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Gamindo raccoglie 1,4 milioni: da Treviso la startup che vuole trasformare la formazione aziendale con gaming e AI

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La startup trevigiana chiude un seed round da 1,4 milioni di euro con Club degli Investitori, Vento, Doorway e Zanichelli Venture. Nel capitale entrano anche i quattro co-founder di Bending Spoons, l’ex CFO di Apple Luca Maestri, il fondatore di King Riccardo Zacconi e figure di primo piano di Docebo. Gamindo lavora già con oltre 50 aziende e ora punta ad accelerare prodotto e internazionalizzazione. La nuova scommessa è sulla formazione all’intelligenza artificiale: perché comprare ChatGPT, Copilot o Claude serve a poco se i dipendenti non imparano a usarli davvero.

La formazione aziendale ha un problema che miliardi di slide, video e piattaforme e-learning non sono ancora riusciti completamente a risolvere. Le persone devono volerla seguire. Gamindo prova a partire esattamente da qui.

La startup nata a Treviso ha chiuso un seed round da 1,4 milioni di euro per accelerare lo sviluppo della propria piattaforma di corporate learning basata su gamification e intelligenza artificiale.

All’operazione partecipano i soci del Club degli Investitori, Vento, Doorway e Zanichelli Venture, insieme ad altri investitori strategici.

Ma è soprattutto la lista degli angel investor a rendere interessante il round.

Hanno investito personalmente Luca Ferrari, Matteo Danieli, Francesco Patarnello e Luca Querella, i quattro co-founder di Bending Spoons; Luca Maestri, ex CFO di Apple; Riccardo Zacconi, fondatore di King, la società dietro Candy Crush; Claudio Erba, fondatore di Docebo; Alessio Artuffo, CEO di Docebo; e Duccio Vitali, CEO di Alkemy Group.

Una combinazione piuttosto significativa per una startup che vuole mettere insieme tre mondi: software, gaming e formazione aziendale.

Da videogiochi brandizzati a SaaS per la formazione

La storia di Gamindo è interessante anche perché il modello è cambiato. La società, fondata da Nicolò Santin e Matteo Albrizio, nasce inizialmente sviluppando videogiochi utilizzati dalle aziende per marketing, engagement e iniziative a impatto sociale.

Oggi il posizionamento è diverso.

Il prodotto centrale è Gamindo Builder, una piattaforma SaaS B2B che permette alle aziende di trasformare i propri contenuti in esperienze formative interattive senza dover possedere competenze di programmazione o game design.

L’obiettivo è rendere la creazione di un’esperienza formativa quasi semplice quanto costruire una presentazione. L’utente inserisce un argomento o parte da un documento. L’AI generativa può contribuire alla produzione del contenuto. L’azienda sceglie le meccaniche di gioco. Personalizza grafica e branding. Pubblica il percorso. E successivamente misura ciò che accade.

Gamindo supporta inoltre gli standard SCORM 1.2 e 2004, quindi i contenuti possono essere integrati nei tradizionali Learning Management System aziendali. È un passaggio strategico importante.

Gamindo non vuole sostituire necessariamente l’infrastruttura formativa già presente nelle aziende. Vuole diventare lo strumento con cui vengono creati i contenuti che vi entrano.

Più di 50 clienti, da Prada a L’Oréal

Il round arriva quando la startup ha già superato la fase dei primi esperimenti commerciali. Gamindo dichiara di lavorare con oltre 50 clienti in Italia e all’estero, tra cui Prada, L’Oréal, Aon, BMW, Bulgari e Randstad.

La piattaforma viene utilizzata principalmente in tre aree:

  • cybersecurity awareness;
  • Learning & Development;
  • sales enablement.

A queste si aggiungono onboarding, compliance, formazione dei partner, comunicazione interna, reskilling e customer education. Il modello è quindi orizzontale. Non viene venduto un corso. Viene venduto uno strumento per costruire corsi interattivi. Ed è questa differenza che può aumentare la scalabilità del business.

Da 89 euro al mese fino all’enterprise

Anche il pricing aiuta a capire dove Gamindo vuole posizionarsi.

La piattaforma propone oggi un piano Starter da 89 euro al mese con fatturazione mensile e un piano Pro da 175 euro al mese, mentre il livello Enterprise viene negoziato direttamente con le grandi organizzazioni.

