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Cortilia, Renzo Rosso sale al 63%: dieci milioni per arrivare al break-even nel 2027

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Renzo Rosso prende il controllo di Cortilia. Red Circle Investments sottoscrive gran parte di un aumento di capitale da 10 milioni di euro e porta la propria partecipazione dal 26,3% a circa il 63%. La foodtech milanese chiude il 2025 con 45,4 milioni di ricavi, ma resta in perdita: l’Ebitda è ancora negativo per 4,9 milioni. Il nuovo piano punta al pareggio operativo nel 2027 e prevede circa 4 milioni di investimenti in nuove categorie di prodotto e tecnologia. La partita, ormai, non è più dimostrare che la spesa online possa crescere. È dimostrare che possa diventare profittevole.

Renzo Rosso raddoppia la scommessa su Cortilia. E questa volta ne prende il controllo.

Attraverso Red Circle Investments, la holding personale del fondatore di Diesel e presidente di OTB, l’imprenditore veneto ha sottoscritto gran parte del nuovo aumento di capitale da 10 milioni di euro varato dalla società milanese specializzata nella spesa alimentare online di fascia premium.

L’operazione porta Red Circle dal 26,3% a circa il 63% del capitale, trasformando Rosso da investitore rilevante in azionista di controllo. Nel capitale restano anche Indaco Venture, Primo Capital, Five Seasons Ventures, altri investitori e parte del management.

Ma il passaggio più interessante non riguarda la percentuale.

Riguarda il motivo per cui Cortilia ha ancora bisogno di capitale.

Ricavi in crescita, redditività ancora lontana

Nel 2025 Cortilia ha raggiunto 45,4 milioni di euro di fatturato, in crescita rispetto ai 41,9 milioni dell’anno precedente.

L’incremento è nell’ordine dell’8%. Il problema resta però sotto la linea dei ricavi.

L’Ebitda 2025 è ancora negativo per circa 4,9 milioni di euro, anche se in miglioramento rispetto al rosso di 5,7-6,2 milioni registrato nel 2024 a seconda del perimetro contabile considerato.

Anche la perdita netta rimane consistente: i dati di bilancio disponibili indicano per il 2025 un risultato negativo di circa 6,8 milioni di euro.

È però evidente che la traiettoria sta migliorando. Nel 2023 Cortilia aveva perso circa 14,6 milioni. Nel 2024 la perdita era scesa a 7,6 milioni. Nel 2025 è scesa ulteriormente verso quota 6,8 milioni.

La società sta quindi riducendo il burn. Ma non lo ha ancora eliminato. Ed è precisamente su questo punto che si gioca la nuova fase.

Il break-even viene spostato al 2027

Il nuovo piano industriale punta al break-even nel 2027.

È un obiettivo importante perché Cortilia non è più una startup agli inizi. È stata fondata nel 2011 e da allora ha raccolto decine di milioni di euro da investitori istituzionali e privati.

Nel solo round del 2021 aveva raccolto 34 milioni di euro, quando Red Circle era entrata nel capitale insieme a Indaco Ventures, Five Seasons Ventures, Primomiglio e P101.

Un altro dato aiuta a capire la dimensione del percorso.

Secondo ricostruzioni giornalistiche pubbliche, Cortilia aveva già raccolto circa 54 milioni di euro in quattro round prima dell’attuale ricapitalizzazione.

Con i nuovi 10 milioni, il capitale complessivamente mobilitato nella storia della società sale quindi ben oltre quella soglia. Per una foodtech nata quindici anni fa, il punto non può più essere soltanto crescere.

Deve diventare economicamente sostenibile.

Dieci milioni per finanziare il prossimo passaggio

Il nuovo aumento di capitale dovrebbe sostenere il piano 2026-2028: circa 4 milioni di euro saranno destinati allo sviluppo di nuove categorie e all’innovazione tecnologica.

La scelta appare coerente con la trasformazione che Cortilia sta cercando di completare.

Nata come piattaforma digitale per collegare produttori agricoli e consumatori, la società si è progressivamente allontanata dal modello originario della semplice “filiera corta online”.

Oggi vuole essere una vera piattaforma di e-grocery premium, con assortimento più ampio, logistica propria, private label, partnership distributive e integrazioni con piattaforme esterne.

Il problema è che ogni ampliamento dell’offerta aumenta contemporaneamente:

  • fatturato potenziale,
  • complessità logistica,
  • capitale circolante,
  • gestione del magazzino,
  • tecnologia,
  • costi di acquisizione del cliente.

Ed è qui che l’e-grocery diventa uno dei business digitali più difficili da far quadrare.

