Vai al contenuto

HiRef costruisce in Messico: dal Veneto 20 milioni per inseguire il boom mondiale dei data center

L’azienda di Tribano posa la prima pietra del nuovo stabilimento nello Stato di Hidalgo. Il primo lotto avrà 4.000 metri quadrati e tre linee per produrre sistemi di raffreddamento destinati soprattutto a data center, cloud e infrastrutture AI. L’obiettivo è iniziare la produzione tra fine 2027 e inizio 2028. Ma il Messico non sostituisce il Veneto: nel 2025 HiRef ha investito oltre 14 milioni anche nel nuovo stabilimento padovano. Sta emergendo piuttosto un modello industriale diverso: tecnologia in Italia, produzione sempre più vicina ai grandi mercati mondiali.

Per capire perché un’azienda di Tribano abbia deciso di costruire una fabbrica in Messico bisogna partire da un oggetto apparentemente lontanissimo dal condizionamento: una GPU. I processori utilizzati per addestrare e far funzionare i modelli di intelligenza artificiale stanno aumentando rapidamente la densità di potenza all’interno dei data center.

Più capacità di calcolo significa più elettricità. Più elettricità significa più calore. E più calore significa che raffreddare un data center non è più semplicemente una questione impiantistica. Sta diventando una delle infrastrutture critiche dell’economia dell’intelligenza artificiale.

È dentro questa trasformazione che va letto il nuovo investimento internazionale di HiRef. L’azienda padovana specializzata nella climatizzazione di precisione ha posato il 25 settembre la prima pietra di un nuovo stabilimento produttivo nel Parque Industrial Platah, nello Stato messicano di Hidalgo.

Il primo lotto sarà da 4.000 metri quadrati

Il nuovo stabilimento sorgerà a Villa de Tezontepec, all’interno del Parque Industrial Platah. Il primo lotto avrà una superficie di circa 4.000 metri quadrati. I lavori proseguiranno nel corso del 2027. L’obiettivo è avviare l’attività produttiva tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028.

La fabbrica sarà organizzata attorno a tre linee produttive flessibili. Due saranno dedicate alle apparecchiature di dimensioni inferiori:

  • armadi per il condizionamento di precisione;
  • rack cooler;
  • CDU, cioè Coolant Distribution Unit;
  • rear door;
  • soluzioni per il liquid cooling.

La terza produrrà invece apparecchiature di maggiore dimensione, come: chiller e fan wall.

La logica è poter costruire localmente una gamma sufficientemente ampia di tecnologie per servire differenti configurazioni di data center.

Il Messico non è un mercato nuovo per HiRef

La società era già presente commercialmente nel Paese. HiRef Mexico opera da anni nella climatizzazione di precisione e nei chiller destinati a data center, ambienti IT e telecomunicazioni, con attività anche di installazione, manutenzione e assistenza.

Il passaggio del 2026 è quindi differente. Da: vendere in Messico, a: produrre in Messico. È la stessa evoluzione che HiRef aveva iniziato in Asia. Nel maggio 2025 aveva infatti costituito HiRef India ad Ahmedabad, creando contemporaneamente una filiale commerciale e un sito produttivo.

Anche lì la struttura prevede tre linee. La superficie è di circa 3.200 metri quadrati. La produzione era programmata per partire entro la fine del 2025, con progressiva attivazione delle linee negli anni successivi.

Messico e India cominciano quindi a delineare una strategia precisa.

Non delocalizzare. Localizzare

La parola più immediata davanti all’apertura di uno stabilimento all’estero sarebbe: delocalizzazione. Ma, almeno sulla base degli investimenti annunciati da HiRef, sarebbe una lettura troppo semplice.

Nel giugno 2025 l’azienda ha inaugurato a Tribano il nuovo Energy Building. Oltre 8.000 metri quadrati. Più di 14 milioni di euro di investimento. Oltre 90 persone ospitate nella nuova struttura, con altre 40 allora in fase di inserimento. 345 kW di fotovoltaico installato. Classe energetica A4. 1,5 MW di potenza alimentata interamente da fonti rinnovabili. 750 kW recuperati per riscaldare uffici e aree produttive. Soprattutto, nuovi banchi prova dedicati anche ai refrigeranti naturali e infiammabili.

