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La crisi e l’ecosistema delle startup, tra chi ha fatto assunzioni e chi ha subìto una riduzione della domanda

In un anno fortemente condizionato dalla pandemia Covid-19, l’ecosistema delle startup prova a reggere il colpo. La crisi ha indotto il governo ad avanzare un piano di rilancio con delle misure a sostegno delle imprese, interventi che hanno coinvolto anche le realtà innovative. Secondo un’indagine condotta da VC Hub Italia (associazione dei Venture Capital italiani, degli investitori in innovazione e delle startup italiane) in collaborazione con la società di consulenza Ey, gli interventi del governo stanno portando benefici al mondo dell'innovazione Made in Italy, prospettandone uno scenario comunque incoraggiante. Per capire come sta evolvendo il quadro più recente, è utile approfondire il calo delle startup innovative. “Il fatto che le startup siano state capaci di navigare controvento lascia intravedere importanti margini di miglioramento dell’ecosistema, in presenza però di norme che ne agevolino l’esistenza e l’operatività. Il momento per intervenire al fine di ridurre il divario che abbiamo con altri Paesi europei è adesso”, ha spiegato il direttore di VC Hub Italia, Francesco Cerruti, a Il Messaggero.

Numeri

Nel primo semestre del 2020 il 58% delle startup ha assunto personale, il 32% ha registrato un incremento della domanda e il 27% una crescita dei ricavi. Inoltre, il 62% delle imprese ha lavorato in smart working senza compromettere la produttività e per l’85% dei fondatori torneranno i valori pre-pandemia una volta chiusa la fase emergenziale. Tuttavia, a causa della crisi, il 68% delle startup ha dichiarato di aver subìto una riduzione della domanda, l’80% ha tagliato fino al 15% il salario del personale e il 55% è dovuto ricorrere alla cassa integrazione. Le criticità hanno toccato anche i fondi di Venture Capital: oltre la metà è alla ricerca di nuovi finanziamenti per ripartire.

L’ecosistema fintech sta dando segnali importanti in termini di rafforzamento, raccogliendo dall’attività di fundraising nell’arco dei primi 8 mesi del 2020 una cifra di 90 milioni di euro. Sebbene nel 2019 in Italia solamente il 2% del capitale totale investito è stato riversato in fintech (basti pensare che il Re­gno Unito e la Germania hanno investito nello stesso settore il 50% e il 19% degli investimenti), il gap con i paesi europei ora comincia a assottigliarsi.

Giada Mazzucco

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