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Sabato Spritz #50: il Marketing tribale: fare community intorno alla tua Startup

Amici startupper o aspiranti tali, oggi è il 50° numero di Sabato Spritz! 🎉
Per festeggiare, dopo tanto tempo, torniamo a parlare di community! 

Non agglomerati generici di persone, bensì comunità formate da persone a cui un progetto fa battere il cuore, persone che desiderano sentirsi parte di qualcosa. Non utenti. Non clienti. Non follower. Non fan. Tribù. In alto gli Spritz e cominciamo subito! 🍹

🔍 Cosa vuol dire fare Marketing Tribale

Il marketing tribale non è una trovata new age, né una setta segreta per hipster digitali. È una strategia che mette al centro le persone, non i numeri.

Funziona così: invece di sparare adv ovunque sperando che qualcuno clicchi, costruisci intorno al tuo prodotto una community compatta e appassionata. Gente che si riconosce nella tua visione, nei tuoi valori, magari persino nei tuoi difetti! Gente che si sente parte attiva del tuo progetto e che vi ritrova uno spazio di aggregazione.

Pensate a Harley-Davidson: quando comprate una moto, non entrate solo in possesso di un veicolo, entrate in un club fatto di adesivi, raduni, racconti di viaggi epici su due ruote. Quel senso di appartenenza vale infinitamente di più di un buon engagement, perché è la sua trasposizione concreta nella vita “reale” (IRL come direbbero i giovani). 🏍

🙌 Perché le startup di nicchia ne hanno più bisogno delle altre

Amici startupper, se vendete un servizio originale, di nicchia, il vostro pubblico è ridotto, ma molto appassionato! E quando un appassionato scopre che voi “capite” esattamente il suo problema e parlate la sua lingua diventa per voi una cassa di risonanza ambulante.

Puntare su una tribe significa puntare su ciò che mette in relazione le persone. Significa dedicare tempo a venti persone che ne parleranno con altri quindici, i quali coinvolgeranno dieci amici a loro volta. Risultato? Crescete in modo organico e con un ROI autentico, non fatto di click fasulli e controproducenti “mi piace” di bot.

📽 Dietro le quinte: il racconto che fa innamorare

Avrete ormai capito che non amo la comunicazione troppo tradizionale, fredda e spesso inutilmente altisonante. Proprio per questo, se avete una startup nascente che cerca di creare coinvolgimento, mostrate sempre “l’altra faccia della medaglia”.

Se il vostro target è giovane e giocoso, raccontate i vostri fallimenti, le decisioni prese in modo impulsivo, i primi loghi disastrosi, la macchinetta del caffè che non funziona mai. Raccontate storie, condividete le vostre scrivanie, fate vedere alle persone chi siete veramente e le persone si riconosceranno.

Pensate agli Indie Hackers, una community nata intorno a chi crea e vende prodotti digitali da solo. Non è solo un sito, è un ecosistema dove chiunque può raccontare il proprio percorso, ricevere feedback in tempo reale e crescere, o fallire, insieme. Alla fine, il valore di quell’ecosistema non si misura in numeri totali, ma in storie che fanno dire “sì, anch’io vorrei lanciare qualcosa di mio”.

Buffer, piattaforma per il social media management, è un esempio emblematico di come la trasparenza radicale, per esempio, possa rafforzare una community e costruire fiducia attorno a un progetto.
Anni fa, Buffer ha reso pubblici gli stipendi di tutti i suoi dipendenti, condividendo anche formule di calcolo, metriche finanziarie e altri dati aziendali. Dopo la pubblicazione del database degli stipendi, Buffer ha registrato un aumento del 229% nelle candidature per posizioni aperte.  La trasparenza ha contribuito a costruire una community di utenti e sostenitori che si identificano nei valori dell’azienda, creando un legame autentico e duraturo.

Se siete convinti che il vostro prodotto valga, ma sentite che manca l’“X-Factor”, è possibile che vi manchi la vostra tribù. Rendete le persone protagoniste: coinvolgetele, chiedete opinioni, ringraziate chi segnala un bug. Fatele sentire parte del processo, non destinatarie di un prodotto

Alla prossima,
Andrea 🍹

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