Dalla meccanica di precisione vicentina alla nuova industria europea delle batterie. Mevis, gruppo di Rosà con 85,7 milioni di euro di ricavi nel 2025, ha siglato una joint venture con la cinese ZZ Tech per produrre in Slovacchia componenti strutturali di precisione destinati alle celle per veicoli elettrici e sistemi di accumulo. Il sito produttivo è già stato individuato. La scommessa va però oltre l’automotive: la domanda di batterie cresce anche con le rinnovabili, le infrastrutture digitali e i data center per l’intelligenza artificiale.
Una molla, un componente metallico di precisione e una batteria per auto elettrica possono sembrare prodotti appartenenti a industrie diverse.
Per Mevis, invece, rappresentano la stessa traiettoria.
L’azienda di Rosà, in provincia di Vicenza, nata nel 1961 e cresciuta nella produzione di molle e componentistica metallica, ha deciso di entrare più profondamente nella nuova catena del valore delle batterie attraverso una joint venture con Zhejiang Zhongze Precision Technology (ZZ Tech).
L’accordo, sottoscritto il 31 agosto 2026 e annunciato il 15 settembre, prevede la creazione di quella che le due società presentano come la prima joint venture europea specificamente dedicata alla produzione di componenti strutturali di precisione per celle batteria.
Non verranno prodotte direttamente le celle.
La nuova società si concentrerà su due componenti apparentemente meno visibili, ma essenziali: cans e lids, cioè gli involucri metallici e i coperchi che proteggono e chiudono le celle.
La produzione avverrà in Slovacchia, dove il sito industriale è già stato selezionato e predisposto per l’installazione degli impianti.
Da Rosà alla nuova supply chain europea
La scelta della Slovacchia non è casuale. Mevis dispone già di una presenza produttiva nel Paese e l’Europa centro-orientale rappresenta uno dei principali poli della manifattura automobilistica continentale.
Portare la produzione vicino ai clienti significa accorciare la supply chain, ridurre tempi logistici e aumentare la capacità di risposta a un’industria che sta cercando di localizzare in Europa una quota maggiore della propria catena di fornitura.
È proprio questo il cuore industriale dell’operazione.
Mevis mette sul tavolo presenza europea, capacità produttiva e conoscenza dei clienti. ZZ Tech porta tecnologia e processi già sviluppati su scala industriale nel mercato asiatico delle batterie.
Il gruppo cinese, fondato nel 2001, possiede infatti competenze specialistiche nella produzione di componenti strutturali per celle e ha sviluppato processi industriali insieme ad alcuni dei produttori globali del settore.
Per ZZ Tech è inoltre la seconda joint venture internazionale avviata nell’arco di pochi mesi, dopo quella realizzata in Malesia.
L’accordo con Mevis rappresenta quindi la porta d’ingresso industriale verso il mercato europeo.
Mevis arriva da 85,7 milioni di ricavi
Per l’azienda vicentina si tratta invece di un passo ulteriore nella diversificazione.
Mevis nasce nel 1961 e si è specializzata nel tempo nella lavorazione di filo e nastro metallico, nella tranciatura e nella produzione di componentistica destinata soprattutto all’automotive, oltre che ad altri comparti industriali.
Nel 2025 Mevis spa ha registrato 85,7 milioni di euro di fatturato, con un utile di circa 1,3 milioni.
L’organico indicato per il 2026 è di oltre 400 dipendenti.
Sono dimensioni che collocano l’impresa in quella fascia del manifatturiero veneto che difficilmente compare nei titoli dedicati alla tecnologia, ma che possiede competenze industriali potenzialmente trasferibili verso mercati nuovi.
Ed è precisamente ciò che Mevis sta tentando di fare. Non abbandonare la meccanica. Portarla dentro la transizione energetica.
Il componente che nessuno vede, ma senza il quale la batteria non esiste
Quando si parla di batterie, l’attenzione si concentra quasi sempre sulle celle, sulla chimica, sul litio o sulle gigafactory.
La catena del valore è però molto più articolata.
Ogni cella necessita di componenti capaci di garantire precisione dimensionale, resistenza meccanica, sicurezza, affidabilità e produzione su grandi volumi.
È qui che entrano in gioco cans e lids. Il primo costituisce l’involucro metallico della cella. Il secondo ne assicura la chiusura e integra, a seconda dell’architettura, elementi funzionali essenziali.
Non sono quindi semplici pezzi di lamiera.
E soprattutto devono essere prodotti in enormi quantità mantenendo tolleranze molto ridotte. È un terreno sul quale le competenze della meccanica di precisione incontrano quelle della nuova industria energetica.
Ed è anche un esempio di come la transizione verso l’elettrico possa creare opportunità per fornitori industriali che non producono direttamente batterie o automobili.
Non soltanto auto elettriche
La parte più interessante della strategia riguarda però il mercato finale.
La joint venture produrrà componenti destinati sia ai Battery Electric Vehicles (BEV) sia ai Battery Energy Storage Systems (BESS).
