Telecamere installate sulle torrette, computer vision e algoritmi capaci di analizzare quasi in tempo reale ciò che accade in acqua. Jesolo sperimenterà AI Beach Safety, un sistema sviluppato per affiancare gli assistenti ai bagnanti nell’individuazione delle situazioni potenzialmente pericolose. Il progetto, promosso da Comune, Jesolo Turismo e Var Group, entrerà nella fase di test per arrivare alla piena operatività nella stagione balneare 2027. L’intelligenza artificiale segnalerà le anomalie, ma la decisione di intervenire resterà al bagnino.
Un bagnante si allontana troppo dalla riva. Un altro rimane improvvisamente immobile. Qualcuno sembra muoversi in acqua in modo incompatibile con una normale nuotata. Oggi è l’occhio del bagnino a dover cogliere questi segnali.
Dalla prossima stagione, sulla spiaggia di Jesolo, potrebbe esserci un secondo osservatore: un algoritmo.
La località veneziana ha avviato AI Beach Safety, un progetto che utilizza intelligenza artificiale e computer vision per analizzare le immagini provenienti dalle telecamere installate sulle torrette e segnalare agli assistenti ai bagnanti comportamenti potenzialmente anomali.
Si tratta del primo progetto di questo tipo tra le realtà turistico-balneari italiane. La piena operatività è prevista per la stagione balneare 2027. Il punto, però, non è sostituire chi sorveglia il mare.
È provare a ridurre il tempo che passa tra l’inizio di una situazione critica e il momento in cui qualcuno se ne accorge.
Come funziona AI Beach Safety
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Comune di Jesolo, Jesolo Turismo e Var Group.
Il principio tecnologico è relativamente semplice da spiegare, molto meno da realizzare. Le telecamere posizionate sulle torrette riprendono il tratto di mare sottoposto a sorveglianza. I flussi video vengono elaborati da modelli di computer vision, addestrati per riconoscere gli spostamenti delle persone e individuare comportamenti che potrebbero indicare una situazione di difficoltà.
Il sistema attribuisce quindi un livello di rischio a ciò che sta osservando. Quando questo supera una determinata soglia, viene generata una segnalazione destinata all’operatore. Non significa che l’algoritmo abbia individuato un’emergenza.
Significa che ha trovato qualcosa che merita l’attenzione del bagnino. Ed è una differenza sostanziale.
L’algoritmo segnala. Il bagnino decide
Il progetto è stato impostato mantenendo la decisione finale nelle mani degli operatori. L’intelligenza artificiale non autorizza un soccorso, non sostituisce il bagnino e non decide autonomamente quando intervenire.
Funziona piuttosto come un ulteriore livello di osservazione. Un secondo paio di occhi digitali che non si distrae e può continuare ad analizzare contemporaneamente ciò che accade all’interno dell’area ripresa.
Il vantaggio potenziale emerge soprattutto nelle condizioni più difficili. Una spiaggia affollata, centinaia di persone contemporaneamente in acqua, luce sfavorevole, onde e movimenti continui rendono complesso distinguere immediatamente una situazione ordinaria da una potenzialmente pericolosa.
La tecnologia prova a intervenire proprio in questo spazio. Non sostituendo l’esperienza umana. Portandole più rapidamente qualcosa da controllare.
Prima bisogna insegnare all’AI che cosa sta guardando
Prima di arrivare alla piena operatività, però, il sistema dovrà imparare.
Nelle prossime settimane è prevista una fase di sperimentazione durante la quale le telecamere raccoglieranno i dati necessari per addestrare e calibrare i modelli sulle caratteristiche specifiche del litorale di Jesolo.
È un passaggio decisivo. Riconoscere una persona in un’immagine è ormai un problema tecnologicamente maturo.
Comprendere se quella persona stia giocando, nuotando normalmente oppure mostrando un comportamento compatibile con una situazione di difficoltà è molto più complesso.
Il mare, inoltre, è un ambiente estremamente variabile. Cambiano la luce, le onde, la densità delle persone, la visibilità e le condizioni meteorologiche.
Un sistema di questo tipo deve quindi imparare a ridurre sia i falsi negativi – un pericolo che non viene riconosciuto – sia i falsi positivi, cioè le continue segnalazioni di comportamenti perfettamente normali.
