Cobot che modificano il proprio ritmo, sensori che misurano affaticamento fisico e cognitivo e postazioni ergonomiche capaci di adattarsi all’operatore. A Padova la collaborazione tra BNP di Cittadella e Università di Padova sperimenta un modello di fabbrica pensato anche per gli over 50. Un tema destinato a diventare sempre più rilevante: in Veneto un dipendente privato su tre ha già superato i cinquant’anni.
La trasformazione demografica sta entrando direttamente nelle fabbriche venete. E questa volta la robotica non viene utilizzata principalmente per sostituire il lavoro umano, ma per adattare la produzione a lavoratori destinati a rimanere attivi più a lungo.
A Cittadella, nel Padovano, BNP, azienda specializzata in soluzioni ergonomiche per la produzione industriale, sta lavorando con il Lab Village dell’Università di Padova allo sviluppo di postazioni nelle quali robot collaborativi e sensori seguono le condizioni dell’operatore.
Il principio ribalta quello tradizionale dell’automazione industriale: non è più soltanto il lavoratore ad adattarsi alla macchina, ma è la macchina ad adattarsi progressivamente al lavoratore.
Ed è una sperimentazione che intercetta un problema economico molto concreto.
In Veneto un dipendente su tre ha più di 50 anni
Secondo l’elaborazione della CGIA di Mestre sui dati INPS, nel 2024 il settore privato non agricolo del Veneto contava 1.738.228 dipendenti.
Di questi, 578.301 avevano più di 50 anni.
Significa il 33,3% della forza lavoro dipendente privata, contro il 32,7% nazionale. L’età media regionale era arrivata a 41,82 anni.
Il fenomeno diventa ancora più evidente considerando una fascia leggermente più anziana.
Veneto Lavoro calcola infatti circa 560mila occupati con più di 54 anni, pari al 25% di tutti gli occupati regionali. Nel 2004 erano circa 200mila: in poco più di vent’anni il loro numero è quasi triplicato.
Non è quindi un fenomeno transitorio.
È un cambiamento strutturale della disponibilità di capitale umano.
Padova: 110mila dipendenti hanno già superato i 50 anni
Il progetto sviluppato nel Padovano assume ancora maggiore significato guardando proprio alla struttura occupazionale provinciale.
Nel 2024 Padova contava 329.916 dipendenti privati, dei quali 110.897 over 50.
Sono il 33,6% del totale, mentre l’età media ha raggiunto i 42,16 anni.
La situazione è simile nelle altre principali province industriali:
| Provincia | Dipendenti | Over 50 | Incidenza |
|---|---|---|---|
| Rovigo | 64.008 | 22.083 | 34,5% |
| Treviso | 306.350 | 105.234 | 34,4% |
| Venezia | 301.820 | 102.479 | 34,0% |
| Padova | 329.916 | 110.897 | 33,6% |
| Vicenza | 315.234 | 104.419 | 33,1% |
| Verona | 347.392 | 107.874 | 31,1% |
| Veneto | 1.738.228 | 578.301 | 33,3% |
Belluno registra a sua volta il 34,4%.
La fabbrica veneta del prossimo decennio dovrà quindi essere progettata anche intorno a questa nuova composizione demografica.
Come funziona la fabbrica che si adatta all’operatore
La soluzione sviluppata da BNP e Università di Padova combina cobot, ergonomia industriale e monitoraggio psicofisiologico.
Durante il lavoro possono essere utilizzati dispositivi indossabili in grado di raccogliere informazioni sulle condizioni dell’operatore.
Gli occhiali per eye tracking, ad esempio, permettono di osservare indicatori collegati al carico cognitivo attraverso movimenti oculari, punti di fissazione, pupilla e battito delle palpebre.
Magliette intelligenti, fasce toraciche ed elettrodi per l’elettromiografia possono invece contribuire alla misurazione di stress e affaticamento muscolare.
Questi dati vengono utilizzati nell’interazione con i robot collaborativi.
