La Commissione europea riconosce 9PV-up come progetto strategico del Critical Raw Materials Act. La società veneziana punta a realizzare un impianto capace di recuperare fino al 90% del peso dei moduli fotovoltaici e oltre il 95% del loro valore materiale. Un investimento che può trasformare i pannelli a fine vita da problema ambientale a fonte di silicio, argento e altre risorse per l’industria europea.
L’Europa sta installando milioni di pannelli fotovoltaici per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Ma dietro questa trasformazione si sta formando una seconda sfida industriale, destinata a diventare sempre più importante nei prossimi anni: che cosa accadrà quando quei pannelli dovranno essere sostituiti?
La risposta non riguarda soltanto lo smaltimento dei rifiuti. All’interno di un modulo fotovoltaico si trovano materiali che hanno già attraversato processi industriali complessi e costosi: vetro, alluminio, rame, silicio e piccole quantità di argento.
Recuperarli in modo efficiente significa ridurre la quantità di rifiuti, ma anche riportare nel sistema produttivo europeo materie prime che altrimenti dovrebbero essere acquistate nuovamente sul mercato internazionale.
È su questa opportunità che sta lavorando 9-Tech, società tecnologica veneziana specializzata nello sviluppo di processi avanzati per il recupero dei materiali dai pannelli fotovoltaici a fine vita.
Il 9 ottobre 2026 l’azienda ha annunciato che il proprio progetto 9PV-up è stato riconosciuto dalla Commissione europea come Progetto Strategico nell’ambito del Critical Raw Materials Act, il regolamento con cui Bruxelles intende rafforzare la sicurezza delle forniture di materie prime essenziali per l’industria.
Il riconoscimento arriva mentre la società si prepara a compiere il passaggio più delicato per qualsiasi tecnologia industriale: uscire dalla sperimentazione e dimostrare che il processo può funzionare su scala produttiva.
Un impianto a Meolo per recuperare i materiali dei pannelli
Il progetto prevede la realizzazione del primo impianto industriale basato sulla tecnologia brevettata di 9-Tech, in un’area produttiva del comune di Meolo, in provincia di Venezia. La capacità nominale prevista è di circa 600 chilogrammi di pannelli fotovoltaici all’ora. Secondo le specifiche progettuali pubblicate dall’azienda, il processo potrà recuperare, per ogni ora di funzionamento, circa 390 kg di vetro, 90 kg di alluminio, 15 kg di silicio, 4 kg di rame e 0,2 kg di argento.
Sono quantità che aiutano a comprendere la composizione economica di un pannello solare. Il vetro e l’alluminio rappresentano gran parte della massa recuperabile, mentre silicio e argento, pur presenti in quantità molto inferiori, possono contribuire in modo significativo al valore dei materiali estratti.
9-Tech dichiara l’obiettivo di recuperare fino al 90% del peso dei moduli e oltre il 95% del valore dei materiali contenuti. Si tratta di prestazioni attese dal processo, che dovranno essere confermate nell’esercizio industriale continuativo.
Perché recuperare l’argento può cambiare l’economia del riciclo
Il riciclo dei pannelli fotovoltaici non è un’attività nuova. Il problema è recuperare i materiali con una qualità e un costo tali da renderne conveniente il riutilizzo. Smontare un pannello e separarne le componenti più grandi non è necessariamente la parte più difficile. La sfida cresce quando bisogna trattare le celle fotovoltaiche, nelle quali materiali differenti sono strettamente integrati.
Il valore del recupero non dipende quindi soltanto dalle tonnellate lavorate. Dipende anche da quali materiali vengono recuperati, con quale purezza e a quale costo. L’argento è un esempio particolarmente efficace. In un singolo pannello è presente in quantità limitate, ma su grandi volumi di trattamento può diventare una componente importante dell’economia dell’impianto.
Lo stesso vale per il silicio, il cui recupero può aprire opportunità industriali differenti a seconda delle caratteristiche qualitative raggiunte. La possibilità di ottenere materiali riutilizzabili in applicazioni ad alto valore è ciò che distingue un impianto di riciclo avanzato da un’attività concentrata prevalentemente sul recupero delle frazioni più pesanti.
La tecnologia: tre fasi per separare i materiali
Il processo sviluppato da 9-Tech combina diverse lavorazioni. La prima riguarda il riconoscimento e lo smontaggio dei moduli, con la separazione delle cornici in alluminio e delle scatole di giunzione.
Segue una fase di trattamento termico e meccanico, finalizzata a separare i componenti del laminato e recuperare vetro, rame e celle fotovoltaiche. Infine, attraverso trattamenti a ultrasuoni, il processo punta a recuperare argento e silicio dalle celle.
L’azienda presenta la tecnologia come un sistema ad alta automazione, sviluppato per migliorare l’efficienza del recupero e la valorizzazione economica dei materiali.
Ma la verifica decisiva arriverà quando il processo dovrà funzionare per lunghi periodi, trattando pannelli con caratteristiche e condizioni differenti, mantenendo costanti qualità, consumi e costi operativi.
