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Crisi negli investimenti di Private Equity e Venture Capital in Italia: crollo da 10,9 a 3,2 miliardi nel primo semestre 2023

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Nel primo semestre dell’anno, l’industria del private equity e del venture capital in Italia ha subito un significativo ribasso negli investimenti, scendendo a poco meno di 3,2 miliardi di euro rispetto ai 10,9 miliardi registrati nello stesso periodo del 2022. Nonostante ciò, il numero complessivo di operazioni ha registrato una leggera crescita, passando da 338 a 346 operazioni rispetto ai primi sei mesi dell’anno precedente.

I dati, resi noti lo scorso venerdì 22 settembre da AIFI in collaborazione con PwC, mettono in evidenza che, nonostante il calo degli importi investiti, l’industria sta continuando a operare, ma su operazioni di dimensioni notevolmente inferiori rispetto all’anno precedente. È importante notare che, in termini di numero di operazioni, il venture capital continua a rappresentare la parte preponderante, con 210 operazioni, anche se in termini di valore queste operazioni totalizzano solamente 410 milioni di euro. La tendenza di un divario tra valore e numero di operazioni è confermata anche per le dismissioni: le uscite dei fondi, valutate al costo, sono scese a 996 milioni di euro (rispetto a circa 1,5 miliardi) mentre il loro numero è aumentato a 54 (da 49).

Per quanto riguarda la raccolta di capitali, i dati AIFI-PwC indicano un aumento del 16% nel primo semestre dell’anno, portando la raccolta totale a poco meno di 2 miliardi di euro. Tuttavia, è importante sottolineare che, se si escludono i capitali di emanazione pubblica e in particolare quelli provenienti da Cassa Depositi e Prestiti (CDP), la raccolta è in realtà diminuita del 32%, scendendo a 1,07 miliardi di euro. È interessante notare che investitori individuali e family office hanno rappresentato una parte significativa della raccolta, contribuendo al 24% del totale. Questo riflette il trend globale di un crescente interesse degli investitori privati per i mercati privati, con l’Italia che segue questa tendenza. Sempre più case di investimento internazionali specializzate in private capital stanno stringendo partnership con asset manager e banche private italiane per offrire ai loro clienti prodotti di investimento su misura.

Tornando al calo degli investimenti, la principale ragione di questa diminuzione è l’assenza di mega affari che avevano caratterizzato l’anno precedente. Nel 2022, questi affari eccezionali avevano contribuito a stabilire un record, con un totale di ben 23,6 miliardi di euro investiti dai fondi.

Durante la presentazione dell’analisi semestrale condotta dall’Associazione Italiana del Private Equity, Venture Capital e Private Debt (AIFI) in collaborazione con PwC Italia, il presidente di AIFI, Innocenzo Cipolletta, ha esposto preoccupazioni riguardo alla situazione economica italiana. Dopo un periodo di crescita, l’economia italiana ha iniziato a rallentare notevolmente, con una stima del PIL intorno all’1,2%, che potrebbe chiudere l’anno al di sotto dell’1%, a condizione che il secondo semestre non riservi sorprese negative. Anche per il 2024, le aspettative rimangono modeste, attestandosi intorno all’1%, un dato confermato anche dal Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Cipolletta ha identificato diverse cause di questo rallentamento, tra cui la flessione economica della Cina, l’incremento dei tassi di interesse e dell’inflazione, che hanno colpito i portafogli delle famiglie italiane, contribuendo all’aumento dei prezzi delle importazioni. Questa situazione ha comportato una diminuzione della domanda di consumi e un calo degli investimenti. L’economia italiana è stata influenzata da una recessione guidata, portando molte imprese a preferire l’utilizzo delle scorte esistenti piuttosto che avviare nuove produzioni, con conseguente riduzione dei piani di investimento.

Tutto ciò ha avuto un impatto anche sul settore del private equity e venture capital in Italia. I dati indicano una flessione preoccupante, mettendo a rischio il settore, che, in confronto ad altri paesi, deve ancora svilupparsi appieno nel contesto italiano. Cipolletta ha sottolineato l’importanza di non deviare i fondi destinati al venture capital e alla ristrutturazione verso il futuro fondo per il Made in Italy. Invece, ha suggerito che il fondo per il Made in Italy dovrebbe essere finanziato ulteriormente per evitare di indebolire un mercato già fragile, come indicano i dati attuali.

Anna Gervasoni, Direttore Generale di AIFI, ha aggiunto che gli investimenti hanno subito un calo significativo, riportando i numeri a livelli simili a quelli del 2019-2020. La mancanza di grandi operazioni e la diminuzione del mid-market hanno contribuito a questa situazione. Gervasoni ha evidenziato che, in Italia, gli investitori individuali e i family office rappresentano una parte considerevole della raccolta, costituendo circa il 25% del totale. I fondi istituzionali, invece, rappresentano meno del 20%, mentre le assicurazioni sono pressoché assenti. Gervasoni ha espresso la speranza che CDP Venture continui a svolgere il suo ruolo di fondo di fondi, in quanto è di grande aiuto per l’economia del paese.

Inoltre, nel primo semestre del 2023, le operazioni di investimento superiori a 150 milioni di euro sono state solo 3, rispetto alle 8 dell’anno precedente. Se si considerano solo gli investimenti inferiori ai 150 milioni, il dato del primo semestre 2023 è in linea con lo stesso periodo dell’anno precedente, con un totale di 2,329 milioni di euro rispetto ai 2,516 milioni del 2022. Il numero complessivo di operazioni è aumentato del 2% rispetto al primo semestre del 2022, raggiungendo quota 346.

Nel dettaglio, il settore del venture capital, che comprende gli investimenti nelle fasi iniziali delle imprese come seed, startup e later stage, ha registrato una crescita del 10% in termini di numero di operazioni (232), tuttavia, ha subito una diminuzione del 7% in termini di ammontare investito, che è sceso a 410 milioni di euro. Al contrario, il settore del buyout, che coinvolge acquisizioni di quote di maggioranza o totalitarie, ha visto un calo significativo del 39% nell’ammontare investito, che si è attestato a 2.215 milioni di euro, e del 14% nel numero di operazioni, pari a 75. Nel frattempo, il settore dell’expansion, che riguarda gli investimenti di minoranza per la crescita delle aziende, ha mostrato una crescita del 13% nell’ammontare investito, che ha raggiunto i 210 milioni di euro, e del 20% nel numero di operazioni, con un totale di 18.

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