Se il sistema rileva condizioni di maggiore affaticamento, il cobot può modificare dinamiche e modalità di supporto. Il progetto europeo CO-ADAPT ha già sperimentato con lavoratori over 50 sistemi adattivi basati anche sull’osservazione del comportamento oculare e dell’attività cardiaca.
Non si tratta quindi semplicemente di introdurre un altro robot nella linea produttiva.
La variabile che cambia è l’operatore stesso.
Dalla ricerca europea alle applicazioni industriali
La sperimentazione nasce dal progetto CO-ADAPT, finanziato attraverso Horizon 2020, e dalla collaborazione tra BNP e l’Università di Padova.
Secondo quanto riportato da Nordest24, alcune delle soluzioni sviluppate hanno già trovato applicazione in aziende dei comparti automotive ed elettrodomestico.
Il progetto dovrebbe ora evolvere ulteriormente.
Una nuova iniziativa finanziata dalla Regione Veneto prevede infatti di estendere le sperimentazioni ai robot umanoidi, valutandone l’impiego negli ambienti produttivi.
Il Lab Village rientra inoltre nell’ecosistema iNEST, finanziato dal PNRR, che coinvolge 9 università e 2 enti di ricerca del Nordest. A Padova lo Spoke 5 è dedicato proprio allo sviluppo di ambienti intelligenti e sostenibili per produzione, lavoro e vita.
Il problema non è soltanto l’età: sono anche i giovani che mancano
L’invecchiamento della fabbrica veneta non dipende esclusivamente dal fatto che le persone lavorano più a lungo.
C’è anche un problema di ricambio.
Nel 2025 in Veneto sono state effettuate 617.427 assunzioni, l’1% in meno rispetto all’anno precedente. Veneto Lavoro segnala una diminuzione del 5% delle assunzioni nella fascia 30-54 anni e, al contrario, una crescita della domanda rivolta agli over 55, anche per effetto delle dinamiche demografiche.
Il mercato del lavoro regionale continua inoltre a crescere, ma più lentamente: il 2025 si è chiuso con 14.600 posizioni dipendenti aggiuntive, circa la metà delle 29.500 registrate nel 2024.
Il risultato è una combinazione destinata a incidere sulla manifattura: meno giovani disponibili, lavoratori più anziani e difficoltà crescente nel reperire determinate professionalità.
Robotica come risposta alla demografia industriale
È qui che il progetto padovano assume una dimensione economica più interessante.
La domanda non è più soltanto:
quanti posti di lavoro sostituiranno i robot?
Per una regione che ha costruito una parte rilevante della propria economia sulla manifattura, diventa altrettanto importante chiedersi:
quanti lavoratori potranno continuare a essere produttivi grazie ai robot?
Un cobot capace di assumersi le operazioni fisicamente più gravose può ridurre il carico sull’operatore. Una postazione ergonomica può limitare movimenti ripetitivi. Sensori e sistemi adattivi possono modificare ritmo e assistenza sulla base delle condizioni della persona.
La tecnologia può quindi diventare uno strumento per prolungare la sostenibilità del lavoro industriale, conservando allo stesso tempo competenze ed esperienza accumulate negli anni.
Entro il 2030 gli over 65 al lavoro potrebbero arrivare a 128mila
E il fenomeno potrebbe accelerare.
Una recente analisi di Veneto Lavoro stima che nel 2030 gli occupati veneti con più di 65 anni potrebbero essere circa 94mila mantenendo invariati gli attuali tassi di occupazione.
Se invece proseguisse la crescita dei tassi registrata tra il 2019 e il 2025, potrebbero arrivare a circa 128mila.
Questo significa che progettare ambienti produttivi compatibili con lavoratori più anziani non è soltanto una questione di welfare aziendale.
Può diventare una componente della competitività industriale.
Perché il Veneto dovrà affrontare contemporaneamente due problemi: trovare nuovi lavoratori e riuscire a utilizzare più a lungo quelli che già possiede.
In questo scenario, robotica e automazione potrebbero assumere un ruolo molto diverso da quello raccontato per anni.
Non soltanto macchine che sostituiscono le persone, ma tecnologie che permettono alle persone di continuare a lavorare meglio e più a lungo.
