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Come sta l’economia del Veneto a 9 mesi dall’inizio della pandemia? Il bollettino della Regione

Nell’attuale scenario di incertezza dominato dall’emergenza sanitaria, le previsioni per il PIL veneto prospettate nel bollettino socio-economico dalla Regione disegnano una contrazione nel 2020 del -10%, più intensa rispetto al -9,6% nazionale. Per i consumi delle famiglie, dopo la timida dinamica del 2019, si prevede una diminuzione pari a -11,9% e per gli investimenti -12,8%. Si stima che il PIL veneto nel 2019 sia cresciuto dello 0,5%, di poco sopra la media nazionale. Il risultato del 2019 è attribuibile ad una buona performance del settore edilizio (+3,4%) e alla tenuta del terziario (+0,9%), accompagnate da risultati meno positivi per l’industria veneta, che chiude l’anno con un -0,6% su base annua, e del comparto agricolo (-7,9%).

Le imprese

Nel periodo aprile-giugno 2020, il settore imprenditoriale mostra una leggera contrazione a livello tendenziale: Veneto e Italia chiudono il secondo trimestre del 2020, rispettivamente, con un -0,6% e -0,2% rispetto al secondo trimestre del 2019, un calo più marcato per i comparti industriale e agricolo; il terziario invece mostra di reggere quasi in equilibrio (-0,4% in Veneto e +0,1% in Italia). Tutti i comparti fanno registrare variazioni congiunturali non negative, sia a livello nazionale che regionale.

L’impatto del COVID-19 sulle imprese

In un contesto condizionato dal Covid-19, il 29,1% delle imprese venete è riuscito a rimanere attivo per tutto il lockdown, il 32% ha potuto riprendere prima del 4 maggio e il rimanente 38,9% ha visto una sospensione dell’attività almeno fino al 4 maggio. Sono 4 su 10 le imprese venete che tra marzo e aprile 2020 hanno visto ridursi il fatturato di oltre il 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un ulteriore 12,6% di imprese venete non ha fatturato nel bimestre osservato. Gli effetti che destano particolare preoccupazione sono principalmente legati alla carenza di liquidità: sia in Italia che in Veneto circa una impresa su due prevede una mancanza di liquidità per far fronte alle spese nel corso del 2020 e più di una impresa su tre prevede seri rischi operativi e di sostenibilità.

L’export

Soffre l’export: nei primi sei mesi del 2020 il Veneto ha registrato una flessione del 14,6% rispetto allo stesso periodo del 2019, corrispondente a 4,7 miliardi di euro in meno rispetto a quanto esportato nel
primo semestre 2019. Un sensibile impulso negativo alla dinamica dell’export regionale proviene da alcuni dei principali partner europei: Francia, Regno Unito e Spagna. Nel principale mercato di
riferimento delle imprese venete, quello tedesco, la riduzione delle vendite supera abbondantemente i 300 milioni di euro. Le uniche note positive arrivano dal mercato elvetico, +185 milioni di euro. A livello settoriale, solo il comparto chimico-farmaceutico registra un saldo positivo (+8,2% rispetto ai primi sei
mesi del 2019), mentre sono consistenti le riduzioni del fatturato estero per il comparto moda, i macchinari e le forniture mediche.

Il turismo

Dopo un 2019 con cifre record per il turismo veneto, il 2020 è iniziato con un gennaio caratterizzato da incrementi importanti (presenze +8,1%). I primi segni della pandemia cominciano a mostrarsi a fine febbraio con una contrazione degli arrivi (-7,4%), il crollo dei flussi turistici inizia a marzo (-83,7% delle presenze), continua ad aprile (-95,7%) e a maggio (-93,4%), quando si può iniziare a viaggiare solamente entro i confini regionali, ma anche a giugno (-79%) quando tali limitazioni vengono meno. A luglio la ripresa è più evidente, con flussi turistici che comunque rappresentano la metà di quelli registrati a luglio 2019, con un +3,2% di italiani e un +25,5% di veneti. Ad agosto si registra un -28% delle presenze complessive e i primi 8 mesi dell’anno si chiudono così con un -55,8%: le presenze di turisti stranieri diminuiscono del 71%, mentre quelle italiane del 23,8%. La principale provenienza estera rimane la Germania, mentre gli U.s.a. scendono dal 5° all’11° posto della graduatoria. La provincia che perde di più è Verona (-63% delle presenze), poi Padova (-61,9%), Treviso (-58,1%) e Venezia (-56,5%). Sul fronte delle entrate economiche, nel 2019 la spesa effettuata nel trimestre marzo-maggio dagli stranieri in Veneto pesa circa il 21,5% del totale annuale ed è stimata pari a 1,3 miliardi di euro. In mancanza di una stima aggiornata da parte di Banca d’Italia, ipotizzando una capacità di spesa degli stranieri giunti anche quest’anno in Veneto uguale a quella dello scorso anno, le perdite del periodo gennaio-agosto 2020 si potrebbero aggirare attorno ai 3,2 miliardi di euro.

Il bollettino completo al seguente link: https://statistica.regione.veneto.it/Pubblicazioni/bollettino_socio_economico/scenario_economico_congiuntura_ottobre_2020.pdf

Giada Mazzucco

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