Vendere cibo online è molto diverso dal vendere software

Il caso Cortilia mette in evidenza una differenza spesso sottovalutata nel mondo startup.

Un software può avere costi marginali relativamente bassi. Un ordine di frutta, carne, latte o pesce deve invece essere:

  • comprato;
  • stoccato;
  • refrigerato;
  • preparato;
  • confezionato;
  • spedito;
  • consegnato dentro una finestra oraria precisa.

E se qualcosa va storto, spesso va sostituito.

Ogni ordine porta quindi con sé una quantità di costi fisici che non scompaiono all’aumentare dei volumi. È per questo che nell’e-grocery crescere non significa automaticamente migliorare i margini. Anzi. Se la logistica non raggiunge sufficiente densità, più ordini possono significare anche più costi.

Cortilia cresce più del mercato, ma questo non basta

Da questo punto di vista la società sta ottenendo risultati commerciali interessanti.

Nel 2024 i ricavi erano cresciuti di circa il 13%, fino a 41,9 milioni di euro.

Nello stesso anno il mercato Food & Grocery online italiano cresceva a ritmi inferiori. Nel 2025 il comparto ha poi registrato un incremento attorno al 7%.

Nel 2026 l’intero Food & Grocery online italiano dovrebbe valere circa 5,1 miliardi di euro, con una crescita nell’ordine del 5% rispetto al 2025.

Cortilia quindi continua a muoversi in un mercato che cresce. Ma è un mercato ormai maturo. Non siamo più nella fase Covid, quando l’e-commerce alimentare cresceva perché milioni di consumatori erano costretti a provarlo. Oggi la competizione si gioca su:

  • prezzo;
  • ampiezza dell’assortimento;
  • frequenza d’acquisto;
  • precisione delle consegne;
  • costo logistico;
  • fidelizzazione;
  • valore medio del carrello.

E soprattutto sul margine per ordine.

L’accordo con Amazon cambia il modello distributivo

Una delle mosse più importanti è arrivata nel 2025 con l’ingresso di Cortilia su Amazon.

Il servizio era partito da Milano e Monza, con oltre 4.000 prodotti disponibili.

Nel maggio 2026 la collaborazione è stata estesa anche al Veneto, alla Toscana, alla Valle d’Aosta e ad altre aree dell’Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte, portando l’assortimento disponibile sulla piattaforma a oltre 4.500 referenze.

In Veneto il servizio è arrivato anche a Venezia, Padova, Vicenza, Treviso e Rovigo.

Per Cortilia è una mossa strategica. Amazon porta traffico. Clienti. Frequenza. Una piattaforma tecnologica enorme. Ma introduce anche una domanda fondamentale.

Quanto margine rimane a Cortilia sugli ordini acquisiti attraverso un marketplace esterno?

L’accordo può aumentare sensibilmente i volumi.

Ma solo se quei volumi migliorano anche l’economia unitaria del business diventano realmente utili al percorso verso il break-even.

Dalla crescita diretta alle partnership

Amazon non è l’unico tassello.

Negli ultimi anni Cortilia ha costruito collaborazioni anche con Viaggiator Goloso, to.market, Planter e 1000Farmacie. La strategia sembra quindi evolvere.

Invece di sostenere interamente il costo necessario per acquisire ogni nuovo cliente, Cortilia cerca di distribuire il proprio servizio attraverso ecosistemi che possiedono già utenti, traffico o reti commerciali.

È una scelta sensata. Perché uno dei problemi più costosi dell’e-commerce è proprio il customer acquisition cost. Se un nuovo cliente arriva attraverso Amazon o un partner, il costo iniziale può diminuire. Il rovescio della medaglia è una minore proprietà della relazione commerciale.

Il cliente compra su Cortilia? O compra Cortilia perché è dentro Amazon?

Non è la stessa cosa.

Il 98% dei prodotti arriva dall’Italia

La società continua comunque a mantenere un posizionamento fortemente differenziato rispetto ai supermercati online tradizionali.

Secondo i dati diffusi da Cortilia, circa il 98% dei prodotti proviene da filiere italiane, mentre il 70% dei fornitori si trova entro 200 chilometri dal magazzino.

È un elemento importante perché il vantaggio competitivo della piattaforma difficilmente può essere il prezzo.

Cortilia non può realisticamente pensare di battere Esselunga, Coop, Carrefour o Amazon Fresh sulla pura scala.

Deve quindi vendere qualcosa di diverso. Qualità. Selezione. Filiera. Servizio. Produttori. Esperienza.

In altre parole deve riuscire a convincere il cliente che la spesa fatta su Cortilia vale più della stessa spesa fatta altrove.

La vera partita è aumentare la frequenza

Il limite di molte piattaforme verticali non è trovare clienti. È farli tornare abbastanza spesso.

