Il fondo Green Harvest entra nel capitale dell’azienda di Bovolone, specializzata in conserve vegetali, creme e pesto. La famiglia Compri resta azionista al 30% e mantiene la gestione. Dopo una crescita del fatturato di quasi il 50% dal 2021, la nuova fase punta su capacità produttiva, mercati esteri e sviluppo industriale.
Una realtà nata nel 1958 a Vallese, nel Veronese, e diventata nel tempo un’azienda alimentare capace di generare circa 40 milioni di euro di ricavi, con una presenza commerciale che si estende ben oltre i confini italiani. Ora, per Citres, si apre una nuova fase: quella della crescita sostenuta dal capitale di un investitore finanziario.
Clessidra Private Equity SGR, attraverso il fondo Clessidra Capital Partners Green Harvest, ha annunciato l’acquisizione del 70% del capitale della società specializzata nella produzione di conserve vegetali, verdure sott’olio e in agrodolce, creme e pesto.
La famiglia Compri, che ha accompagnato lo sviluppo dell’impresa per decenni, conserva il 30% della proprietà e continuerà a ricoprire i propri ruoli operativi. Lorena e Davide Compri resteranno quindi coinvolti nella gestione, affiancando il nuovo socio di maggioranza.
L’operazione rappresenta la terza acquisizione del fondo Green Harvest, lanciato nel luglio 2025 con l’obiettivo di investire nelle piccole e medie imprese italiane dell’agroalimentare. Il prezzo pagato per la partecipazione non è stato comunicato.
Da 27 a 40 milioni: la crescita di Citres
Il percorso economico dell’azienda veronese aiuta a comprendere l’interesse dell’investitore. Nel 2021 Citres fatturava 27 milioni di euro. Nel 2025, secondo i dati comunicati in occasione dell’acquisizione, ha raggiunto circa 40 milioni. L’incremento è nell’ordine del 48% in quattro anni, corrispondente a un tasso medio annuo composto vicino al 10%. Sono calcoli basati sui valori arrotondati diffusi dalle parti.
La società ha quindi ampliato sensibilmente la propria dimensione, consolidando il rapporto con la grande distribuzione e rafforzando la presenza internazionale. Un elemento particolarmente rilevante è la quota di ricavi generata all’estero: circa il 40% del fatturato, equivalente indicativamente a 16 milioni di euro su una base di 40 milioni.
Citres non è dunque soltanto un marchio radicato nel mercato italiano. È già un operatore esportatore, con una parte significativa delle vendite realizzata fuori dal Paese. L’ingresso di Clessidra punta a rafforzare questa traiettoria, senza modificare immediatamente l’identità industriale dell’impresa.
Lo stabilimento di Bovolone e la capacità produttiva
Citres nasce nel 1958 a Vallese, frazione di Oppeano, in provincia di Verona. Con la crescita dell’attività, nel 2007 la produzione è stata trasferita nello stabilimento di Bovolone, che oggi occupa una superficie di circa 30.000 metri quadrati.
L’azienda opera nel comparto delle conserve vegetali, con una gamma che comprende verdure sott’olio, preparazioni in agrodolce, creme vegetali e pesto.
Nel tempo ha sviluppato rapporti commerciali con le principali insegne della grande distribuzione organizzata (GDO), affiancando alla presenza del proprio marchio anche produzioni destinate ai canali distributivi.
La qualità e la sicurezza alimentare rappresentano fattori centrali per un’attività di questo tipo, nella quale la continuità delle forniture e la standardizzazione dei processi sono indispensabili per lavorare con clienti di grandi dimensioni.
Citres dispone delle certificazioni BRC Global Standard, IFS e BIO, richiamate nella comunicazione dell’operazione. La crescita dei volumi richiede però anche investimenti in impianti, organizzazione e capacità produttiva. Ed è proprio su questo terreno che dovrebbe concentrarsi una parte importante della nuova fase industriale.
La prima sfida è produrre di più
L’ingresso del fondo arriva mentre Citres ha già avviato un percorso di ampliamento della capacità produttiva. Lo ha confermato Lorena Compri, che guida l’azienda insieme al fratello Davide da oltre quarant’anni, indicando nell’espansione industriale uno dei primi interventi della nuova fase.
Per un’azienda che realizza circa il 40% dei ricavi all’estero, aumentare la capacità produttiva può significare migliorare la possibilità di servire nuovi mercati e sostenere contratti con clienti di dimensioni maggiori.
Ma la crescita industriale dovrà essere accompagnata da un adeguato controllo dei costi, della qualità e dell’approvvigionamento delle materie prime.
Produrre di più non equivale automaticamente a guadagnare di più. La redditività dipenderà dalla capacità di trasformare gli investimenti in volumi sostenibili e vendite remunerative.
Perché un fondo investe nelle conserve vegetali
L’interesse di Clessidra per Citres si inserisce in una strategia più ampia. Green Harvest è il fondo dedicato alle PMI italiane dell’agrifood, con l’obiettivo di accompagnare aziende che possiedono competenze industriali, marchi riconoscibili e opportunità di espansione.