La seconda sigla è destinata a diventare sempre più importante.
I BESS sono grandi sistemi di batterie utilizzati per immagazzinare energia e rilasciarla quando necessario. Sono fondamentali per gestire la crescita delle fonti rinnovabili, compensando l’intermittenza di fotovoltaico ed eolico.
Ma la domanda di accumulo sta aumentando anche per un’altra ragione.
Data center e infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale richiedono quantità crescenti di energia e sistemi capaci di garantire continuità e stabilità dell’alimentazione.
Mevis e ZZ Tech citano esplicitamente proprio le infrastrutture digitali avanzate e i data center AI tra i mercati destinati ad alimentare la domanda.
È un passaggio importante.
La corsa globale all’intelligenza artificiale non crea soltanto un mercato per chip, GPU e software. Sta creando un’enorme filiera fisica fatta di energia, reti, sistemi di raffreddamento, data center e storage. E dentro quella filiera possono entrare anche imprese manifatturiere venete.
L’Europa vuole una filiera delle batterie più autonoma
Dietro l’accordo c’è inoltre una questione strategica europea. Il continente sta cercando da anni di ridurre la propria dipendenza dall’Asia nella catena del valore delle batterie.
Il problema non riguarda soltanto le materie prime. Riguarda tecnologie, componentistica, macchinari, processi produttivi e capacità di realizzare celle su scala industriale.
È in questo contesto che va letta la partnership.
L’operazione non tenta di replicare da zero in Veneto competenze che in Asia sono state sviluppate per anni. Fa qualcosa di diverso: importa know-how industriale cinese e lo combina con capacità produttiva e prossimità commerciale europee.
Federico Visentin, CEO di Mevis ed ex presidente di Federmeccanica, ha sintetizzato così la logica dell’accordo: per costruire una filiera europea delle batterie non basta aumentare la capacità produttiva, serve accedere alle migliori competenze disponibili a livello internazionale.
È una posizione pragmatica.
La sovranità industriale europea, almeno nel breve periodo, potrebbe passare non dall’autarchia tecnologica ma da joint venture capaci di trasferire competenze e localizzare produzione.
La Slovacchia è già pronta
L’accordo non parte soltanto da una dichiarazione d’intenti. Le due società hanno già individuato e predisposto il sito produttivo in Slovacchia.
Questo dovrebbe consentire una rapida installazione delle tecnologie produttive e accelerare l’avvio delle attività.
La scelta permette inoltre alla joint venture di essere fisicamente vicina ai produttori europei di batterie e all’industria automobilistica dell’Europa centrale.
Il percorso era stato anticipato lo scorso giugno a Stoccarda, durante il Battery Show Europe 2026, quando Mevis e ZZ Tech avevano annunciato la volontà di costruire una collaborazione strategica.
Tre mesi dopo si passa alla joint venture.
Per il Veneto è una storia di trasformazione industriale
Il dato più interessante dell’operazione, visto dal Veneto, non è però la nazionalità cinese del partner.
È ciò che sta facendo Mevis.
Un’impresa nata oltre sessant’anni fa nella meccanica tradizionale utilizza competenze accumulate nella lavorazione dei metalli per entrare in uno dei mercati destinati a ridisegnare l’industria mondiale nei prossimi anni.
È una dinamica che potrebbe riguardare molte altre PMI e medie imprese venete. La transizione industriale non significa necessariamente inventare una nuova tecnologia da zero. Può significare capire dove le competenze che già possiedi diventeranno indispensabili domani:
- Stampaggio;
- Meccanica di precisione;
- Automazione;
- Elettronica;
- Termoregolazione;
- Materiali.
Sono tutte competenze già presenti nel tessuto manifatturiero regionale e potenzialmente utilizzabili nelle nuove filiere di batterie, mobilità elettrica, data center, robotica ed energia.
Il vero test arriverà con la produzione
La joint venture, naturalmente, è ancora all’inizio.
Le società non hanno comunicato il valore dell’investimento, la capacità produttiva prevista, il fatturato atteso o il numero di addetti della nuova iniziativa.
Sono dati importanti, perché permetteranno di capire la reale scala industriale dell’operazione. La verifica arriverà quando le linee entreranno in funzione e si conosceranno clienti, volumi e capacità produttiva. Ma la direzione è già interessante.
Un’azienda vicentina della meccanica si allea con uno specialista cinese, produce in Slovacchia e punta a vendere componentistica alla nuova industria europea dell’energia.
Sessantacinque anni dopo la nascita di Mevis, la competenza di partenza rimane sostanzialmente la stessa: saper lavorare il metallo con estrema precisione.
È il mercato intorno ad aver cambiato completamente forma. Ed è forse questa una delle lezioni più importanti per il manifatturiero veneto.
Innovare non significa sempre smettere di fare ciò che si sa fare. A volte significa capire prima degli altri dove servirà farlo.