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Alkeemia entra nei progetti strategici UE: Porto Marghera punta sulla grafite per le batterie europee

La Commissione europea seleziona PureGraph tra 46 nuovi progetti strategici sulle materie prime critiche. Il piano della società veneziana punta a sviluppare la purificazione della grafite fino a 20 mila tonnellate annue entro il 2030. Intanto, con l’australiana International Graphite, prende forma un secondo progetto industriale per la lavorazione del materiale. La sfida è trasformare Porto Marghera in un nodo della filiera europea delle batterie, riducendo la dipendenza dalle forniture estere.

Per capire perché Bruxelles abbia deciso di attribuire un riconoscimento strategico a un progetto industriale di Porto Marghera bisogna partire da una materia prima che raramente conquista le prime pagine dei giornali: la grafite.

È presente nelle batterie agli ioni di litio che alimentano automobili elettriche, sistemi di accumulo e numerosi dispositivi elettronici. In particolare, costituisce uno dei materiali fondamentali per la produzione degli anodi, uno dei due elettrodi della batteria.

Il problema è che l’Europa, pur investendo miliardi nella transizione energetica e nella produzione di batterie, dipende ancora in larga misura da filiere di approvvigionamento e trasformazione concentrate fuori dai propri confini.

È in questo scenario che si inserisce Alkeemia, società con stabilimento a Porto Marghera, selezionata dalla Commissione europea tra i 46 nuovi progetti strategici del Critical Raw Materials Act, il regolamento con cui Bruxelles intende rafforzare l’autonomia industriale dell’Unione.

Il riconoscimento riguarda PureGraph, progetto dedicato alla purificazione della grafite per applicazioni industriali avanzate.

Non è soltanto una buona notizia per un’azienda veneziana. È il segnale di una trasformazione più ampia: la sicurezza delle forniture industriali è diventata una priorità strategica europea.

PureGraph, la scommessa sulla grafite ad alta purezza

La grafite non è tutta uguale. Il materiale utilizzato in alcune applicazioni industriali non possiede necessariamente le caratteristiche richieste dalla produzione di componenti per batterie. Per entrare nelle filiere più avanzate occorrono lavorazioni che consentano di ottenere specifici livelli di purezza e caratteristiche fisiche controllate.

È proprio su questa fase che si concentra PureGraph.

Alkeemia intende sviluppare a Porto Marghera una capacità industriale di purificazione della grafite, valorizzando competenze e infrastrutture già presenti nel proprio sito chimico. La traiettoria dichiarata del progetto è ambiziosa: raggiungere progressivamente una capacità di 20 mila tonnellate annue entro il 2030. Il numero rappresenta un obiettivo industriale, non una produzione già raggiunta.

La differenza è importante, perché nel settore delle materie prime critiche la distanza tra un impianto progettato, uno autorizzato e uno capace di produrre stabilmente secondo le specifiche dei clienti può essere considerevole.

Perché la grafite è così importante per l’Europa

Quando si parla di batterie, l’attenzione si concentra spesso sul litio. Ma una batteria agli ioni di litio convenzionale può richiedere anche quantità significative di grafite nell’anodo. E la vulnerabilità europea non riguarda soltanto l’accesso alla materia prima. Riguarda soprattutto la capacità di trasformarla in materiali utilizzabili dall’industria.

Un Paese può importare grafite naturale e possedere fabbriche di batterie, ma rimanere dipendente dall’estero se non dispone delle tecnologie necessarie per purificare e lavorare il materiale. È un passaggio industriale meno visibile della costruzione di una gigafactory, ma altrettanto importante per la sicurezza della filiera.

La questione è diventata ancora più urgente con l’aumento delle tensioni commerciali internazionali e l’utilizzo delle materie prime come strumenti di pressione geopolitica. Per Bruxelles, quindi, la capacità di lavorazione non è più soltanto una questione di competitività. È anche una forma di autonomia strategica.

Il Critical Raw Materials Act: gli obiettivi europei al 2030

Il riconoscimento a PureGraph rientra nella seconda selezione di progetti strategici effettuata dalla Commissione europea. Il 9 ottobre 2026 Bruxelles ha annunciato 46 nuovi progetti in 16 Stati membri, portando a 106 il numero complessivo dei progetti strategici designati nell’ambito del regolamento, considerando le diverse tornate e i progetti dentro e fuori dall’Unione.

I nuovi interventi selezionati dovrebbero richiedere complessivamente circa 21,1 miliardi di euro di investimenti, secondo le stime riportate dalla Commissione e dalla stampa internazionale. Il quadro normativo fissa tre obiettivi di capacità per il 2030:

AttivitàObiettivo UE
Estrazione di materie prime strategicheAlmeno 10% del consumo annuo
TrasformazioneAlmeno 40%
RiciclaggioAlmeno 25%

Sono obiettivi riferiti alle capacità complessive europee, non quote assegnate alla singola azienda.

