Rocco Benetton, Paolo Sandali e Diego Rocco lanciano da Villorba Avvera, società che punta a finanziare, realizzare e gestire direttamente le infrastrutture energetiche delle aziende. Il piano industriale prevede oltre 140 interventi nei prossimi dieci anni e un giro d’affari stimato di 340 milioni di euro. Fotovoltaico, riqualificazione degli impianti, efficientamento degli edifici e Intelligenza Artificiale sono i pilastri del modello. La scommessa è eliminare uno dei principali ostacoli alla transizione energetica delle imprese: il capitale iniziale necessario per investire.
L’energia non più soltanto come bolletta da pagare, ma come infrastruttura industriale da finanziare, gestire e ottimizzare nel tempo.
È il modello con cui entra sul mercato Avvera, nuova società fondata dall’imprenditore Rocco Benetton insieme a Paolo Sandali e Diego Rocco e controllata da Elemento, holding di capitale permanente fondata dallo stesso Benetton.
La società ha sede a Villorba, in provincia di Treviso, e si presenta come la prima Energy Infrastructure Company italiana.
Il piano dichiarato è ambizioso: nei prossimi dieci anni Avvera punta a realizzare oltre 140 interventi tra nuove infrastrutture energetiche e riqualificazioni, generando un volume d’affari complessivo stimato in 340 milioni di euro.
La novità, però, non sta semplicemente nell’installare impianti fotovoltaici o sostituire centrali termiche.
Sta soprattutto nel modo in cui questi interventi vengono finanziati.
L’impresa non anticipa necessariamente il capitale
Avvera punta infatti a sostenere direttamente l’investimento necessario per realizzare o riqualificare l’infrastruttura energetica del cliente.
Nel modello Value Energy, ad esempio, la società finanzia la riqualificazione della centrale energetica, gestisce successivamente impianti e manutenzione e fornisce energia termica, elettrica o frigorifera attraverso contratti di lungo periodo.
Nel modello Value Solar, invece, Avvera realizza e gestisce direttamente l’impianto fotovoltaico senza richiedere un investimento iniziale al cliente. In cambio ottiene un contratto pluriennale per la fornitura dell’energia prodotta a prezzo definito.
È una distinzione sostanziale.
Una PMI può avere interesse a ridurre consumi ed emissioni, ma contemporaneamente preferire utilizzare il proprio capitale per acquistare un macchinario, finanziare il magazzino, fare un’acquisizione o sviluppare un nuovo prodotto.
Avvera prova quindi a separare la necessità energetica dalla necessità di immobilizzare capitale.
Dal modello ESCo alla proprietà dell’infrastruttura
Il mercato italiano conosce già da anni le ESCo, Energy Service Company che realizzano interventi di efficienza energetica e possono remunerarsi anche attraverso una quota dei risparmi generati.
Avvera cerca però di spostare ulteriormente il modello verso una logica infrastrutturale.
La società dichiara di voler assumere la responsabilità dell’intero ciclo: progettazione, finanziamento, realizzazione, gestione e produzione energetica.
Non semplicemente consulente.
Non semplice installatore.
E nemmeno puro fornitore di energia.
L’obiettivo è diventare il soggetto che investe direttamente nell’asset energetico del cliente e lo gestisce nel lungo periodo.
È una logica più vicina a quella utilizzata nelle infrastrutture.
Il mercato italiano dell’efficienza vale oltre 11 miliardi
Avvera entra in un comparto che negli ultimi anni è cresciuto rapidamente.
Secondo le analisi CESEF-AGICI, il mercato italiano dell’efficienza energetica vale oggi oltre 11 miliardi di euro. Le prime 50 ESCo rappresentano più dell’80% del mercato, circa 9 miliardi.
Il settore aveva registrato una forte accelerazione tra 2020 e 2023, con ricavi passati complessivamente da circa 6 miliardi a oltre 16 miliardi, sostenuti anche dagli incentivi pubblici.
Nel 2024 è iniziata una fase di normalizzazione, che secondo AGICI sta premiando soprattutto gli operatori più integrati e dotati di maggiore solidità finanziaria.
È esattamente su questo terreno che Avvera prova a posizionarsi.