Quindi mentre costruisce capacità produttiva all’estero, HiRef continua contemporaneamente a investire nel quartier generale veneto.

La strategia appare più simile a una localizzazione internazionale della produzione che a uno spostamento della produzione italiana.

Tribano rimane il cuore tecnologico

È la stessa azienda a indicare il ruolo che intende mantenere in Italia. A Tribano dovrebbero rimanere il cuore tecnologico e le competenze distintive del gruppo. Il modello industriale diventa quindi interessante. Ricerca. Ingegneria. Sviluppo del prodotto. Know-how. Testing. Competenze avanzate. Rimangono fortemente legati al Veneto.

Una parte della produzione viene invece progressivamente avvicinata ai grandi mercati di sbocco. È un modello che molte medie imprese italiane dovranno probabilmente considerare sempre più spesso. Globalizzare la fabbrica senza globalizzare via il cervello dell’azienda.

Nel 2025 HiRef ha superato gli 80 milioni

La scelta arriva dopo anni di crescita significativa. Le fonti aziendali indicano per il 2025 un fatturato superiore a 81 milioni di euro e oltre 250 persone. I dati del bilancio civilistico di HiRef Spa disponibili attraverso il Registro Imprese riportano invece 78,1 milioni di ricavi, contro 70,9 milioni nel 2024, con una crescita di circa il 10%. L’utile netto è stato di circa 6,8 milioni di euro. I due valori di fatturato non sono necessariamente contraddittori: possono dipendere dal diverso perimetro considerato, aziendale o più ampio.

Ma entrambi mostrano la stessa traiettoria. Nel 2022 HiRef Spa fatturava poco meno di 50 milioni. Nel 2025 ha superato i 78 milioni nel bilancio della società. In tre anni significa una crescita superiore al 56%.

Da 50 a oltre 78 milioni in tre anni

Il salto dimensionale aiuta a spiegare perché la geografia industriale debba cambiare. A circa 50 milioni di fatturato si può ancora servire una parte consistente del mondo esportando dall’Italia. Quando i mercati diventano più grandi e le commesse più complesse entrano però in gioco altri fattori:

  • tempi di consegna;
  • logistica;
  • assistenza;
  • componentistica locale;
  • standard;
  • certificazioni;
  • valute;
  • dazi;
  • tempi di risposta.

E soprattutto vicinanza al cliente.

Nel mondo dei data center questo elemento diventa particolarmente importante. Un hyperscaler o un grande operatore infrastrutturale non compra semplicemente un condizionatore.

Compra continuità operativa. Se il raffreddamento si ferma, il data center ha un problema.

Il raffreddamento diventa una tecnologia critica

Per decenni il cooling è stato considerato quasi un’infrastruttura accessoria dell’informatica. Il server era il protagonista. Il condizionamento era ciò che gli permetteva di funzionare.

L’intelligenza artificiale sta cambiando anche questa gerarchia. Secondo l’International Energy Agency, nel 2024 i data center consumavano circa 415 TWh di elettricità, pari all’1,5% della domanda mondiale. La crescita era già nell’ordine del 12% annuo.

Nel 2025 il consumo mondiale dei data center è salito ulteriormente a circa 485 TWh e quello delle infrastrutture specificamente dedicate all’AI è cresciuto molto più rapidamente. La proiezione centrale dell’IEA porta i data center a circa 950 TWh nel 2030. Quasi il doppio rispetto al 2025.

E i data center dedicati all’AI dovrebbero crescere ancora più velocemente.

Un rack AI potrebbe consumare come 65 abitazioni

La densità è forse ancora più impressionante dei consumi complessivi. Secondo le analisi più recenti dell’IEA, tra il 2020 e il 2025 la densità di potenza dei server AI è aumentata di circa 11 volte. Entro il 2027 potrebbe quadruplicare ancora.