Il regolamento punta inoltre a diversificare gli approvvigionamenti, riducendo l’esposizione dell’Unione a un unico Paese fornitore. Per raggiungere questi traguardi non bastano nuove miniere. Servono anche impianti chimici, tecnologie di raffinazione, sistemi di recupero e infrastrutture industriali.

Ed è precisamente il terreno sul quale Porto Marghera prova a giocare un ruolo.

Che cosa significa essere un progetto strategico europeo

Il riconoscimento ottenuto da Alkeemia non equivale all’assegnazione automatica di un finanziamento europeo. Questo è un punto essenziale. Lo status di progetto strategico può favorire l’accesso a percorsi autorizzativi più rapidi, rafforzare la visibilità presso gli investitori e facilitare il dialogo con istituzioni finanziarie pubbliche e private.

Ma non significa che Bruxelles abbia già trasferito ad Alkeemia il capitale necessario a realizzare PureGraph. Gli investimenti dovranno essere finanziati, gli impianti completati e le capacità produttive sviluppate. Il riconoscimento rappresenta quindi un vantaggio competitivo e istituzionale, non la conclusione del progetto.

La differenza, per una realtà industriale, è tutt’altro che marginale.

Porto Marghera: dalla chimica tradizionale alle materie prime critiche

Il sito veneziano possiede una caratteristica che può risultare particolarmente importante: non parte da zero. Porto Marghera dispone di una lunga tradizione nella chimica industriale, di infrastrutture portuali e logistiche, di competenze tecniche e di aree produttive già destinate ad attività industriali complesse.

Alkeemia opera nella chimica del fluoro ed è attiva nella produzione di acido fluoridrico e derivati. Sono competenze che possono avere un ruolo nelle lavorazioni di materiali ad alta purezza, pur richiedendo tecnologie e processi specifici per le nuove applicazioni.

È una strada differente rispetto alla costruzione di un polo industriale completamente nuovo. Riutilizzare competenze, infrastrutture e capacità chimiche esistenti per inserirsi nelle filiere della transizione energetica.

Per Porto Marghera, un’area che da decenni affronta trasformazioni produttive e riconversioni industriali, il significato è particolarmente rilevante.

La partnership con International Graphite

Il progetto PureGraph non è l’unica iniziativa sulla grafite che coinvolge Alkeemia. Nel maggio 2026 la società veneziana ha sottoscritto un accordo vincolante con l’australiana International Graphite per sviluppare un hub di lavorazione della grafite a Porto Marghera. La joint venture prevede una partecipazione del 51% per Alkeemia e del 49% per International Graphite, con una ripartizione paritaria degli utili secondo quanto comunicato dalle società.

L’accordo combina due risorse complementari. Alkeemia mette a disposizione il sito industriale, le infrastrutture e le competenze chimiche. International Graphite contribuisce con il proprio know-how nella lavorazione della grafite e con competenze tecnologiche sviluppate nel settore.

L’operazione consente di leggere Porto Marghera non soltanto come sede di un singolo impianto, ma come possibile punto di concentrazione di più lavorazioni della stessa filiera.

Diecimila tonnellate nella prima fase dell’hub

Per la joint venture con International Graphite è stata delineata una prima fase industriale con una capacità programmata di circa 10 mila tonnellate annue di prodotti in grafite lavorata. La valutazione tecnico-finanziaria pubblicata nel giugno 2026 prende in esame apparecchiature con una capacità massima teorica di circa 10.800 tonnellate annue. Il progetto comprende linee di micronizzazione e un sistema di macinazione fine.

Una seconda fase potrebbe portare la capacità complessiva a circa 15 mila tonnellate annue, in funzione delle condizioni commerciali e dello sviluppo dell’iniziativa. È però necessario distinguere i due programmi industriali. Le 20 mila tonnellate previste per PureGraph riguardano la purificazione della grafite. Le 10-15 mila tonnellate dell’hub con International Graphite riguardano capacità di lavorazione di prodotti in grafite.

Sono attività collegate, ma non dati automaticamente sommabili per calcolare la produzione complessiva di materiale destinato alle batterie. La filiera comprende processi differenti e il medesimo materiale può attraversare più fasi di lavorazione.

Il valore non è nella materia prima, ma nella trasformazione

È questo uno degli aspetti economici più interessanti. L’Europa potrebbe continuare a importare una parte della grafite da Paesi extraeuropei. Ma se fosse in grado di effettuare sul proprio territorio una quota maggiore delle lavorazioni ad alto valore aggiunto, potrebbe ridurre alcune dipendenze industriali e trattenere competenze e attività produttive.

Il valore economico di una materia prima cambia quando diventa un materiale lavorato secondo specifiche tecniche precise. Purezza. Granulometria. Uniformità. Controllo delle impurità. Tracciabilità. Qualità ripetibile.

Sono caratteristiche fondamentali per entrare nelle catene di fornitura industriali più esigenti. Ed è su queste competenze che un operatore europeo può cercare di differenziarsi. Non basta possedere la grafite. Bisogna saperla trasformare in un prodotto che l’industria sia disposta a comprare.