Non costruire un business dipendente soltanto dall’incentivo disponibile in quel momento, ma creare contratti economicamente sostenibili nel lungo periodo.
Fotovoltaico, edifici e centrali energetiche
L’offerta è organizzata inizialmente intorno a quattro soluzioni.
Value Energy finanzia e rigenera le centrali energetiche.
Value Solar riguarda gli impianti fotovoltaici.
Total Building punta alla riqualificazione energetica integrata di edifici e infrastrutture.
Project Capital permette invece ad Avvera di finanziare e realizzare l’infrastruttura lasciandone successivamente la gestione all’azienda cliente.
I settori individuati come prioritari comprendono:
- hotel, resort e studentati;
- piscine, spa e strutture termali;
- cliniche, RSA e centri riabilitativi;
- data center;
- grandi condomini, centri commerciali e immobili direzionali.
La scelta non è casuale.
Sono attività caratterizzate da consumi energetici significativi e relativamente prevedibili, quindi particolarmente adatte a contratti infrastrutturali di lungo periodo.
Anche l’Intelligenza Artificiale entra negli impianti
Avvera punta inoltre a utilizzare strumenti proprietari di Intelligenza Artificiale per progettazione, controllo e gestione degli asset.
Le applicazioni indicate comprendono:
- progettazione assistita;
- monitoraggio degli impianti;
- rilevamento delle anomalie;
- manutenzione predittiva;
- ottimizzazione delle prestazioni energetiche.
È probabilmente una delle componenti più interessanti del modello.
Una volta installato l’impianto, infatti, la redditività dell’investimento dipende per anni da quanta energia produce o risparmia, dalla manutenzione necessaria e dalle condizioni operative.
L’AI può quindi avere un’applicazione molto meno spettacolare di quella generativa, ma economicamente più immediata: ridurre gli sprechi e migliorare il rendimento di un asset fisico.
L’Italia ha già risparmiato 5,08 Mtep attraverso l’efficienza
Il mercato non è spinto soltanto dagli obiettivi climatici.
Secondo il Rapporto ENEA 2026, tra il 2021 e il 2025 le misure monitorate di efficienza energetica hanno prodotto in Italia 5,08 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio di risparmio energetico.
Il risultato corrisponde all’85% dell’obiettivo intermedio previsto dal PNIEC.
Gli incentivi fiscali hanno prodotto circa 2,67 Mtep, più della metà del risultato complessivo.
Il problema, però, è proprio quello che il mercato sta affrontando ora: come continuare a finanziare l’efficienza quando gli incentivi diventano meno generosi.
La risposta potrebbe passare sempre più attraverso capitale privato e contratti di lungo periodo.
Anche la BEI sta finanziando modelli simili
La direzione non riguarda soltanto Avvera.
A luglio la Banca Europea per gli Investimenti ha approvato un finanziamento da 250 milioni di euro a Italgas per interventi di efficienza energetica da realizzare tra 2026 e 2029.
Il programma complessivo vale circa 335 milioni di euro e comprende riqualificazione di edifici pubblici e privati, interventi industriali, fotovoltaico per autoconsumo e illuminazione pubblica.
La logica è molto simile.
L’efficienza energetica sta progressivamente diventando un asset infrastrutturale finanziabile, non semplicemente una spesa tecnica.
Ed è probabilmente questo uno dei cambiamenti più importanti del settore.
L’azienda compra energia, non necessariamente l’impianto
Per le imprese significa anche cambiare mentalità.
Storicamente un’azienda che voleva produrre energia doveva acquistare direttamente l’impianto.
Fotovoltaico sul tetto. Cogeneratore. Centrale termica. Pompa di calore. Poi ammortizzarlo nel tempo.
I nuovi modelli separano invece proprietà dell’asset e utilizzo dell’energia.
Un operatore investe nell’infrastruttura. L’azienda utilizza l’energia prodotta.
Il contratto distribuisce nel tempo costi, rischi e benefici.
È esattamente la stessa trasformazione che il cloud ha portato nell’informatica: non necessariamente acquistare e possedere il server, ma pagare per la capacità utilizzata.
L’Italia accelera anche sui contratti energetici di lungo periodo
Il mercato dei PPA corporate sta contemporaneamente aumentando di rilevanza.