Con pagamento annuale, i prezzi scendono rispettivamente a 900 e 1.700 euro l’anno.

Il modello è quindi quello classico del Software as a Service.

Entrare con team e aziende più piccole attraverso un prodotto standardizzato.

Poi aumentare il valore del cliente con più utenti, più autori, integrazioni, Single Sign-On, supporto, contenuti e servizi enterprise.

La sfida sarà capire quanto velocemente Gamindo riuscirà a spostare il proprio fatturato verso ricavi ricorrenti da software, riducendo progressivamente la componente legata alla realizzazione personalizzata dei singoli progetti.

È uno dei KPI che sarà interessante osservare nei prossimi anni.

Il precedente round era stato da 500 mila euro

Non è il primo ingresso di capitale nella società.

Nel 2021 Gamindo aveva raccolto 500 mila euro in un round guidato da Luiss Alumni 4 Growth.

Con il nuovo seed da 1,4 milioni la società entra quindi in una fase diversa.

Il capitale sarà destinato principalmente all’assunzione di persone, allo sviluppo del prodotto e alla crescita commerciale internazionale.

La startup dichiara oggi un team inferiore alle 20 persone e sta cercando nuove figure in ambito sviluppo, prodotto, instructional design e vendite.

È un elemento importante.

Perché 1,4 milioni rappresentano un round significativo per una startup italiana early-stage, ma non consentono di finanziare indefinitamente una crescita internazionale.

Servono quindi per dimostrare qualcosa di preciso:

che il prodotto può essere venduto ripetutamente a clienti differenti senza aumentare i costi alla stessa velocità dei ricavi.

In una parola: scalabilità.

Il nuovo mercato è insegnare alle aziende a usare l’AI

Contemporaneamente al round, Gamindo apre un nuovo verticale che potrebbe diventare uno dei più interessanti.

AI literacy e AI adoption.

La premessa è semplice.

Le aziende stanno acquistando licenze di ChatGPT, Microsoft Copilot, Claude e altri strumenti di intelligenza artificiale.

Ma comprare il software non significa automaticamente aumentare la produttività.

Bisogna insegnare alle persone quando utilizzarlo, come utilizzarlo e con quali limiti.

Gamindo vuole inserirsi esattamente in questo spazio.

Il nuovo prodotto parte da un assessment delle competenze, costruisce percorsi formativi interattivi basati sui casi d’uso effettivi dell’organizzazione e misura successivamente l’adozione.

Quindi non soltanto:

“Che cos’è l’intelligenza artificiale?”

Ma:

“Sai utilizzarla concretamente nel tuo lavoro?”

È una differenza sostanziale.

L’AI Act trasforma la formazione da opportunità a necessità

C’è anche un fattore normativo. L’AI Act europeo introduce obblighi relativi all’AI literacy per le organizzazioni che utilizzano sistemi di intelligenza artificiale.

Questo non significa che ogni azienda debba necessariamente acquistare un corso o utilizzare una piattaforma come Gamindo. Significa però che la capacità delle persone di utilizzare l’AI in maniera adeguata, consapevole e responsabile sta diventando un tema anche di governance e compliance, non soltanto di produttività.

Per un’azienda che vende formazione, è una trasformazione importante. La domanda non dipende più esclusivamente dalla volontà del responsabile HR di sperimentare qualcosa di nuovo. Può essere alimentata contemporaneamente da:

  • innovazione;
  • produttività;
  • cybersecurity;
  • compliance;
  • gestione del rischio.

Il vero concorrente potrebbe essere PowerPoint

Gamindo opera però in un mercato estremamente competitivo. Esistono grandi piattaforme LMS. Authoring tool. Software HR. Piattaforme di microlearning. Soluzioni verticali. E naturalmente prodotti internazionali con capitali molto superiori. Ma il concorrente più difficile potrebbe essere molto meno sofisticato. PowerPoint. O un PDF. O un video registrato. O un corso già presente nell’LMS aziendale.

Per convincere un’impresa a cambiare modalità di formazione non basta dimostrare che un videogioco sia più divertente. Bisogna dimostrare che produce un risultato migliore. Più persone che completano il corso. Più informazioni ricordate. Meno tempo necessario per creare i contenuti. Maggiore capacità di applicare ciò che è stato appreso.