Un progetto industriale non è ancora un contratto commerciale

La prospettiva è promettente, ma presenta rischi concreti. La realizzazione di capacità produttiva europea non garantisce automaticamente la presenza di clienti. I produttori di materiali per batterie devono confrontarsi con fornitori asiatici che possiedono scala, esperienza e catene di approvvigionamento consolidate.

Inoltre il mercato delle batterie è in evoluzione: cambiano le tecnologie, le politiche industriali, la domanda di veicoli elettrici e le strategie dei grandi produttori.

Per PureGraph e per l’hub con International Graphite saranno quindi decisive alcune verifiche industriali: costi di produzione, purezza raggiunta, consumi energetici, sostenibilità ambientale, continuità delle forniture e contratti di acquisto. Senza una domanda commerciale stabile, anche un impianto strategicamente importante può incontrare difficoltà.

È il motivo per cui il riconoscimento europeo deve essere considerato l’inizio di una nuova fase, non la certificazione del successo economico.

La transizione energetica ha anche un costo ambientale

C’è poi un altro tema da non sottovalutare. La purificazione della grafite è un’attività industriale che richiede controlli rigorosi, soprattutto quando coinvolge processi chimici e sostanze pericolose. La sostenibilità di una batteria non dipende soltanto dalle emissioni evitate durante il suo utilizzo.

Dipende anche da come vengono estratte, trasportate e trasformate le materie prime. Per un’area come Porto Marghera, con una lunga storia industriale e ambientale, questo aspetto è particolarmente sensibile.

La capacità di dimostrare sicurezza degli impianti, gestione delle emissioni, trattamento dei reflui ed efficienza dei processi sarà parte integrante della credibilità del progetto. L’autonomia europea non può essere costruita semplicemente trasferendo sul territorio produzioni senza un adeguato controllo dei loro impatti.

Porto Marghera può diventare un polo europeo?

Alkeemia non è l’unica realtà veneziana coinvolta nella corsa alle materie prime critiche. Nel maggio 2026 la Regione Veneto aveva segnalato due candidature territoriali trasmesse al livello europeo: PureGraph di Alkeemia e 9-Tech, impegnata nello sviluppo di tecnologie per il recupero di materiali ad alto valore dai pannelli fotovoltaici.

Le due iniziative rappresentano segmenti differenti della stessa trasformazione industriale. Da una parte la lavorazione di materie prime per applicazioni tecnologiche. Dall’altra il recupero di materiali attraverso processi di riciclo avanzato. Non significa che tutti i progetti abbiano ottenuto il medesimo riconoscimento o si trovino allo stesso stadio di sviluppo.

Ma indica una possibile specializzazione territoriale. Porto Marghera potrebbe provare a diventare un luogo nel quale convergono chimica avanzata, raffinazione, riciclo e logistica delle materie prime critiche. È una prospettiva industriale più ampia della singola fabbrica.

Il vero test arriverà nel 2030

La selezione di Alkeemia tra i progetti strategici europei rappresenta un risultato importante per l’azienda e per il Veneto. Ma il successo dovrà essere misurato con indicatori concreti. Quanta capacità produttiva entrerà effettivamente in esercizio? Quale sarà il volume di grafite lavorata? Quanti clienti industriali verranno acquisiti? Quanti investimenti saranno realizzati? Quanta occupazione qualificata verrà generata? Quale quota della produzione entrerà nelle filiere europee delle batterie? E quanto si ridurrà, in termini effettivi, la dipendenza dalle lavorazioni extraeuropee?

Sono queste le domande che permetteranno di distinguere un riconoscimento istituzionale da un risultato industriale. Perché il Critical Raw Materials Act non nasce per distribuire attestati alle imprese. Nasce per modificare la geografia delle catene di approvvigionamento europee.

La nuova industria europea potrebbe ripartire dalla vecchia chimica

Il caso Alkeemia racconta una possibilità interessante per il sistema produttivo veneto. La transizione energetica non richiede soltanto nuove startup, fabbriche di batterie o impianti rinnovabili. Richiede anche il recupero di competenze industriali esistenti e la loro applicazione a mercati differenti.

Porto Marghera possiede una storia complessa, segnata da sviluppo industriale, crisi, riconversioni e questioni ambientali. Oggi una parte di quel patrimonio potrebbe trovare una nuova funzione nelle filiere tecnologiche europee.

Non perché il passato industriale garantisca automaticamente il futuro. Ma perché competenze chimiche, infrastrutture e capacità produttive sono risorse difficili da ricostruire da zero.

Alkeemia ha ottenuto un riconoscimento che può facilitarne il percorso. Adesso dovrà trasformarlo in impianti, produzione e contratti. La partita, in fondo, è tutta qui. L’Europa vuole essere meno dipendente dalla Cina per le batterie. E una parte della risposta potrebbe arrivare proprio dalla chimica industriale di Porto Marghera.

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