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BOCIA, il cobot che ascolta gli operai: da Padova una nuova sfida per l’automazione delle PMI

Omitech sviluppa un sistema capace di ricevere comandi vocali e coordinare robot collaborativi nelle fabbriche. L’obiettivo è ridurre tempi di configurazione, attività ripetitive e rischi per gli operatori. Ma la vera sfida sarà dimostrare che la tecnologia può essere adottata anche dalle piccole imprese.

Un operatore chiede a voce un utensile. Il sistema interpreta il comando, individua l’oggetto attraverso telecamere e sensori e ordina a un robot collaborativo di recuperarlo.

È il principio alla base di BOCIA, il progetto sviluppato da Omitech, azienda tecnologica nata a Padova, per rendere la robotica collaborativa più semplice e accessibile alle piccole e medie imprese manifatturiere.

Il nome richiama il termine dialettale veneto utilizzato per indicare il giovane apprendista al quale venivano affidate le mansioni più semplici. In questo caso, però, il “bocia” non è una persona, ma una piattaforma di supervisione intelligente capace di coordinare cobot, sensori e sistemi di visione.

Il progetto è stato realizzato in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler, nell’ambito del bando IRISS gestito da SMACT Competence Center e finanziato attraverso le risorse europee di Next Generation EU.

Il problema non è comprare un robot, ma riuscire a usarlo

Negli ultimi anni molti produttori hanno presentato i cobot come la soluzione ideale per portare l’automazione anche nelle aziende più piccole.

La realtà è spesso più complessa.

Un robot può funzionare molto bene in una grande linea industriale, dove le operazioni sono ripetitive, standardizzate e programmate per grandi volumi. Le PMI manifatturiere, invece, lavorano spesso su piccole serie, commesse variabili e frequenti cambi di produzione.

Questo significa dover riconfigurare continuamente macchine, percorsi e attività.

Ed è proprio qui che l’automazione rischia di diventare troppo costosa o complicata.

BOCIA cerca di superare questo ostacolo permettendo all’operatore di impartire istruzioni attraverso il linguaggio naturale, senza dover programmare ogni singolo movimento del robot.

La vera innovazione, quindi, non consiste soltanto nel far muovere un braccio meccanico.

Consiste nel ridurre la distanza tra la tecnologia e chi deve utilizzarla ogni giorno in fabbrica.

Dalla voce al movimento del robot

BOCIA è l’acronimo di Base Operativa per il Controllo Intelligente degli Automi.

Il sistema integra un modello linguistico con Vivaldi, la piattaforma proprietaria di Omitech, e utilizza un’intelligenza artificiale comportamentale per trasformare il comando dell’operatore in una sequenza di azioni.

Quando una persona richiede un utensile, il sistema deve comprendere l’istruzione, analizzare l’ambiente e individuare l’oggetto corretto.

Per farlo utilizza telecamere stereoscopiche tridimensionali, sensori ambientali e modelli di computer vision.

La piattaforma costruisce in tempo reale una rappresentazione digitale dello spazio di lavoro, riconosce gli oggetti e ne calcola la posizione.

Il passaggio è determinante perché nelle fabbriche reali gli utensili e i componenti non si trovano sempre esattamente nello stesso punto.

Un robot programmato per operare in un ambiente perfettamente statico rischierebbe quindi di bloccarsi o richiedere frequenti interventi tecnici.

Un sistema indipendente dal produttore del robot

Uno degli aspetti più interessanti del progetto è l’architettura vendor-agnostic.

Il software è stato progettato per dialogare con robot e macchinari di produttori differenti, evitando di legare l’impresa a un’unica marca.

Per una PMI non è un dettaglio.

Un sistema chiuso può obbligare l’azienda ad acquistare hardware specifico, rendere più costosa la manutenzione e limitare le possibilità di aggiornamento.

Una piattaforma aperta, almeno nelle intenzioni, può invece integrarsi con tecnologie già presenti nello stabilimento e ridurre la dipendenza da un singolo fornitore.

Anche questo elemento, però, dovrà essere verificato sul campo.

Essere compatibili con marchi differenti in fase progettuale non significa automaticamente riuscire a dialogare senza problemi con macchinari di età, software e caratteristiche molto diverse.

Meno setup, più produttività e maggiore sicurezza

Secondo le stime diffuse da Omitech, BOCIA potrebbe ridurre i tempi di setup dell’isola robotica tra il 40% e il 60%.

L’aumento di produttività atteso si collocherebbe tra il 20% e il 35%, mentre gli incidenti nell’area di lavoro potrebbero diminuire fino al 70%.

Si tratta di risultati potenzialmente rilevanti, ma che devono essere interpretati con prudenza.