Un singolo rack avanzato potrebbe arrivare ad avere una domanda di picco paragonabile a quella di 65 abitazioni.

Il problema diventa immediatamente fisico. Quell’energia viene trasformata in calore. E il calore deve essere rimosso. È per questo che tecnologie come il liquid cooling stanno passando da nicchia a componente strategica della nuova infrastruttura digitale.

Ed è proprio il liquid cooling che HiRef produrrà in Messico

Non è quindi casuale che tra le tecnologie previste nel nuovo stabilimento ci siano CDU e rear door. Una Coolant Distribution Unit gestisce la distribuzione del fluido refrigerante nei sistemi di raffreddamento liquido.

Le rear door possono invece sostituire o integrare il tradizionale raffreddamento ad aria intervenendo direttamente sul calore prodotto dai rack. Più aumenta la potenza concentrata nei server, più diventa difficile affidarsi esclusivamente all’aria.

Secondo un’analisi pubblicata nel 2026 nell’ambito del programma IEA 4E, il liquid cooling potrebbe produrre risparmi energetici complessivi nell’ordine del 10-21%, a seconda della configurazione, pur restando ancora frenato da standardizzazione, costi iniziali e affidabilità percepita.

Per HiRef significa trovarsi davanti a un mercato che non cresce soltanto dimensionalmente. Sta anche cambiando tecnologia.

L’AI crea un mercato anche per chi non produce AI

È forse questa la parte più interessante della storia per il Veneto. HiRef non costruisce modelli linguistici. Non produce GPU. Non compete con OpenAI, Nvidia o Google. Eppure può beneficiare direttamente della crescita dell’intelligenza artificiale.

Perché ogni nuova infrastruttura digitale ha bisogno di una filiera fisica. Data center. Trasformatori. Quadri elettrici. UPS. Generatori. Cavi. Rack. Sistemi di accumulo. Raffreddamento. Software di controllo. L’AI non è soltanto software. È una gigantesca infrastruttura industriale.

E dentro quella infrastruttura esistono spazi nei quali aziende manifatturiere europee e venete possono competere.

Il Messico sta diventando una piattaforma digitale

Anche la scelta geografica non è casuale. Il Messico sta attirando investimenti industriali attraverso il nearshoring verso il mercato nordamericano. Ma sta crescendo anche l’infrastruttura digitale.

Querétaro è diventata uno dei principali hub latinoamericani dei data center.

Secondo CBRE, nel primo trimestre 2026 la capacità installata del mercato è aumentata di oltre il 450% su base annua, raggiungendo circa 298 MW, spinta da grandi progetti hyperscale e AI.

E nel 2025 il governo messicano aveva annunciato un investimento da 4,8 miliardi di dollari di CloudHQ per costruire sei data center proprio nello Stato di Querétaro.

HiRef costruirà nello Stato confinante di Hidalgo. Quindi molto vicino a uno dei cluster digitali che stanno crescendo più rapidamente in America Latina.

Ma il vero mercato è il Nord America

Il Messico, però, non deve essere letto soltanto come mercato messicano. HiRef ha già compiuto nel 2026 un altro passo. L’ingresso commerciale negli Stati Uniti. La società ha scelto Platinum Infrastructure come distributore e ha indicato inizialmente cinque mercati:

  • Virginia;
  • California;
  • Colorado;
  • Texas;
  • Washington.

Non sono stati scelti casualmente. Sono territori con forte presenza di data center, tecnologia e infrastrutture digitali.Mettendo insieme i pezzi, la strategia diventa molto più leggibile.

Tribano → tecnologia e competenze.

Messico → produzione nelle Americhe.

Stati Uniti → grande mercato finale.

È una configurazione da nearshoring industriale.

Produrre in Messico può accorciare la catena verso gli USA

Non significa automaticamente che ogni prodotto costruito in Hidalgo finirà negli Stati Uniti. HiRef non ha pubblicato una ripartizione geografica futura della produzione. Ma industrialmente la posizione offre un vantaggio evidente. Produrre nel continente significa poter ridurre:

  • tempi logistici;
  • distanze;
  • rischio della supply chain;
  • tempi di risposta;
  • necessità di spedire grandi apparecchiature dall’Europa.

