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Veneto, il PIL 2026 verso il +0,7%: industria in ripresa, ma la crescita resta fragile

Migliorano le prospettive dell’economia veneta. Prometeia ha rivisto al rialzo la stima di crescita del PIL regionale nel 2026, portandola dal precedente +0,4% al +0,7%. A sostenere il miglioramento sono i segnali provenienti dalla manifattura: nel secondo trimestre la produzione industriale è aumentata dell’1,2% rispetto ai tre mesi precedenti e del 3,3% su base annua, mentre crescono ordini e fatturato. Il quadro indica una ripresa più consistente rispetto alle attese di pochi mesi fa, ma resta aperto il problema della sua sostenibilità una volta terminata la spinta straordinaria di PNRR e incentivi.

Dopo una sostanziale stagnazione nel 2025, l’economia del Veneto prova ad accelerare.

Le nuove stime di Prometeia, diffuse nell’ambito dell’analisi congiunturale di Unioncamere Veneto, indicano per il 2026 una crescita del PIL dello 0,7%, tre decimi in più rispetto al +0,4% previsto nello scenario di aprile.

Non si tratta ancora di una crescita sostenuta, ma il miglioramento delle previsioni arriva insieme a una serie di segnali positivi provenienti dal cuore dell’economia regionale: la manifattura.

Produzione industriale: +3,3% su base annua

L’indagine VenetoCongiuntura è stata realizzata su un campione di 2.200 imprese manifatturiere con almeno 10 addetti.

Nel secondo trimestre 2026 la produzione industriale è aumentata dell’1,2% rispetto ai primi tre mesi dell’anno e del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Migliorano anche gli altri indicatori.

Gli ordini provenienti dall’estero crescono del 3%, quelli dal mercato interno del 2,4%, mentre il fatturato registra un incremento del 2,7%.

Numeri che segnano un cambio di passo rispetto al 2025, quando Banca d’Italia aveva rilevato per il Veneto un PIL sostanzialmente fermo al +0,1%, contro il +0,5% nazionale.

Elettronica, gomma-plastica e trasporti trainano la ripresa

La crescita non è però uniforme.

A correre maggiormente sono alcuni dei comparti a maggiore intensità tecnologica.

Le macchine elettriche ed elettroniche crescono del 6,3%, seguite da gomma e plastica (+5,7%) e mezzi di trasporto (+5,3%).

Segnali positivi arrivano anche da:

  • legno e mobile: +4%;
  • alimentare e bevande: +3,4%;
  • metalli e prodotti in metallo: +3,3%.

Molto più debole, invece, la dinamica di alcuni comparti tradizionalmente importanti per il Made in Veneto.

Il tessile-abbigliamento si ferma al +0,3%, mentre marmo, vetro e ceramica registrano una variazione nulla.

La fotografia restituisce quindi un sistema industriale a velocità differenti.

Gli impianti lavorano ancora al 72%

Un altro dato invita alla prudenza.

Il grado medio di utilizzo degli impianti industriali veneti è salito al 72%, recuperando oltre un punto rispetto al trimestre precedente.

Significa però che rimane ancora una quota significativa di capacità produttiva inutilizzata.

La ripresa della produzione, quindi, non si è ancora trasformata in una pressione generalizzata sulla capacità produttiva tale da determinare necessariamente una nuova forte stagione di investimenti.

Gli imprenditori diventano più ottimisti

Migliora anche il sentiment delle imprese.

Il 38,7% degli imprenditori intervistati prevede un aumento del fatturato nei prossimi mesi, contro il 35,8% registrato nello stesso periodo dello scorso anno.

Per gli ordini interni la quota degli ottimisti sale al 34,7%, dal 31,9%.

Sostanzialmente stabile invece il giudizio sull’estero: il 33,5% delle imprese prevede un aumento degli ordini internazionali.

Il dato riflette una delle principali incognite dell’economia veneta.

Il modello regionale rimane fortemente dipendente dalla manifattura e dall’export e quindi particolarmente esposto alla debolezza della domanda internazionale, alle tensioni geopolitiche e alle difficoltà di mercati strategici come quello tedesco.

Dal +0,1% al +0,7%: il segnale è positivo, ma non basta

Il confronto con il 2025 rende evidente il miglioramento.

Secondo Banca d’Italia, lo scorso anno l’economia veneta era rimasta sostanzialmente ferma, con una crescita reale dello 0,1%.

La manifattura aveva registrato un lieve calo della produzione, il fatturato reale era diminuito e gli investimenti avevano mostrato una crescita modesta.

Il passaggio a una previsione del +0,7% nel 2026 rappresenta quindi un segnale incoraggiante.

Ma non equivale ancora a una nuova fase espansiva.

Il vero test arriverà dopo il PNRR

La questione più importante riguarda infatti ciò che accadrà nei prossimi anni.

Fino al 2027 l’economia continuerà a beneficiare degli investimenti collegati al PNRR e degli incentivi alla trasformazione industriale, compresi gli strumenti di Transizione 4.0 e 5.0.

Poi questo sostegno straordinario diminuirà.

Da quel momento la crescita dovrà dipendere molto più direttamente dalla capacità delle imprese di aumentare produttività, innovazione e investimenti tecnologici.

Ed è probabilmente questo il dato più importante dietro il +0,7%.

Il Veneto sta dimostrando ancora una volta una forte capacità di resistenza.

Ma resistere non significa necessariamente crescere.

La domanda non è quanto cresceremo nel 2026

La revisione delle stime di Prometeia è certamente una buona notizia.

Produzione, ordini e fatturato indicano che la manifattura sta recuperando terreno.

Ma per una regione che compete con le aree industriali più avanzate d’Europa, una crescita inferiore all’1% difficilmente può rappresentare un punto di arrivo.

Il problema strategico diventa quindi un altro.

Quanto del +0,7% di oggi riusciremo a trasformare in crescita strutturale domani?

Per farlo serviranno più produttività, investimenti privati, automazione, Intelligenza Artificiale, capitale umano e imprese capaci di aumentare dimensione e presenza internazionale.

Il vero test dell’economia veneta non sarà quindi il PIL del 2026.

Sarà il PIL del 2028, quando una parte importante delle spinte straordinarie di questi anni non ci sarà più.

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