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Le PMI venete vogliono innovare: il fondo regionale ha già impegnato il 90% delle risorse

Il Fondo Veneto Ricerca, Sviluppo e Innovazione si avvicina all’esaurimento. La corsa alle agevolazioni conferma una domanda elevata di investimenti tecnologici, ma solleva una domanda: le risorse disponibili sono sufficienti rispetto ai progetti delle imprese?

Le piccole e medie imprese venete non sembrano avere perso la volontà di investire. Il problema, semmai, potrebbe essere la disponibilità delle risorse necessarie per farlo.

Le richieste presentate al Fondo Veneto Ricerca, Sviluppo e Innovazione, nella sezione dedicata all’innovazione nelle PMI, hanno raggiunto il 90% della dotazione disponibile.

A comunicarlo è stata Veneto Innovazione, la società regionale che gestisce lo strumento agevolativo. Una volta impegnate interamente le risorse, la ricezione delle nuove istanze verrà sospesa attraverso un apposito avviso rivolto anche agli istituti finanziatori e ai soggetti convenzionati.

Per le imprese che stanno preparando un progetto, il messaggio è quindi molto concreto: il tempo disponibile potrebbe essere limitato.

Ma il dato racconta anche qualcosa di più ampio. Il rapido assorbimento del Fondo suggerisce che nel sistema produttivo regionale esiste una domanda significativa di ricerca, digitalizzazione e innovazione dei processi.

Un fondo da 18 milioni di euro

La dotazione complessiva dello strumento ammonta a 18 milioni di euro, provenienti dal Programma regionale FESR Veneto 2021-2027.

Le risorse sono state distribuite su due linee principali:

  • Linea A – Ricerca e sviluppo, dedicata a progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale;
  • Linea B – Innovazione, destinata a interventi sui processi, sui prodotti e sull’organizzazione aziendale.

Dei 18 milioni complessivi, 12 milioni sono stati inizialmente destinati alla Linea A, mentre 6 milioni sono stati assegnati alla Linea B tra le annualità 2025 e 2026.

La dotazione potrà essere incrementata qualora si rendessero disponibili ulteriori fondi. Al momento, tuttavia, non risulta annunciato un rifinanziamento.

Il raggiungimento della soglia del 90% non indica necessariamente che tutte le domande siano già state approvate. Significa che gli importi richiesti attraverso le istanze presentate stanno avvicinandosi alla disponibilità complessiva del Fondo.

Cosa possono finanziare le imprese

Il Fondo non è destinato a sostenere la semplice sostituzione ordinaria di un macchinario.

Le agevolazioni riguardano progetti capaci di introdurre nuovi prodotti, servizi, processi produttivi o miglioramenti significativi rispetto alle soluzioni già utilizzate dalle imprese.

Tra le tecnologie espressamente richiamate nelle disposizioni operative figurano:

  • intelligenza artificiale;
  • cybersecurity;
  • blockchain;
  • big data;
  • cloud computing;
  • tecnologie quantistiche;
  • supercalcolo;
  • prototipi e linee pilota;
  • nuovi processi produttivi e organizzativi.

La Linea A finanzia progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, comprese la realizzazione e la validazione di prototipi.

La Linea B sostiene invece l’introduzione di metodi di produzione o distribuzione nuovi o sensibilmente migliorati, anche attraverso cambiamenti significativi nelle attrezzature e nei software.

Il Fondo può quindi accompagnare tanto un’impresa che sta sviluppando un nuovo prodotto quanto una PMI che vuole trasformare il proprio processo produttivo attraverso automazione, dati e tecnologie digitali.

Progetti fino a 250 mila euro

Per la ricerca e sviluppo, gli investimenti ammissibili devono avere un valore compreso tra 100 mila e 250 mila euro.

Per i progetti di innovazione, invece, la spesa deve essere compresa tra 50 mila e 150 mila euro.

L’agevolazione può coprire il 100% della spesa ammissibile attraverso una formula mista composta da:

  • un finanziamento agevolato;
  • una quota di contributo a fondo perduto.

La sovvenzione può raggiungere il 40% del progetto, mentre la restante parte viene sostenuta attraverso il finanziamento agevolato, secondo i limiti e i criteri previsti per le differenti linee.

Il meccanismo permette quindi alle imprese di affrontare investimenti anche significativi riducendo il costo finanziario e la quantità di capitale proprio necessaria.