Un consumatore può essere disposto a fare una spesa gourmet una volta al mese. Ma un e-grocery sostenibile ha bisogno di entrare nella routine. Una volta alla settimana. Più volte al mese. Con carrelli sufficientemente grandi.

È qui che l’ampliamento dell’assortimento assume senso.

Più categorie significano maggiore probabilità che Cortilia diventi una spesa completa, non un acquisto occasionale.

Ed è probabilmente questo uno dei motivi per cui parte dei nuovi 10 milioni verrà destinata allo sviluppo dell’offerta.

Il mercato italiano online vale 66,6 miliardi

Il contesto generale rimane favorevole al digitale.

Nel 2026 gli acquisti e-commerce B2C degli italiani dovrebbero raggiungere 66,6 miliardi di euro, con una crescita del 6%. I prodotti valgono circa 42,6 miliardi, mentre l’incidenza dell’online sul retail di prodotto sale all’11,5%.

Il problema quindi non è se gli italiani continueranno a comprare online. Lo faranno. La domanda è quali categorie riusciranno a produrre margini sostenibili.

Il Food & Grocery, con 5,1 miliardi di euro stimati nel 2026, resta una delle più complesse proprio per il peso della logistica.

Rosso passa da investitore a proprietario industriale

Ed è qui che l’aumento della quota di Renzo Rosso cambia la natura dell’operazione.

Nel 2021 Red Circle era uno degli investitori. Oggi, con circa il 63%, diventa il soggetto che controlla direttamente la società. È una differenza sostanziale.

Un investitore di minoranza può decidere di partecipare a un round confidando nella crescita futura. Un azionista di controllo deve invece preoccuparsi di:

  • strategia;
  • management;
  • capitale;
  • redditività;
  • eventuali nuove ricapitalizzazioni.

Il rischio finanziario e la responsabilità industriale aumentano.

Rosso sta quindi facendo una scelta precisa: continuare a finanziare Cortilia proprio nel momento in cui deve dimostrare che il modello può diventare economicamente maturo.

Il 2027 sarà molto più importante del 2026

È per questo che il numero più interessante della notizia non è 63%. E nemmeno 10 milioni. È 2027.

Quello è l’anno indicato per il raggiungimento del break-even. Da qui ad allora bisognerà guardare soprattutto a quattro indicatori:

  • crescita dei ricavi;
  • riduzione dell’Ebitda negativo;
  • margine per ordine;
  • generazione o assorbimento di cassa.

Se nel 2026 Cortilia arrivasse, per esempio, a 50 milioni di ricavi ma continuasse a bruciare 5 milioni l’anno, il problema resterebbe.

Se invece i ricavi crescessero più lentamente ma l’Ebitda si avvicinasse rapidamente allo zero, il modello starebbe finalmente dimostrando di funzionare.

Dopo quindici anni è questa la metrica che conta.

Dieci milioni possono bastare?

C’è anche una seconda domanda.

Con un Ebitda negativo da 4,9 milioni nel 2025, un aumento di capitale da 10 milioni equivale grossomodo a due anni di quel livello di assorbimento operativo, prima ancora di considerare investimenti e capitale circolante.

È un calcolo puramente indicativo, ma rende bene la sfida. Per arrivare al break-even nel 2027 Cortilia non può limitarsi a finanziare le perdite attuali. Deve ridurle rapidamente. Altrimenti sarà necessario nuovo capitale. Ed è probabilmente questo che rende l’attuale round diverso dai precedenti.

Non finanzia semplicemente una crescita futura. Finanzia una corsa contro il tempo verso la sostenibilità economica.

Cortilia è diventata grande abbastanza da dover dimostrare che funziona

Quando una startup nasce, il mercato accetta che perda denaro. Quando cresce, accetta che continui a perderne se i ricavi accelerano molto rapidamente.

Quando arriva a quindici anni di vita, oltre 45 milioni di fatturato e decine di milioni di capitale raccolto, il criterio cambia.

Non basta più dimostrare che esiste domanda.

Cortilia ha già dimostrato che migliaia di italiani vogliono comprare cibo di qualità online. La domanda adesso è un’altra: quanto vale economicamente quella domanda?

È la stessa transizione che prima o poi affrontano tutte le startup mature. Da storia di crescita a impresa. Da utenti a margini. Da capitale raccolto a capitale generato. E proprio qui l’investimento di Renzo Rosso diventa interessante.

Perché aumentando al 63% non sta scommettendo soltanto sulla crescita futura di Cortilia.

Sta scommettendo che, dopo quindici anni, Cortilia possa finalmente imparare a crescere senza perdere denaro.

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