Dalla ricerca all’industria: il passaggio da TRL 6 a TRL 8
Uno degli elementi più importanti del progetto è il livello di maturità tecnologica. 9-Tech intende passare da TRL 6 a TRL 8, utilizzando la scala Technology Readiness Level impiegata per valutare il grado di sviluppo delle tecnologie. In termini pratici, significa passare da una soluzione dimostrata in un ambiente rilevante a un sistema completo, qualificato e vicino all’utilizzo operativo.
È un salto impegnativo.
Un prototipo può dimostrare che una tecnologia funziona. Un impianto industriale deve dimostrare qualcosa di più: che funziona in modo affidabile, ripetibile, sicuro ed economicamente sostenibile. La differenza è sostanziale. Per un investitore industriale non basta sapere che il processo riesce a recuperare argento o silicio.
Occorre conoscere il costo per tonnellata trattata, la disponibilità dell’impianto, i consumi energetici, le spese di manutenzione e il valore effettivo dei materiali venduti. È su questi parametri che si misurerà la possibilità di replicare la tecnologia in altri siti.
Un milione di euro di sostegno regionale
Il percorso industriale di 9PV-up beneficia anche del sostegno della Regione Veneto. Nell’ambito del PR Veneto FESR 2021-2027, Azione 1.1.4, il progetto ha ottenuto un sostegno pubblico complessivo di 1 milione di euro, di cui 400 mila euro a fondo perduto e la restante parte attraverso una componente finanziaria da restituire secondo le condizioni previste.
Il contributo è finalizzato a sostenere la trasformazione della tecnologia in una soluzione industriale. È importante distinguere questo finanziamento dal nuovo riconoscimento europeo. Essere selezionati come progetto strategico del Critical Raw Materials Act non significa ricevere automaticamente un ulteriore contributo da Bruxelles.
Lo status può favorire l’accesso a percorsi autorizzativi e a interlocutori finanziari, ma non equivale alla disponibilità immediata del capitale necessario per completare l’impianto. 9-Tech ha inoltre annunciato il sostegno di EIT RawMaterials a un percorso di upscaling, destinato ad accompagnare la tecnologia verso la scala industriale.
Il progetto ha cambiato sede: da Porto Marghera a Meolo
Un dettaglio importante riguarda la localizzazione dell’impianto. Le prime presentazioni del progetto indicavano Porto Marghera come sede prevista per la realizzazione.
Successivamente, nell’aprile 2026, 9-Tech ha comunicato di aver individuato un nuovo sito industriale nel comune di Meolo, spiegando che i costi e i tempi necessari per realizzare il capannone a Porto Marghera risultavano eccessivi.
La scelta non cambia la natura tecnologica dell’iniziativa, ma mostra quanto la disponibilità di un immobile industriale adeguato possa incidere sulla realizzazione di un progetto innovativo.
L’impianto di Meolo risulta ancora in fase autorizzativa. Secondo il programma aggiornato pubblicato dalla società, la costruzione dovrebbe concludersi nel primo semestre 2027, mentre l’ottimizzazione delle diverse sezioni produttive è prevista entro la fine dello stesso anno.
Sono scadenze programmate, soggette all’avanzamento delle autorizzazioni e dei lavori.
Il Critical Raw Materials Act cambia il significato del riciclo
Per comprendere la portata del riconoscimento europeo bisogna considerare gli obiettivi del Critical Raw Materials Act.
Entro il 2030, l’Unione europea punta a sviluppare capacità interne equivalenti ad almeno il 10% del proprio consumo annuo di materie prime strategiche attraverso l’estrazione, il 40% attraverso la trasformazione e il 25% attraverso il riciclaggio.
L’obiettivo è ridurre le vulnerabilità delle catene di approvvigionamento e aumentare la capacità europea di produrre materiali indispensabili per la transizione energetica e digitale.
In questo quadro, il riciclo dei pannelli fotovoltaici non è più soltanto una questione ambientale. Diventa una componente della politica industriale europea.
Recuperare materiali da prodotti arrivati a fine vita significa creare una fonte secondaria di approvvigionamento, potenzialmente meno esposta ad alcune delle criticità associate all’importazione di materie prime.
Non elimina la dipendenza dall’estero, ma può contribuire a ridurla.
Il mercato crescerà quando i primi grandi impianti arriveranno a fine vita
Il fotovoltaico ha conosciuto una forte espansione negli ultimi anni. Questo significa che, progressivamente, aumenterà anche il numero di moduli da sostituire o dismettere. Non tutti i pannelli installati diventeranno rifiuti nello stesso momento. La vita utile dipende dalla tecnologia, dalle condizioni operative, dal degrado e dalle decisioni economiche dei proprietari.
Una parte dei moduli viene sostituita anticipatamente per guasti, danni o interventi di repowering, cioè il rinnovamento degli impianti per aumentarne la produzione.
Ma la direzione di lungo periodo è chiara: più cresce il parco fotovoltaico installato, maggiore diventa il potenziale mercato futuro del riciclo. Per un’impresa come 9-Tech, la sfida non consiste soltanto nel possedere una tecnologia efficace. Consiste nel posizionarsi prima che il mercato raggiunga dimensioni molto maggiori.