L’operazione su Citres è la terza realizzata in poco più di un anno dal lancio del veicolo. Il settore agroalimentare italiano presenta numerose imprese familiari con una forte specializzazione produttiva e una presenza consolidata nei mercati di riferimento.
Molte hanno sviluppato competenze e relazioni commerciali nel corso di decenni, ma per accelerare la crescita possono aver bisogno di nuove risorse finanziarie, competenze manageriali e capacità di affrontare operazioni straordinarie.
Il private equity interviene proprio in questa fase. Un investitore può sostenere l’espansione produttiva, lo sviluppo commerciale e, quando coerente con il progetto industriale, eventuali acquisizioni. Questo non significa che Citres abbia già annunciato un programma di acquisti di altre aziende. Le priorità comunicate riguardano soprattutto capacità produttiva, internazionalizzazione e sviluppo sostenibile.
La famiglia Compri rimane al centro della gestione
Uno degli aspetti più significativi riguarda la struttura dell’operazione. Clessidra acquisisce la maggioranza, ma la famiglia Compri mantiene una partecipazione rilevante e continua a guidare operativamente l’impresa.
È un modello sempre più utilizzato nelle operazioni di private equity che coinvolgono PMI familiari. L’investitore entra nel capitale e assume il controllo societario, mentre gli imprenditori che hanno sviluppato l’azienda continuano a contribuire alla gestione.
Il vantaggio potenziale è preservare il patrimonio di conoscenze costruito nel tempo: processi produttivi, rapporti con fornitori, relazioni commerciali e capacità di interpretare il mercato. Allo stesso tempo, la permanenza nel capitale permette alla famiglia di partecipare economicamente alla crescita futura.
Non significa che il cambiamento sarà privo di difficoltà. La presenza di un fondo introduce nuove esigenze di pianificazione, governance, rendicontazione e misurazione dei risultati. La sfida sarà far convivere la cultura imprenditoriale della famiglia Compri con gli obiettivi di sviluppo del nuovo socio di maggioranza.
L’export è già il 40%: ora conta crescere senza perdere identità
La quota di fatturato estero rappresenta uno dei punti di forza di Citres. Un’incidenza del 40% dimostra che l’azienda ha già sviluppato canali commerciali internazionali e una capacità di competere al di fuori del mercato domestico.
L’obiettivo annunciato da Clessidra è rafforzare ulteriormente questa presenza. Per riuscirci sarà necessario sostenere la produzione, adattare l’offerta alle esigenze dei mercati e consolidare i rapporti con la distribuzione.
Nel settore alimentare, tuttavia, la crescita internazionale non dipende soltanto dalla qualità del prodotto. Entrano in gioco logistica, condizioni commerciali, normative, packaging, prezzi e capacità di garantire forniture regolari.
Per un’impresa di medie dimensioni, affrontare contemporaneamente più mercati può richiedere un’organizzazione più strutturata. L’ingresso di un investitore può contribuire a finanziare questo salto, ma sarà la capacità di esecuzione dell’azienda a determinarne i risultati.
Il private equity cambia il capitalismo agroalimentare veneto
L’acquisizione di Citres racconta anche una trasformazione più ampia del sistema produttivo regionale. Il Veneto possiede un tessuto agroalimentare composto da imprese familiari, aziende esportatrici e realtà industriali specializzate.
In molti casi, queste società hanno costruito la propria competitività attraverso investimenti graduali, controllo diretto della gestione e rapporti di lungo periodo con clienti e fornitori. L’ingresso di un fondo di private equity introduce una logica differente.
La proprietà viene condivisa con un investitore professionale, gli obiettivi di crescita diventano più strutturati e il percorso industriale può accelerare. Non è necessariamente una perdita per il territorio.
Se accompagnata da investimenti nello stabilimento, nelle competenze e nell’occupazione, un’operazione di questo tipo può rafforzare la presenza industriale locale. Ma la valutazione dovrà essere fatta nel tempo, osservando dove verranno realizzati gli investimenti, come evolverà la struttura aziendale e quali risultati produrrà l’espansione.
Il vero tema non è soltanto chi possiede Citres, ma quale impresa Citres diventerà nei prossimi anni.
La prova industriale arriva dopo l’acquisizione
Con il 70% del capitale, Clessidra assume il controllo di una società che ha già dimostrato capacità di crescita, portando i ricavi da 27 a circa 40 milioni di euro in quattro anni. La famiglia Compri rimane coinvolta e l’ampliamento produttivo è già in corso. Sono elementi che delineano un progetto industriale, ma non ne garantiscono il successo.
Per misurare gli effetti dell’operazione sarà necessario osservare l’andamento del fatturato, la redditività, la crescita delle esportazioni e gli investimenti effettivamente realizzati. Servirà anche capire se l’azienda riuscirà a rafforzare il proprio posizionamento senza disperdere le caratteristiche che ne hanno sostenuto lo sviluppo.
Il caso Citres è emblematico per molte PMI venete che stanno affrontando il passaggio da una crescita prevalentemente familiare a una fase più strutturata e internazionale.
Vendere la maggioranza di un’azienda non significa necessariamente concludere un percorso imprenditoriale. Può significare aprirne uno nuovo, nel quale la sfida non è più soltanto crescere, ma imparare a crescere con un socio diverso.