Se gli allarmi diventassero troppi, infatti, la tecnologia rischierebbe di trasformarsi da supporto a elemento di disturbo.
Jesolo diventa un laboratorio
La sperimentazione assume un peso particolare anche per le dimensioni turistiche della città.
Jesolo deve gestire durante l’estate una fortissima variazione della popolazione presente sul territorio. Non a caso il Comune sta lavorando anche su SAFEST – Safe and Adaptive Framework for European Seasonal Tourist Cities, un progetto candidato alla European Urban Initiative dedicato proprio alla sicurezza delle città sottoposte a grandi pressioni turistiche stagionali.
Il progetto SAFEST ha un valore complessivo di 2,5 milioni di euro, con un contributo FESR potenziale fino a 2 milioni, pari all’80% dei costi ammissibili.
AI Beach Safety è un’iniziativa distinta, ma la direzione è simile: utilizzare dati e tecnologie per adattare i servizi pubblici e la sicurezza a una città la cui dimensione cambia radicalmente tra inverno ed estate.
Jesolo diventa così un piccolo laboratorio di quella che potremmo definire smart tourism infrastructure.
Non tecnologia destinata direttamente al turista. Tecnologia utilizzata per gestire meglio il luogo nel quale il turista si trova.
Dalla fabbrica alla spiaggia
C’è poi un elemento tecnologico più ampio. La computer vision non è nuova. Da anni viene utilizzata nelle fabbriche per individuare difetti, controllare linee produttive, guidare robot e verificare componenti. Viene impiegata nella logistica, nella mobilità e nella videosorveglianza.
Ciò che cambia è il contesto.
Portare questi sistemi su una spiaggia significa chiedere all’algoritmo di interpretare un ambiente molto meno controllato di una linea industriale. Ed è proprio questa una delle frontiere più interessanti dell’AI applicata.
Dopo essere entrata nei processi aziendali, l’intelligenza artificiale sta progressivamente diventando un’infrastruttura invisibile all’interno dei servizi fisici.
Non necessariamente un chatbot con cui parlare. Ma un software che osserva dati, immagini e comportamenti e richiama l’attenzione umana quando individua qualcosa di anomalo.
La tecnologia dovrà dimostrare di essere davvero utile
La sperimentazione dovrà però rispondere a domande molto concrete. Quanto rapidamente riesce a individuare un comportamento pericoloso? Quanti falsi allarmi genera? Come cambia l’accuratezza con mare mosso, spiaggia affollata o condizioni di luce difficili? Quanto migliora realmente la capacità di sorveglianza degli operatori? E, soprattutto, il sistema permette di anticipare un intervento rispetto alla sola osservazione umana?
Sono queste le metriche sulle quali andrà valutato il progetto.
Perché in un’applicazione legata alla sicurezza l’innovazione non si misura dalla sofisticazione dell’algoritmo. Si misura dalla sua capacità di produrre un risultato concreto.
Il modello potrebbe andare oltre Jesolo
Se la sperimentazione funzionerà, il passaggio successivo sarà inevitabilmente la scalabilità.
L’Italia dispone di migliaia di chilometri di coste e di un sistema turistico-balneare nel quale la sicurezza in mare richiede ogni estate migliaia di operatori. Una tecnologia capace di affiancare efficacemente il personale potrebbe quindi trovare applicazione in molte altre località. Ma proprio la possibilità di replicarla rende il test di Jesolo particolarmente importante.
Il sistema dovrà dimostrare non soltanto di funzionare tecnicamente, ma di integrarsi nel lavoro quotidiano dei bagnini senza complicarlo. Perché è qui che molti progetti di intelligenza artificiale vengono realmente messi alla prova. Non nel laboratorio.
Nel momento in cui devono aiutare una persona a prendere una decisione migliore e, soprattutto, più velocemente.
A Jesolo quella decisione potrebbe riguardare qualcuno in difficoltà in mare. Ed è per questo che il progetto vale più di una semplice curiosità tecnologica. L’AI non deve diventare il nuovo bagnino. Deve riuscire a far alzare gli occhi a quello vero qualche secondo prima.