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Il Veneto punta a diventare un European Digital Innovation Hub: la palla passa al Mise

Il Veneto si candida per diventare un European Digital Innovation Hub, ovvero un polo che promuove la trasformazione digitale e che supporta le PMI nei processi e nello sviluppo dei prodotti o servizi attraverso l’uso di tecnologie avanzate essenziali per la loro competitività. Ancora molte imprese, oggi, si scontrano con la mancanza di competenze e strumenti digitali, nonchè con i costi esosi che le soluzioni tecnologiche richiedono. Per imprimere un’accelerazione, la Commissione Europea ha scelto di destinare un tesoretto nel bilancio 2021-2027 (tra i 500.000 mila euro e 1 milione all’anno per ogni Hub che, sommato al contributo degli Stati Membri e delle Regioni pari all’ammontare del cofinanziamento nazionale/regionale, dovrebbe consentire un investimento tra 1 e 2 milioni di euro all’anno per ciascun EDIH) a favore della trasformazione digitale nell’ambito del programma Digital Europe.

La candidatura, ottenuto il placet della Regione Veneto, è stata presentata al Ministero della Sviluppo Economico mediante l’iscrizione entro i termini stabiliti all’apposito bando. Il progetto vanta il supporto di SMACT Competence center, Infocamere, Unioncamere Veneto, Confindustria Siav, Confartigianato Vicenza, Intesa Sanpaolo, Univeneto, T2i, Area Science Park e Parco Galileo. Fabrizio Dughiero, protettore dell’Università di Padova e presidente del consiglio di gestione di SMACT, ritiene la candidatura veneta forte e strutturata: “Abbiamo scelto un tema articolato: il nostro focus tecnologico sarà sull’intelligenza artificiale in continuità con le competenze di SMACT (AIoT) e del network, assieme al tema della blockchain per valorizzare gli aspetti più strategici della cybersecurity applicata all’impresa 4.0. Mentre il focus settoriale sarà sulle specializzazioni del Veneto, cioè Agrifood, Manufacturing, Creative industries e Sustainable living“.

A fronte delle 60 domande di iscrizione pervenute, il Mise è chiamato ora ad una cernita al fine di individuare le candidature più idonee che potranno partecipare alla fase di selezione continentale. L’Italia potrà avanzare un minimo di 18 programmi fino a un massimo di 28. L’obiettivo della Commissione Europea è quello di avere almeno un centro in ogni regione, affinchè tutte le imprese possano contare su un polo di riferimento territoriale dove poter sperimentare le tecnologie e testare i brevetti.

Giada Mazzucco

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