Le imprese accelerano sull’Intelligenza Artificiale, ma la disponibilità di competenze non tiene il passo. In Veneto 26.030 dei 47.150 lavoratori richiesti con elevate competenze nelle tecnologie digitali avanzate risultano difficili da reperire: il 55,2%, contro il 50,8% nazionale. Padova e Treviso arrivano al 59,9%, Vicenza al 58,1%. Il rischio è che il vero limite all’adozione dell’AI non sia la tecnologia, ma la mancanza delle persone capaci di integrarla nelle aziende.
L’Intelligenza Artificiale corre più velocemente del mercato del lavoro.
Mentre le imprese aumentano gli investimenti nelle tecnologie digitali, cresce infatti la difficoltà nel trovare persone capaci non semplicemente di utilizzare nuovi strumenti, ma di integrarli nei processi aziendali.
Nel 2025 le imprese italiane hanno cercato 621.180 lavoratori con elevate competenze digitali avanzate. Di questi, 315.560 sono risultati difficili da reperire, pari al 50,8% del totale.
È il quadro tracciato dall’Ufficio Studi di Confartigianato, sulla base dei dati del Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro.
Attenzione però alla definizione: i 316mila non sono esclusivamente “tecnici dell’AI”.
L’analisi comprende lavoratori ai quali viene richiesta un’elevata capacità di applicare tecnologie come Intelligenza Artificiale, cloud computing, Industrial Internet of Things, data analytics e big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain.
Una distinzione importante per leggere correttamente il fenomeno.
In Veneto mancano 26.030 profili: il mismatch supera la media italiana
Nel Veneto il problema è ancora più accentuato.
Le imprese hanno richiesto 47.150 lavoratori con elevate competenze nelle tecnologie digitali avanzate. Per 26.030 posizioni il reperimento è risultato difficile.
Significa il 55,2% del totale, contro una media italiana del 50,8%.
Il Veneto è inoltre la quarta regione italiana per numero assoluto di professionalità difficili da trovare, dopo Lombardia, Campania e Lazio.
| Regione | Profili richiesti | Difficili da reperire | Quota |
|---|---|---|---|
| Lombardia | 121.440 | 60.960 | 50,2% |
| Campania | 66.950 | 31.130 | 46,5% |
| Lazio | 66.760 | 30.780 | 46,1% |
| Veneto | 47.150 | 26.030 | 55,2% |
| Emilia-Romagna | 45.700 | 25.640 | 56,1% |
Il confronto mostra un elemento significativo: il problema veneto non dipende soltanto dall’elevata domanda di competenze. La difficoltà relativa di reperimento è superiore di 4,4 punti percentuali alla media nazionale e anche a quella della Lombardia.
Padova e Treviso sfiorano il 60%
Il dato provinciale permette di capire meglio dove il mismatch diventa più evidente.
A Verona risultano difficili da reperire 5.180 lavoratori, pari al 53,8% della domanda.
A Padova sono 5.120, ma l’incidenza sale al 59,9%.
Segue Venezia con 4.780 e un tasso decisamente inferiore, pari al 45,6%.
A Treviso mancano 4.650 figure, ancora una volta con un’incidenza del 59,9%, mentre Vicenza registra 4.290 profili difficili da reperire, pari al 58,1%.
Sono numeri particolarmente significativi per alcune delle province a maggiore densità manifatturiera della regione.
Padova, Treviso e Vicenza hanno tutte un mismatch vicino o superiore al 58%.
Il 71,8% delle imprese sta investendo nella transizione digitale
Il problema delle competenze emerge mentre le aziende stanno aumentando gli investimenti.
Secondo Confartigianato, il 71,8% delle imprese ha effettuato investimenti in almeno un ambito della transizione digitale, dall’adozione delle tecnologie alla loro integrazione organizzativa fino allo sviluppo di nuovi modelli di business.
La percentuale raggiunge il 73,4% nei servizi e si attesta al 70,8% nella manifattura, utilities e costruzioni.
