UniCredit porta più di 100 clienti Ultra High Net Worth nel capitale di WeRoad attraverso un club deal che consente ad alcuni soci storici di cedere parte delle proprie quote. L’operazione arriva dopo il Series C da 58 milioni di dollari guidato da Airbnb e segnala il crescente interesse dei grandi patrimoni privati verso startup e scaleup non quotate.
Oltre 100 investitori privati entrano nel capitale di WeRoad, la scaleup italiana specializzata nei viaggi di gruppo per Millennials e Generazione Z.
L’operazione è stata strutturata da UniCredit attraverso un club deal rivolto ai propri clienti Ultra High Net Worth, cioè persone e famiglie con patrimoni particolarmente elevati.
L’importo complessivo investito non è stato reso pubblico. Il club deal permette agli aderenti di affiancare gli attuali azionisti di riferimento della società, tra i quali figurano OneDay Group, la holding fondata da Paolo De Nadai, Annapurna, veicolo promosso da H14, e Airbnb.
L’operazione arriva a poco più di due mesi dal round Series C da 58 milioni di dollari, guidato proprio da Airbnb per finanziare l’espansione di WeRoad negli Stati Uniti.
Non è un nuovo aumento di capitale
Il club deal non deve essere confuso con un ulteriore round di finanziamento.
L’operazione prevede infatti l’acquisto di quote detenute da alcuni investitori storici di WeRoad. Il capitale versato dai nuovi soci viene quindi utilizzato prevalentemente per acquistare partecipazioni già esistenti, offrendo liquidità a chi aveva investito nelle precedenti fasi di sviluppo.
Per WeRoad il risultato è un’evoluzione della compagine azionaria, più che l’ingresso di nuove risorse finanziarie direttamente nelle casse della società.
È una distinzione importante.
Un aumento di capitale finanzia la crescita operativa dell’impresa. Una transazione secondaria permette invece agli investitori iniziali di monetizzare almeno una parte del valore maturato, senza attendere la vendita completa della società o la quotazione in Borsa.
La possibilità di realizzare operazioni secondarie rappresenta uno dei segnali di maturazione di un ecosistema finanziario. Consente infatti di creare liquidità anche prima dell’exit definitiva e rende potenzialmente più attrattivo l’investimento nelle società non quotate.
Il Series C da 58 milioni guidato da Airbnb
Il club deal segue il finanziamento annunciato da WeRoad nel maggio 2026.
La società ha raccolto 58 milioni di dollari in un Series C guidato da Airbnb, con la partecipazione degli investitori già presenti nel capitale, tra cui H14.
L’operazione ha portato a circa 100 milioni di dollari il capitale complessivamente raccolto dalla società dalla sua nascita.
Le risorse del round sono destinate soprattutto all’ingresso nel mercato statunitense, la prima espansione strutturata di WeRoad al di fuori dell’Europa.
La scaleup intende portare negli Stati Uniti sia i viaggi di gruppo sia gli eventi WeMeet, utilizzati per creare relazioni tra i membri della community anche al di fuori delle partenze.
Ricavi a 130 milioni nel 2025
Fondata nel 2017, WeRoad ha sviluppato una piattaforma specializzata nei viaggi di gruppo rivolti prevalentemente a persone che partono da sole.
Nel 2025 la società ha dichiarato ricavi per circa 130 milioni di euro, in crescita del 30% rispetto all’anno precedente.
Dalla fondazione, più di 300.000 persone hanno partecipato ai suoi viaggi, scegliendo tra oltre 1.000 itinerari. Nel solo ultimo anno i viaggiatori sono stati circa 100.000 e, secondo l’azienda, quasi il 90% ha prenotato individualmente.
Il modello combina vendita di pacchetti turistici, tecnologia e costruzione di una community. Quest’ultimo elemento rappresenta uno degli asset principali: WeRoad non vende soltanto destinazioni, ma la possibilità di viaggiare e creare relazioni con persone appartenenti alla stessa fascia generazionale.