Secondo SolarPower Europe, nel 2025 l’Italia si è collocata tra i mercati europei più dinamici per i contratti di acquisto di energia rinnovabile di lungo periodo, insieme a Spagna e Polonia.
Anche grandi operatori stanno aumentando gli investimenti nelle soluzioni on-site per imprese.
EDP punta, ad esempio, a installare 100 MW l’anno di soluzioni energetiche presso aziende in Italia e Polonia entro il 2028, mentre Sorgenia ha indicato l’obiettivo di portare gli impianti PPA on-site da 10 MW nel 2026 a 50 MW nel 2030.
Avvera entra quindi in un mercato nel quale il modello finanziario dell’energia sta già cambiando.
Il vero ostacolo sarà finanziare 140 progetti
Il piano da 340 milioni di volume d’affari e oltre 140 infrastrutture in dieci anni implica però una sfida finanziaria importante.
In media corrisponde a circa 2,4 milioni di euro per intervento, anche se nella realtà i progetti avranno dimensioni molto differenti.
Se Avvera finanzierà direttamente una quota significativa degli impianti, la capacità di raccogliere capitale diventerà altrettanto importante della competenza tecnica. Banche, fondi infrastrutturali, project financing, cartolarizzazioni, capitale della holding, potrebbero progressivamente diventare parte integrante del modello.
È proprio questo il punto che distinguerà una nuova società energetica da una vera piattaforma infrastrutturale.
Elemento porta un modello di capitale permanente
Alle spalle di Avvera c’è Elemento, holding fondata da Rocco Benetton che si definisce un investitore di capitale permanente e dichiara partecipazioni in attività industriali e tecnologiche.
Questo elemento può essere rilevante.
Un contratto energetico può avere una durata di dieci, quindici o vent’anni.
Un investitore con una logica di lungo periodo può quindi essere più compatibile rispetto a un capitale con una finestra di uscita molto più breve.
La promessa è trasformare infrastrutture energetiche in asset capaci di generare flussi di cassa prevedibili nel tempo.
Ma sarà il portafoglio dei primi progetti a dimostrare se il modello regge realmente.
La vera metrica non saranno i pannelli installati
Per Avvera sarà quindi relativamente poco interessante comunicare soltanto quanti megawatt verranno installati.
I KPI decisivi saranno altri:
- Capitale investito.
- Tempo di ritorno.
- Risparmio energetico ottenuto.
- Riduzione delle emissioni.
- Disponibilità degli impianti.
- Margine sui contratti.
- Durata media dei rapporti con i clienti.
E soprattutto: quanto capitale privato sarà possibile mobilitare senza appesantire eccessivamente il bilancio della società.
Perché realizzare un fotovoltaico è ormai un’attività relativamente standardizzata.
Costruire una piattaforma capace di finanziare e gestire 140 infrastrutture per dieci o vent’anni è un business molto più complesso.
Da Villorba un esperimento interessante per le PMI italiane
Il progetto assume infine un significato particolare perché nasce nel Treviso, nel cuore di un territorio costruito intorno a migliaia di PMI industriali.
Proprio le imprese di medie dimensioni rappresentano probabilmente uno dei mercati più interessanti per soluzioni di questo tipo.
Hanno consumi sufficientemente elevati da rendere economicamente rilevante un investimento energetico.
Ma non sempre hanno la struttura o la disponibilità finanziaria per progettare, finanziare e gestire internamente infrastrutture complesse.
È questo spazio che Avvera vuole occupare.
La promessa è semplice: “L’impianto lo finanziamo noi. Tu utilizzi l’energia.”
Il modello non è completamente nuovo a livello internazionale.
Ma il tentativo di costruire in Italia una vera Energy Infrastructure Company integrata, con capitale, gestione degli asset e AI, merita attenzione.
Perché il successo della transizione energetica delle imprese dipenderà sempre meno soltanto da quante tecnologie abbiamo a disposizione.
Dipenderà anche da chi mette i soldi necessari per installarle.
E forse è proprio questa la vera innovazione di Avvera: non un nuovo pannello solare.
Un nuovo modo di finanziare quello che esiste già.