La dinamica dell’AI nelle piccole imprese è ancora più rapida.
Le elaborazioni dell’Ufficio Studi stimano per il 2025 una crescita del 110,8% delle piccole imprese che utilizzano Intelligenza Artificiale. La penetrazione italiana tra le piccole imprese arriva al 14,2%, contro il 17% medio dell’Unione europea e il 23,1% della Germania.
La distanza europea rimane, ma il processo di adozione è ormai avviato.
Il primo ostacolo all’AI? Non sono i costi
Il dato forse più significativo dell’indagine riguarda ciò che impedisce alle aziende di utilizzare maggiormente l’Intelligenza Artificiale.
Il 58,6% delle imprese indica la mancanza di personale qualificato come principale ostacolo.
Seguono:
- 47,3%: scarsa chiarezza legislativa;
- 45,2%: indisponibilità o insufficiente qualità dei dati;
- 43,2%: privacy e protezione dei dati;
- 43%: costi elevati;
- 25,7%: questioni etiche.
È un ordine interessante.
Il capitale umano viene prima del costo della tecnologia.
Per molte imprese il problema non sembra più essere capire se l’AI possa essere utilizzata, ma trovare qualcuno capace di introdurla correttamente nei processi.
Non servono soltanto programmatori
C’è poi un secondo equivoco da evitare.
La domanda di competenze AI non coincide necessariamente con la ricerca di data scientist o sviluppatori.
In un sistema produttivo come quello veneto servono anche persone capaci di combinare conoscenza del processo industriale e competenza digitale.
Un tecnico della produzione che comprende dati e automazione. Un responsabile commerciale capace di integrare strumenti AI nel CRM. Un tecnico meccatronico che sappia lavorare con sistemi predittivi. Un responsabile amministrativo capace di automatizzare processi mantenendo controllo e conformità.
I dati Excelsior di maggio 2026 confermano quanto il problema sia più generale: a livello nazionale risultava difficile reperire il 42,9% di tutti i profili professionali ricercati dalle imprese. A febbraio la difficoltà saliva al 51,1% per i tecnici e al 64,1% per gli operai specializzati.
L’AI si inserisce quindi dentro un mismatch del lavoro che esisteva già e rischia di renderlo più evidente.
Per il Veneto la formazione diventa politica industriale
Il dato arriva mentre la Regione Veneto sta investendo 15,7 milioni di euro nella programmazione ITS Academy 2026-2028. Il collegamento tra le due questioni è evidente. Se oltre metà delle professionalità digitali avanzate richieste dalle imprese venete è difficile da trovare, gli ITS Academy diventano parte della politica industriale regionale, non soltanto della politica educativa. Ma servirà anche una seconda strada. Formare nuovi lavoratori richiede anni. L'adozione dell'AI sta avvenendo adesso.
Per le imprese venete diventa quindi necessario anche riqualificare chi è già occupato, trasferendo competenze digitali dentro amministrazione, produzione, commerciale, progettazione e management.
Il rischio è comprare l’AI senza riuscire a usarla
Il dato dei 26.030 profili difficili da reperire in Veneto porta infine a una questione di competitività.
L’accesso alla tecnologia sta diventando progressivamente meno discriminante. Modelli AI, software, cloud e strumenti di automazione sono disponibili anche per aziende relativamente piccole.
Ciò che rimane scarso è la capacità di integrare quelle tecnologie dentro un processo produttivo e trasformarle in maggiore produttività.
Per un’economia caratterizzata da migliaia di PMI questo potrebbe diventare uno dei principali colli di bottiglia dei prossimi anni.
Perché acquistare una licenza AI è semplice.
Trovare qualcuno capace di capire dove usarla, collegarla ai dati aziendali, modificare i processi e misurarne il ritorno economico è molto più difficile.
E in Veneto, oggi, oltre una professionalità digitale avanzata su due che le imprese cercano è già difficile da trovare.