E, quando possibile, un effetto misurabile sul business. È qui che entra in gioco la parte forse più importante della piattaforma: gli analytics.

Il gioco è interessante soltanto se produce dati

Gamindo consente di misurare adoption, completion, satisfaction, punteggi e risposte dei singoli utenti. Ed è proprio questa componente a spostare il prodotto dal semplice “gioco aziendale” a uno strumento di corporate learning.

La gamification diventa un mezzo. Il prodotto vero è la possibilità di creare, distribuire e misurare formazione. È una distinzione decisiva anche per la scalabilità. Un’azienda può comprare una volta un gioco per una campagna. Un software integrato nei processi di formazione può invece produrre un ricavo ricorrente.

Per Gamindo la sfida sarà quindi trasformare l’effetto “wow” del gaming in una relazione SaaS di lungo periodo.

Investono Bending Spoons, King e Docebo: non è un dettaglio

Anche la composizione del round merita una lettura. Gli angel investor non sono semplicemente nomi conosciuti. Provengono da settori molto vicini alle competenze che Gamindo dovrà costruire. I founder di Bending Spoons portano esperienza nello sviluppo e nella crescita internazionale di prodotti software.

Riccardo Zacconi ha costruito King, uno dei casi europei più importanti nel gaming mobile. Claudio Erba ha fondato Docebo, società italiana diventata uno dei player internazionali del learning management software. Luca Maestri ha guidato per anni la finanza di Apple.

Non significa naturalmente che il successo della startup sia garantito. Un cap table prestigioso non sostituisce ricavi, retention e product-market fit. Ma per una società early-stage può produrre qualcosa che vale più del semplice capitale: network, credibilità e accesso a competenze difficili da comprare.

Nel 2026 Gamindo è entrata anche tra le migliori startup digitali di UniCredit

La crescita di visibilità della startup è confermata anche da UniCredit Start Lab 2026. Gamindo si è classificata terza nella categoria Digital della tredicesima edizione del programma.

La selezione è arrivata dopo 778 candidature, delle quali il 47% appartenenti proprio all’area Digital. Non è una metrica commerciale e non dimostra il successo del business. Ma rappresenta un ulteriore segnale del posizionamento che la società trevigiana sta costruendo nell’ecosistema italiano.

Per Treviso, un’altra startup che prova a giocare fuori dall’Italia

Ed è forse questo l’aspetto più interessante per l’ecosistema veneto. Gamindo non nasce in un grande hub europeo del software. Nasce a Treviso. Ha un team inferiore alle venti persone. Ha raccolto un round relativamente contenuto rispetto agli standard internazionali.

Ma vende già a grandi aziende e dichiara esplicitamente l’obiettivo di accelerare la crescita internazionale. È esattamente il passaggio che molte startup italiane faticano a compiere. Costruire il prodotto in Italia è una cosa. Vendere software ripetutamente all’estero è un’altra.

Per riuscirci Gamindo dovrà dimostrare che la propria piattaforma non funziona soltanto grazie alla capacità del team di costruire progetti su misura. Deve funzionare senza il team nella stanza.

I numeri da guardare adesso non sono quelli del round

Per questo 1,4 milioni rappresentano l’inizio della nuova fase, non il risultato. Da qui in avanti i numeri realmente interessanti saranno altri. ARR e sua crescita. Percentuale di ricavi ricorrenti. Numero di clienti enterprise. Quota di fatturato internazionale. Customer acquisition cost. Retention. Net revenue retention. Utilizzo effettivo della piattaforma. Numero di contenuti creati direttamente dai clienti senza intervento del team Gamindo. E, soprattutto, capacità di trasformare i 50 clienti attuali in cento, duecento o cinquecento senza far crescere struttura e costi nella stessa proporzione.

Perché la domanda alla quale il round dovrà rispondere non è se alle aziende piacciano i videogiochi. È molto più importante: la gamification può diventare un software standard attraverso il quale le imprese formano continuamente le proprie persone?

Se la risposta sarà sì, Gamindo non avrà semplicemente inventato un modo più divertente di fare formazione. Avrà trasformato il gioco in un prodotto SaaS. Ed è lì che comincia la parte economicamente più interessante della partita.

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