E può rendere più semplice sviluppare componentistica e assistenza locale. Per apparecchiature ingombranti come chiller e fan wall, la distanza produttiva pesa molto più che per un prodotto software.

India e Messico raccontano lo stesso modello

Se osserviamo insieme le mosse degli ultimi due anni emerge una strategia coerente. Nel 2025: nuova produzione in India. Sempre nel 2025: oltre 14 milioni investiti a Tribano. Nel 2026: ingresso commerciale negli Stati Uniti. Ora: nuova fabbrica in Messico.

Non sembra la geografia di un’impresa che sta abbandonando l’Italia.

Sembra quella di un’impresa che sta cercando di trasformarsi da esportatore italiano a multinazionale industriale tascabile. È un passaggio molto più difficile. Perché non basta vendere all’estero. Bisogna imparare a:

  • produrre;
  • assumere;
  • gestire;
  • controllare qualità;
  • costruire fornitori;
  • trasferire know-how;
  • coordinare stabilimenti

in Paesi differenti.

Il Veneto può vendere pale e picconi alla corsa dell’AI

C’è infine una lettura più ampia. Nel XIX secolo, durante le corse all’oro, spesso non erano soltanto i cercatori a guadagnare. Guadagnava anche chi vendeva loro strumenti. L’intelligenza artificiale sta generando qualcosa di simile.

La corsa mondiale all’AI richiede enormi quantità di infrastruttura. Non tutte le aziende devono costruire il prossimo modello linguistico. Alcune possono costruire ciò che permette a quei modelli di esistere. HiRef sta scommettendo proprio su questo. Raffreddare la potenza di calcolo.

Ed è un terreno particolarmente interessante per un territorio manifatturiero come il Veneto. Abbiamo competenze in:

  • termotecnica;
  • meccanica;
  • automazione;
  • elettronica;
  • energia;
  • impiantistica;
  • controllo.

Tutte tecnologie necessarie alla fabbrica fisica dell’intelligenza artificiale.

Non è una fabbrica che se ne va. È una fabbrica che si moltiplica

Il nuovo stabilimento messicano potrebbe essere letto superficialmente come l’ennesima produzione italiana spostata dove il costo del lavoro è inferiore. I dati disponibili raccontano però, almeno per ora, qualcosa di differente.

HiRef ha appena investito oltre 14 milioni nel proprio sito di Tribano. Ha costruito capacità in India. Sta costruendo capacità in Messico. È entrata commercialmente negli Stati Uniti. E contemporaneamente continua a indicare il Veneto come centro delle competenze distintive.

Il modello è quindi: non produrre tutto a Tribano per esportarlo nel mondo. Ma nemmeno: spostare Tribano nel mondo. È piuttosto: tenere il cervello a Tribano e costruire fabbriche vicino ai mercati.

Se funzionerà, sarà uno dei passaggi più interessanti che una media impresa veneta possa compiere.

Da esportatrice. A multinazionale. Senza smettere di essere tecnologicamente veneta.

E forse la parte più importante dell’investimento messicano non sono nemmeno i 20 milioni di dollari. È il mercato che HiRef sta cercando di intercettare. Perché l’intelligenza artificiale sembra immateriale. Ma per funzionare ha bisogno di server, elettricità e acqua o fluidi di raffreddamento. E qualcuno dovrà impedire che tutto quel calore fermi le macchine.

La prossima corsa all’AI potrebbe essere un enorme business anche per chi costruisce il frigorifero che la tiene accesa.

Partecipa a VenetoUP - Hai una startup? Stai lanciando un nuovo progetto? Organizzi un evento? Hai raccolto un investimento o sviluppato un'innovazione che merita di essere raccontata? VenetoUP nasce per dare visibilità alle persone e alle imprese che stanno costruendo il futuro del Veneto. Segnalaci la tua storia oppure scopri come collaborare con noi.