatizzare processi produttivi estremamente precisi, tracciabili e ripetibili.
Novation Tech: quasi 118 milioni e oltre 1.400 addetti
La seconda azienda veneta parte da dimensioni ancora maggiori.
Novation Tech, con base nel Trevigiano, sviluppa e produce componenti in materiali compositi avanzati, soprattutto fibra di carbonio, per automotive, sport e altri comparti ad alta tecnologia.
Il 2025 si è chiuso con 117,6 milioni di euro di ricavi, +0,5%, e un utile netto salito del 35,3% a 4,6 milioni.
Il gruppo conta circa 1.451 addetti, dei quali 664 in Italia, distribuiti tra gli stabilimenti di Montebelluna, Trevignano e Oderzo, oltre agli impianti in Ungheria e Croazia e a quello in avviamento in Tunisia.
Novation Tech arriva inoltre alla missione americana dopo anni di espansione nei materiali compositi e con un interesse già dichiarato per il settore aerospaziale.
È un esempio emblematico di una possibile evoluzione della manifattura veneta.
Una competenza nata e cresciuta soprattutto nell’automotive può essere trasferita verso una filiera nella quale leggerezza, resistenza e materiali avanzati hanno un valore ancora maggiore.
Dall’automotive allo spazio
Il passaggio è strategicamente importante.
L’automotive europeo attraversa una fase di trasformazione complessa, mentre spazio e difesa stanno aumentando rapidamente investimenti pubblici e privati.
Per un’azienda come Novation Tech, diversificare verso l’aerospace significa quindi ridurre la dipendenza da un singolo mercato e utilizzare competenze già sviluppate su carbonio, stampaggio e produzione industriale in applicazioni a maggiore valore aggiunto.
È uno dei modelli attraverso cui il Veneto può sviluppare una filiera aerospace più forte senza dover costruire ogni competenza da zero.
Il territorio dispone infatti già di aziende specializzate in materiali, meccanica, automazione, ottica, elettronica e robotica.
Il punto è farle entrare nelle catene del valore globali.
Intesa ha già finanziato oltre 500 PMI aerospace
La missione americana rientra in una strategia più ampia di Intesa Sanpaolo.
La banca dichiara di aver già sostenuto oltre 500 PMI della filiera aerospaziale italiana con più di 1 miliardo di euro di finanziamenti.
Dal 2020, inoltre, Intesa ha erogato complessivamente 12 miliardi di euro alle PMI italiane per progetti di internazionalizzazione e sostegno all’export.
La banca è anche il primo istituto commerciale europeo ad aver aderito all’ESA Investor Network, rete promossa dall’Agenzia Spaziale Europea per favorire il collegamento tra capitale e imprese del settore.
Sono numeri che mostrano come lo spazio stia progressivamente entrando anche nelle strategie del sistema finanziario tradizionale.
Connecting Markets: 560 milioni di aziende in 170 Paesi
Accanto alla missione negli Stati Uniti, Intesa ha presentato anche Connecting Markets, piattaforma digitale sviluppata con Matchplat.
Lo strumento consente alle imprese clienti di accedere a informazioni su oltre 560 milioni di aziende, più di 2.000 settori e 170 Paesi.
L’obiettivo è individuare:
- partner commerciali;
- fornitori;
- possibili clienti;
- aziende target per acquisizioni;
- partner industriali.
- È un tema tutt’altro che secondario.
Per molte PMI italiane, il problema dell’internazionalizzazione non è semplicemente avere un buon prodotto.
È riuscire a identificare sistematicamente chi potrebbe comprarlo dall’altra parte del mondo.
La Space Economy verso 1.000 miliardi di dollari
La scelta di concentrarsi sull’aerospace arriva mentre la dimensione economica dello spazio continua a crescere.
Secondo le stime della Space Foundation riportate durante la missione, la Space Economy globale potrebbe raggiungere circa 800 miliardi di dollari entro il 2027 e 1.000 miliardi entro il 2032.
L’Italia parte da una posizione importante: l’industria aerospaziale nazionale conta oltre 50mila addetti e una filiera che comprende meccanica, software, elettronica, telecomunicazioni, servizi satellitari e fabbricazione di veicoli e componenti spaziali.
È esattamente il tipo di industria nella quale una PMI specializzata può trovare spazio.
Ma deve superare un ostacolo tipicamente italiano: la dimensione.
Silicon Valley non deve essere una gita aziendale
Portare dodici PMI italiane in California genera inevitabilmente visibilità.
Ma il successo dell’iniziativa dovrebbe essere misurato con indicatori diversi.
Quanti incontri diventeranno contratti?
Quante imprese apriranno un canale commerciale negli Stati Uniti?
Quante entreranno nella supply chain di un operatore aerospace americano?
Quanti investimenti esteri arriveranno?
Quante partnership tecnologiche nasceranno?
Sono questi i KPI che trasformerebbero una missione internazionale da attività istituzionale a reale politica industriale.
Per Leas e Novation Tech la base economica esiste già.
Insieme superano ampiamente 170 milioni di euro di ricavi sulla base degli ultimi dati disponibili.
Non devono dimostrare di essere imprese.
Devono dimostrare che tecnologie sviluppate tra Padova e Treviso possono diventare componenti della nuova industria aerospaziale globale.
Dal “Made in Veneto” al “Designed into the supply chain”
È probabilmente questa la vera evoluzione da osservare. Il successo industriale veneto è stato costruito in larga parte sull’export di prodotti. Aerospace, robotica e tecnologie avanzate richiedono qualcosa di differente.
Non basta vendere all’estero.
Bisogna riuscire a essere inseriti stabilmente nella progettazione e nella supply chain del cliente internazionale.
Quando un componente in carbonio, un sistema di automazione o un processo produttivo viene qualificato dentro un programma aerospaziale, il rapporto può durare anni.
Ed è proprio questo tipo di continuità che può aumentare valore aggiunto, stabilità dei ricavi e barriera all’ingresso.
Per questo la missione di Leas e Novation Tech in Silicon Valley merita di essere seguita anche dopo il comunicato.
Il dato importante non sarà che due aziende venete sono andate in California.
Sarà capire, tra dodici o ventiquattro mesi, quanta California sarà entrata nei loro portafogli ordini.