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Sabato Spritz #62: perché la prossima idea ci sembra sempre la migliore?

🍹Amici di Sabato Spritz, c’è un tratto curioso che accomuna imprenditori, businessman, freelance, creativi, chiunque abbia mai provato a costruire qualcosa partendo dal niente: la convinzione, spesso irrazionale, che la prossima idea sarà migliore di quella che abbiamo già tra le mani.

È un’attrazione silenziosa, sottile, che si manifesta nei momenti più complicati dell’avventura imprenditoriale: una metrica che non sale, un mese storto, il cliente che non capisce, una deadline che si allunga e allunga e allunga. Ed eccola lì, puntuale come il conto al pub a fine serata: la nuova idea che ti sussurra all’orecchio che forse, davvero, con lei “questa volta sarà tutto diverso”.

La verità è molto meno poetica e anche un po’ banale: il nuovo ci piace perché è intatto e non si è ancora misurato con la dura realtà. L’idea attuale, invece, la conosciamo troppo bene. Non è più romantica, si è riempita di dettagli, compromessi, correzioni, date di consegna, bug, riunioni, micro-decisioni. Insomma,è diventata un lavoro. E quando l’adrenalina svanisce e rimane solo la parte faticosa, è naturale che il nostro cervello inizi a immaginare scenari più luminosi altrove.

🛫 Il fascino del “non ancora”

È lo stesso meccanismo che trasforma un flirt estivo nel ricordo perfetto, mentre la relazione che hai davanti sembra ogni giorno più impegnativa. Non è che il flirt fosse speciale, è che non avete avuto il tempo di decollare e, dunque, litigare 😅

Tutto questo crea un bias cognitivo molto preciso: il nuovo sembra migliore solo perché non ha avuto ancora occasione di diventare difficile, di diventare realtà.

La fase iniziale è facile da amare: brainstorming, visione, entusiasmo, post-it, pitch. Ci si sente intelligenti, veloci, creativi, aperti a qualsiasi possibilità incredibile la vita ci stia riservando. Poi arriva quella parte lenta, faticosa, ripetitiva, in cui devi semplicemente fare il mestiere: correggere, ascoltare, limare, tornare indietro, riprovare mille volte. La parte dove non succede niente di epico, ma si costruisce la sostanza.

È qui che nasce il desiderio di fuga, amico startupper: il nuovo progetto come scorciatoia emotiva, come scusa nobile per non affrontare il tratto più duro del cammino.

📈 Crescere significa attraversare la parte opaca (e noiosa!)

A differenza di quello che si potrebbe pensare, da Business Angel ho potuto osservare che costruire qualcosa di valore non è tanto un esercizio di genialità, ma di continuità. Essere brillanti ovviamente ci aiuta, ma spesso la scintilla creativa cala con il calare dell’entusiasmo, e le menti più istrioniche si annoiano ben presto. Dunque ti consiglio di abituarti alla noia, che non deve essere interpretata immediatamente come un segnale d’allarme. So che è difficile, ma dobbiamo comprendere che annoiarsi è parte naturale del processo e persino del progresso!

Non c’è una regola universale per capire quando è giusto insistere e quando è giusto lasciar andare, ma prima di cedere alla seduzione del nuovo, amico startupper, prova a chiederti: sto impegnando i miei pensieri per una nuova opportunità reale, o sto scappando da un passaggio che non ho voglia di affrontare?

A volte il nuovo progetto è davvero il passo da fare. Molte altre, invece, è solo un rifugio “cool” per non affrontare il punto più difficile della crescita. E il paradosso è che proprio lì, in quel tratto che sembra noioso, complicato e poco creativo, c’è la parte in cui il progetto smette di essere un’idea e diventa qualcosa che potrebbe davvero durare.

Ti lascio con questa riflessione, sorseggiando – un po’ annoiato – il mio consueto spritz del sabato. Alla prossima,
Andrea

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