Quanto può trattare l’impianto in un anno?
La capacità nominale dichiarata di 600 kg all’ora permette di costruire alcune simulazioni. Con 4.000 ore di funzionamento annuo, l’impianto potrebbe trattare teoricamente circa 2.400 tonnellate di pannelli. Con 6.000 ore, circa 3.600 tonnellate. Con 7.500 ore, circa 4.500 tonnellate.
Sono calcoli teorici, non previsioni ufficiali di produzione.
Il volume effettivo dipenderà da disponibilità dei macchinari, manutenzioni, caratteristiche dei moduli in ingresso, autorizzazioni e organizzazione dei turni. La distinzione è importante perché la capacità oraria di un impianto non coincide automaticamente con il quantitativo lavorato in un anno.
La sostenibilità economica dipende anche dai pannelli in ingresso
C’è un problema che accomuna molti progetti di economia circolare: non basta saper recuperare i materiali. Bisogna anche procurarsi i rifiuti da trattare. Per un impianto di riciclo fotovoltaico servono flussi sufficienti e relativamente prevedibili di moduli a fine vita. Occorrono quindi rapporti con operatori della raccolta, consorzi, installatori, gestori di impianti e soggetti autorizzati al trattamento.
La localizzazione nel Veneziano può rappresentare un vantaggio logistico per servire il Nordest, in particolare le province di Venezia, Treviso e Padova. Ma il business dipenderà anche dai costi di raccolta e trasporto, dalla disponibilità dei pannelli e dalla capacità di collocare sul mercato i materiali recuperati.
Un impianto tecnologicamente avanzato, se lavora troppo poco, può risultare economicamente fragile.
Il modello industriale potrebbe essere replicabile
Il potenziale più interessante di 9-Tech non si esaurisce necessariamente nel primo stabilimento. L’azienda punta a dimostrare che la propria tecnologia possa diventare una soluzione industriale replicabile in Italia e all’estero.
È una prospettiva che apre due possibili modelli di crescita.
Il primo consiste nel gestire direttamente impianti di riciclo, generando ricavi dal trattamento dei pannelli e dalla vendita dei materiali recuperati.
Il secondo consiste nel valorizzare la tecnologia brevettata attraverso la fornitura di impianti, accordi industriali o licenze, qualora queste modalità vengano sviluppate commercialmente.
La differenza è rilevante. Nel primo caso la crescita richiede investimenti industriali e capacità operative in ogni sito. Nel secondo, una parte del valore potrebbe derivare dalla diffusione della tecnologia presso altri operatori. Per capire quale modello avrà maggiore peso serviranno informazioni su contratti, costi degli impianti e accordi commerciali.
La vera prova sarà dimostrare che il riciclo conviene
Il riconoscimento europeo rappresenta un passaggio importante per 9-Tech, ma non risolve automaticamente la sfida economica. Il mercato dovrà dimostrare che il recupero di materiali di qualità può sostenere i costi di raccolta, lavorazione e commercializzazione.
Per questo saranno decisive le prove su scala industriale e le valutazioni ambientali.
Il progetto prevede anche verifiche dell’impatto ambientale attraverso metodologie di Life Cycle Assessment, con il coinvolgimento dell’Università di Padova. Misurare le emissioni e i consumi associati al processo sarà fondamentale per dimostrare che il riciclo avanzato offre benefici ambientali concreti rispetto alle alternative.
Allo stesso modo, i potenziali acquirenti dei materiali recuperati dovranno verificarne qualità e utilizzabilità. Il materiale recuperato crea valore soltanto quando qualcuno è disposto a comprarlo e impiegarlo in un nuovo processo produttivo.
Dal Veneto una tecnologia per la nuova filiera europea
La vicenda di 9-Tech racconta una trasformazione che interessa l’intero sistema industriale. Per anni l’economia circolare è stata presentata soprattutto come un modo per ridurre rifiuti e impatti ambientali.
Oggi sta assumendo anche un significato geopolitico ed economico.
Recuperare argento, silicio, rame e altri materiali significa contribuire alla sicurezza delle forniture industriali, trattenere competenze tecnologiche e sviluppare attività produttive legate alla transizione energetica.
Il Veneto può inserirsi in questa trasformazione grazie alla presenza di imprese tecnologiche, competenze industriali e strutture di ricerca.
Il caso 9-Tech è ancora in una fase decisiva: quella in cui un risultato di laboratorio deve diventare una produzione affidabile e sostenibile. Il riconoscimento della Commissione europea ne rafforza la credibilità istituzionale, ma non sostituisce il lavoro necessario per completare l’impianto.
Il vero traguardo non sarà recuperare materiali da un pannello durante una dimostrazione. Sarà farlo ogni giorno, su migliaia di tonnellate, con costi competitivi e clienti pronti ad acquistare ciò che viene recuperato.
È lì che una tecnologia innovativa smette di essere soltanto ricerca. E comincia a diventare industria.