La corsa alle risorse è un segnale economico

La comunicazione di Veneto Innovazione potrebbe essere letta come un semplice aggiornamento tecnico.

In realtà è anche un indicatore della domanda proveniente dal sistema produttivo.

Se il Fondo si avvicina all’esaurimento, significa che un numero rilevante di imprese sta presentando progetti e cercando capitale per sviluppare tecnologie, prodotti e processi innovativi.

Questo dato contraddice in parte l’idea secondo cui le PMI venete sarebbero poco interessate a innovare.

Le imprese sembrano invece disposte a investire quando trovano condizioni finanziarie compatibili con le proprie dimensioni e con il rischio dei progetti.

Il problema potrebbe dunque non essere la mancanza di iniziativa imprenditoriale.

Potrebbe essere il divario tra la quantità di progetti pronti a partire e il capitale agevolato effettivamente disponibile.

Il rischio di escludere progetti validi

L’esaurimento delle risorse può produrre una conseguenza concreta: alcune imprese potrebbero rimanere escluse non perché i loro progetti siano poco validi, ma perché hanno presentato la richiesta troppo tardi.

Per un’azienda, preparare una domanda di agevolazione richiede spesso tempo, preventivi, documentazione economico-finanziaria e il coinvolgimento di banche o intermediari.

Una PMI che ha iniziato il percorso nelle ultime settimane potrebbe quindi trovarsi davanti alla chiusura dello sportello prima ancora di completare la pratica.

Questo meccanismo rischia di premiare soprattutto le imprese già organizzate per intercettare i finanziamenti pubblici, penalizzando quelle più piccole o meno strutturate dal punto di vista amministrativo.

Non sempre, infatti, il progetto migliore è quello presentato per primo.

Mancano ancora dati per capire chi sta investendo

L’avviso sul raggiungimento del 90% non specifica alcuni elementi che sarebbero utili per comprendere la reale direzione degli investimenti.

Non sono stati resi pubblici:

  • il numero delle domande presentate;
  • il valore medio degli investimenti;
  • la suddivisione tra ricerca e innovazione;
  • la distribuzione tra le province venete;
  • i settori economici maggiormente rappresentati;
  • la quota destinata a digitale, automazione, energia o sviluppo di nuovi prodotti;
  • il numero delle istanze già approvate.

La pubblicazione di queste informazioni consentirebbe di capire non soltanto quanto velocemente vengono utilizzati i fondi, ma anche come stanno innovando le imprese venete.

Sapere, ad esempio, se le risorse sono concentrate sulla manifattura, sui servizi digitali, sulla sanità o sulla logistica offrirebbe una fotografia preziosa dell’evoluzione del sistema produttivo regionale.

Serve un rifinanziamento?

Il raggiungimento del 90% pone inevitabilmente il tema di un possibile rifinanziamento.

Se la domanda supera la dotazione, la Regione dovrà decidere se reperire nuove risorse o lasciare che lo sportello venga sospeso una volta raggiunto il limite.

Rifinanziare automaticamente ogni misura non è sempre la soluzione corretta. Prima sarebbe necessario verificare la qualità dei progetti, la capacità delle imprese di completarli e i risultati generati dagli investimenti già approvati.

Ma se le domande sono solide e rispondono a esigenze reali, lasciare progetti validi senza copertura potrebbe rappresentare un’occasione persa.

Soprattutto in una fase in cui alle aziende viene chiesto di investire in transizione digitale, produttività, sicurezza informatica e sviluppo di nuovi prodotti.

Le imprese vogliono investire, ma il capitale resta il collo di bottiglia

La notizia del Fondo quasi esaurito offre quindi una lettura meno scontata dell’economia veneta.

Le PMI non sembrano ferme.

Stanno cercando risorse per innovare, sperimentare e modernizzare i propri processi.

Il vero problema è capire se gli strumenti disponibili siano proporzionati alla domanda e sufficientemente accessibili anche alle imprese più piccole.

Perché invitare continuamente le aziende a innovare ha poco senso se poi i finanziamenti terminano proprio mentre i progetti stanno arrivando.

La velocità con cui il Fondo si sta esaurendo dimostra che la domanda esiste.

Ora sarà necessario capire se la Regione deciderà di accompagnarla oppure se una parte degli investimenti resterà fuori per semplice mancanza di risorse.

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