Sono infatti stime elaborate dall’azienda e non ancora risultati consolidati su un numero significativo di installazioni industriali.

Il prodotto deve ancora affrontare la fase più importante: quella delle sperimentazioni dirette nelle imprese e della validazione in condizioni produttive reali.

Una fabbrica non è un laboratorio.

Rumore, polvere, variazioni ambientali, accenti, comandi ambigui, interferenze e imprevisti possono modificare profondamente le prestazioni di un sistema vocale e robotico.

La capacità di funzionare in modo affidabile in questi contesti determinerà il reale valore commerciale della soluzione.

Il cobot non dovrebbe sostituire l’operaio

L’obiettivo dichiarato non è eliminare l’operatore dalla fabbrica, ma liberarlo dalle attività più semplici e ripetitive.

Il robot può spostare semilavorati, recuperare utensili o gestire operazioni accessorie, mentre la persona mantiene il controllo delle attività che richiedono esperienza, capacità decisionale e competenza tecnica.

È una distinzione importante.

Nel dibattito sull’automazione industriale, l’attenzione si concentra spesso sul numero di posti di lavoro che potrebbero scomparire.

Nelle PMI venete il problema è talvolta opposto.

Molte aziende faticano a trovare personale, soprattutto per attività produttive fisicamente impegnative, ripetitive o considerate poco attrattive.

Un sistema come BOCIA potrebbe quindi non sostituire lavoratori disponibili, ma aiutare le imprese a gestire una carenza crescente di manodopera.

La domanda da porsi è allora diversa: la tecnologia servirà a valorizzare le competenze delle persone oppure diventerà soltanto uno strumento per ridurre il costo del lavoro?

La risposta dipenderà da come verrà introdotta nelle aziende.

Un investimento che deve ripagarsi in meno di tre anni

Omitech stima per le imprese un tempo di ritorno dell’investimento compreso tra 18 e 30 mesi.

È un intervallo potenzialmente compatibile con le esigenze industriali, ma il calcolo dovrà comprendere non soltanto il prezzo del software e del robot.

Dovranno essere considerati anche:

  • integrazione con i macchinari esistenti;
  • formazione degli operatori;
  • manutenzione;
  • assistenza tecnica;
  • adattamento degli spazi;
  • sicurezza;
  • eventuali fermi durante l’installazione.

Per una grande azienda, un progetto pilota non riuscito può rappresentare un costo sostenibile.

Per una PMI, invece, un investimento sbagliato può pesare in maniera significativa sul bilancio.

La tecnologia dovrà quindi dimostrare di essere non soltanto innovativa, ma anche affidabile, semplice da installare e sostenibile economicamente.

L’obiettivo è arrivare sul mercato entro 18 mesi

Omitech punta a portare BOCIA sul mercato entro 18 mesi.

L’azienda prevede di raggiungere tra 30 e 80 PMI clienti e generare tra 2 e 4 milioni di euro di fatturato aggiuntivo entro il terzo anno.

Fondata nel 1997, Omitech conta 35 dipendenti e un fatturato dichiarato di 2,6 milioni di euro. Dal 2017 opera anche nella robotica collaborativa e sociale attraverso la piattaforma Vivaldi.

Gli obiettivi commerciali indicati sono ambiziosi.

Per raggiungerli non basterà dimostrare che BOCIA funziona tecnicamente.

Sarà necessario costruire una rete di installatori, integratori, partner hardware e assistenza capace di accompagnare le imprese anche dopo l’acquisto.

Nella robotica industriale, infatti, la qualità del supporto è spesso importante quanto quella dell’algoritmo.

Dalla dimostrazione tecnologica alla fabbrica

BOCIA affronta uno dei problemi più concreti dell’innovazione nel Nordest: portare l’intelligenza artificiale dentro le fabbriche senza costringere le imprese a rivoluzionare completamente i propri impianti.

Il progetto prova a rendere i robot più semplici da configurare, più flessibili e più vicini al modo naturale con cui lavorano le persone.

Ma il successo non si misurerà dal numero di tecnologie integrate o dalla qualità della dimostrazione.

Si misurerà quando un piccolo imprenditore potrà installare il sistema, formare rapidamente i propri dipendenti e ottenere un miglioramento verificabile della produttività e della sicurezza.

Il Veneto non ha bisogno soltanto di prototipi interessanti.

Ha bisogno di soluzioni che possano entrare nelle sue migliaia di PMI senza diventare troppo costose, fragili o complesse.

La vera sfida di BOCIA comincia adesso: dimostrare che un cobot capace di ascoltare può anche comprendere le esigenze economiche e operative delle piccole imprese.

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