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Robotica, il mercato italiano vale 3,5 miliardi: AI e automazione ridisegnano la fabbrica

La robotica italiana entra in una nuova fase di sviluppo. Nel 2025 il mercato nazionale ha raggiunto i 3,5 miliardi di euro, considerando investimenti e spese operative, mentre il 28% delle imprese italiane utilizza già soluzioni robotiche. Entro il 2028 la quota potrebbe salire al 36%. A cambiare non sono soltanto i volumi: l’integrazione tra Intelligenza Artificiale, computer vision, sensori e software sta trasformando i robot da macchine programmate per compiti ripetitivi a sistemi sempre più autonomi e adattivi.

L’Italia della robotica non è più soltanto quella dei grandi bracci meccanici installati nelle linee automobilistiche.

L’integrazione tra robotica e Intelligenza Artificiale sta progressivamente ampliando il perimetro del mercato, portando automazione avanzata nella manifattura, nella logistica, nella sanità e nei servizi.

Secondo l’Osservatorio Innovative Robotics del Politecnico di Milano, nel 2025 le imprese italiane hanno investito 2,2 miliardi di euro in robotica considerando le sole spese in conto capitale. Includendo anche i costi operativi, il valore complessivo del mercato raggiunge 3,5 miliardi.

La spesa media annuale delle aziende che adottano queste tecnologie è pari a 456 mila euro: sale a circa 700 mila euro nelle grandi imprese, scende a 240 mila nelle medie e a 160 mila nelle piccole.

Il 28% delle imprese utilizza già robot

La diffusione è destinata ad aumentare.

Attualmente il 28% delle aziende italiane utilizza soluzioni robotiche, principalmente nella manifattura. Secondo le previsioni dell’Osservatorio, la percentuale potrebbe raggiungere il 36% entro il 2028.

Ancora più interessante è la composizione degli investimenti futuri.

Tra le imprese che prevedono di investire in robotica nel 2026, il 29% intende destinare risorse a robot innovativi, dotati di AI, sensori e capacità di apprendimento continuo.

L’investimento medio previsto per queste tecnologie è di circa 183 mila euro.

Dalla meccanica all’Intelligenza Artificiale

Il mercato rimane ancora fortemente legato alla robotica industriale tradizionale: circa l’82% del parco robot è composto da manipolatori.

Ma nei prossimi tre anni la crescita dovrebbe concentrarsi soprattutto su robot collaborativi, robot mobili autonomi e umanoidi.

È qui che sta cambiando la struttura tecnologica del settore.

Computer vision, edge computing, digital twin e Intelligenza Artificiale permettono ai robot di interpretare l’ambiente circostante, modificare il proprio comportamento e lavorare in contesti meno strutturati rispetto alle tradizionali linee automatizzate.

La fabbrica passa così progressivamente da un modello di automazione programmata a uno di automazione adattiva.

La robotica come risposta alla mancanza di lavoratori

Dietro la corsa all’automazione non c’è soltanto la ricerca di maggiore produttività.

C’è anche la demografia.

Per sei imprese italiane su dieci, secondo l’Osservatorio del Politecnico, la robotica rappresenta una possibile risposta alla crescente carenza di manodopera.

Un problema particolarmente significativo per il sistema manifatturiero italiano, dove molte aziende incontrano difficoltà nel reperire tecnici, operatori specializzati e personale da inserire nei reparti produttivi.

La robotica diventa quindi non soltanto uno strumento per ridurre i costi, ma una tecnologia necessaria per mantenere operative alcune attività produttive.

L’Italia resta il secondo mercato europeo

Sul piano internazionale, l’Italia conserva una posizione rilevante.

Secondo l’International Federation of Robotics, nel 2024 sono stati installati in Italia 8.783 nuovi robot industriali.

Il dato è diminuito del 16% rispetto all’anno precedente, ma il Paese rimane comunque il secondo mercato europeo, dietro alla Germania, che nello stesso periodo ha installato quasi 27 mila unità.

Il rallentamento delle nuove installazioni mostra però anche quanto gli investimenti industriali rimangano sensibili al ciclo economico.

Nel 2025 è arrivato un primo segnale di inversione: secondo le statistiche SIRI elaborate dal Centro Studi UCIMU, gli ordini di robot hanno raggiunto 7.941 unità, con una crescita del 16,8% rispetto al 2024.

Particolarmente dinamiche le applicazioni per palettizzazione (+76,5%), asservimento delle macchine utensili (+60%) e verniciatura (+37,3%).

Un ecosistema italiano da oltre un miliardo di ricavi

Un’altra fotografia arriva dall’Italian Tech Landscape 2026, realizzato da La Tech Made in Italy con Altermind.

Nel perimetro delle realtà analizzate, le soluzioni robotiche censite generano complessivamente 1,1 miliardi di euro di ricavi e impiegano 2.954 addetti specializzati.

Lo studio individua 22 soluzioni e stima un ricavo medio di 21,9 milioni di euro per soluzione, con circa 356 mila euro di ricavi per addetto.

Tra i principali operatori censiti figurano realtà industriali come Comau e System Logistics, segnale di un comparto nel quale l’Italia dispone già di competenze industriali consolidate.

Il Veneto, però, deve accelerare

La distribuzione geografica evidenziata dall’Italian Tech Landscape offre anche uno spunto particolarmente interessante per il Veneto.

La Lombardia guida la classifica delle soluzioni censite, seguita da Toscana e Puglia.

Il Veneto compare con una sola soluzione, alla quale lo studio attribuisce 4,5 milioni di euro di ricavi.

È un dato che merita attenzione considerando il peso della manifattura nell’economia regionale.

Il Veneto dispone di migliaia di PMI industriali che rappresentano un mercato naturale per robot collaborativi, automazione intelligente e sistemi AI applicati alla produzione.

La questione, quindi, non riguarda soltanto quanto velocemente le imprese venete adotteranno robot.

Riguarda anche quante aziende tecnologiche venete saranno capaci di produrre e vendere queste tecnologie.

Il vero mercato non è vendere robot, ma intelligenza

Il passaggio più interessante potrebbe essere proprio questo.

Per decenni il valore della robotica industriale è stato concentrato soprattutto nell’hardware: precisione, velocità, affidabilità meccanica.

Con l’AI il valore si sta progressivamente spostando verso software, dati, autonomia e capacità decisionale.

Per una delle principali economie manifatturiere europee rappresenta contemporaneamente un’opportunità e un rischio.

L’Italia dispone delle fabbriche nelle quali la nuova robotica può essere sperimentata.

Dispone delle competenze meccaniche e ingegneristiche.

Dispone di una domanda crescente di automazione, anche a causa della carenza di lavoratori.

La prossima partita sarà capire se saprà anche costruire le aziende tecnologiche capaci di conquistare questo mercato.

Perché comprare robot aumenta la produttività.

Produrli, svilupparne il software ed esportarli crea invece una nuova industria.

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