Perché UniCredit porta i grandi patrimoni nelle scaleup
Il club deal mostra il crescente interesse del private banking per gli investimenti nell’economia reale e nelle imprese tecnologiche non quotate.
I clienti con grandi patrimoni hanno tradizionalmente investito soprattutto in immobili, obbligazioni, azioni quotate, private equity e fondi specializzati.
Le operazioni di co-investimento permettono invece di entrare direttamente nel capitale di una singola società, scegliendo un’azienda specifica e assumendone direttamente il rischio industriale.
Per la banca il modello amplia l’offerta di investimenti alternativi destinata alla clientela più patrimonializzata. Per la scaleup significa diversificare la base degli azionisti e creare relazioni con famiglie imprenditoriali potenzialmente capaci di fornire capitale, competenze e contatti.
La soglia di accesso a queste operazioni rimane però elevata e il rischio è significativamente superiore rispetto agli strumenti finanziari liquidi. Le partecipazioni in società non quotate non possono essere vendute rapidamente e il loro valore dipende dalla capacità dell’impresa di crescere, generare margini e arrivare a una futura exit.
Più liquidità per gli investitori storici
Uno dei principali limiti del venture capital italiano è la scarsità di occasioni nelle quali gli investitori iniziali possano realizzare i propri rendimenti.
Le exit attraverso acquisizioni o quotazioni restano relativamente poche. Di conseguenza, business angel e fondi possono dover attendere molti anni prima di recuperare il capitale investito.
Le transazioni secondarie introducono un’opzione intermedia.
Un socio può vendere una parte delle proprie quote, ottenere liquidità e mantenere eventualmente una partecipazione residua per beneficiare della crescita futura.
Questo meccanismo permette inoltre di aggiornare l’azionariato: gli investitori che hanno sostenuto la società nella fase iniziale possono lasciare spazio a soggetti con disponibilità finanziarie e orizzonti temporali più adatti alla fase di scaleup.
Un ponte tra private wealth e venture capital
Il passaggio di oltre 100 grandi patrimoni nel capitale di WeRoad indica che il confine tra wealth management, private equity e venture capital sta diventando meno netto.
Le famiglie con elevata capacità finanziaria non si limitano più a investire indirettamente attraverso fondi. In alcuni casi vogliono selezionare singole aziende e partecipare direttamente alla loro crescita.
Per l’ecosistema italiano può essere un’evoluzione positiva.
Il patrimonio finanziario privato disponibile nel Paese è molto più ampio del capitale oggi investito nelle startup. Convogliarne anche una quota limitata verso imprese innovative potrebbe aumentare le risorse disponibili per la crescita.
Il rischio, però, è concentrare l’interesse soltanto sulle scaleup già note e sostenute da investitori internazionali, lasciando invariata la difficoltà delle imprese più giovani nel raccogliere i primi capitali.
WeRoad arriva al club deal dopo aver costruito un marchio riconoscibile, raggiunto 130 milioni di ricavi e attirato Airbnb come investitore industriale. Non rappresenta quindi il profilo medio di una startup italiana, ma una delle aziende tecnologiche nazionali che hanno già superato la fase di validazione.
Il vero test sarà l’espansione negli Stati Uniti
L’ingresso di nuovi investitori aumenta la visibilità finanziaria di WeRoad, ma il principale test industriale resta l’espansione statunitense.
Il mercato americano offre una domanda potenzialmente molto più ampia, ma presenta anche costi di acquisizione dei clienti elevati, una forte concorrenza e abitudini di viaggio differenti rispetto a quelle europee.
La società dovrà dimostrare che il proprio modello basato su community, coordinatori e viaggi di gruppo può essere replicato mantenendo qualità del servizio e sostenibilità economica.
Il club deal consente agli investitori storici di valorizzare una parte del percorso già compiuto. La fase successiva dipenderà invece dalla capacità di WeRoad di trasformarsi da scaleup europea a piattaforma internazionale.
Perché l’ingresso di oltre 100 grandi patrimoni rappresenta un segnale di fiducia. Ma il valore finale dell’operazione sarà determinato dai risultati industriali che la società riuscirà a produrre nei prossimi anni.