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Porto Marghera candidato a polo europeo per le materie prime critiche

Industria, infrastrutture, energia, turismo e innovazione. Sono alcune delle principali sfide sulle quali il Veneto dovrà misurare la propria capacità di crescita nei prossimi anni.

Il confronto è andato in scena alle Procuratie Vecchie di Venezia, durante la tappa di “Panorama on the Road”, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del sistema produttivo e del mondo culturale per discutere del futuro di una delle regioni economicamente più importanti d’Italia.

Dal dibattito è emersa l’immagine di un Veneto ancora solido, ma chiamato a intervenire su alcuni nodi strutturali: il costo dell’energia, la disponibilità di abitazioni, il ritardo delle infrastrutture, la difficoltà delle imprese nel trovare personale qualificato e la necessità di ridurre la dipendenza internazionale nelle filiere strategiche.

Porto Marghera candidata a polo europeo per le materie prime critiche

Uno dei progetti più rilevanti riguarda il futuro industriale di Porto Marghera.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha annunciato la candidatura dell’area veneziana come uno dei due siti pilota europei destinati allo stoccaggio delle materie prime critiche.

L’obiettivo è creare una riserva strategica in grado di garantire alle aziende europee almeno sei mesi di approvvigionamento in caso di crisi internazionali o interruzioni delle forniture.

Il progetto potrebbe andare oltre il semplice deposito delle materie prime. Porto Marghera potrebbe infatti diventare anche un centro dedicato alla raffinazione e al riciclo dei materiali strategici, riducendo la dipendenza dell’Europa dalla Cina e rilanciando la funzione produttiva dell’area industriale veneziana.

Un’opportunità che potrebbe collocare il Veneto al centro delle nuove politiche industriali europee e delle filiere tecnologiche legate all’automotive, all’energia, all’elettronica e alla transizione digitale.

Energia competitiva per sostenere imprese, AI e data center

Il tema dell’energia resta uno dei principali fattori di competitività per il sistema industriale.

Le imprese venete chiedono forniture stabili, prezzi sostenibili e una strategia di lungo periodo capace di accompagnare la transizione energetica senza indebolire la produzione.

La crescita dell’intelligenza artificiale e dei data center renderà la questione ancora più urgente. Le infrastrutture digitali richiedono infatti grandi quantità di energia, rendendo necessario programmare nuovi investimenti nella produzione e nella distribuzione.

Nel dibattito è tornata anche l’ipotesi del nucleare, indicato come una possibile componente futura del sistema energetico italiano. I tempi restano però lunghi, mentre le aziende hanno bisogno di risposte già nel breve periodo.

Casa e social housing tra le priorità della Regione

Accanto alle politiche industriali, una delle principali emergenze riguarda l’accesso alla casa.

Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha indicato tra le priorità un nuovo intervento sul social housing e un piano da 50 milioni di euro rivolto alla fascia di popolazione che non possiede i requisiti per accedere all’edilizia pubblica, ma che incontra comunque crescenti difficoltà nell’acquistare o affittare un’abitazione.

È una situazione che riguarda soprattutto giovani, lavoratori, famiglie con redditi medi e professionisti chiamati a trasferirsi nelle aree economicamente più dinamiche.

Il costo degli immobili e degli affitti rischia infatti di diventare un ostacolo alla mobilità professionale e alla capacità delle imprese di attrarre personale. La politica abitativa assume quindi anche un valore economico: senza case accessibili diventa più difficile portare nuovi talenti nei territori produttivi.

Infrastrutture e formazione per sostenere lo sviluppo

Il futuro del Veneto passa anche dalla capacità di completare le infrastrutture considerate strategiche, a partire dall’alta velocità ferroviaria e dalle opere necessarie a migliorare i collegamenti tra le aree produttive, i porti e i mercati europei.

La richiesta proveniente dalle istituzioni e dalle imprese è quella di accelerare i processi decisionali, ridurre i ritardi e creare condizioni favorevoli agli investimenti.

Un’altra criticità riguarda la disponibilità di lavoratori qualificati. Nei prossimi anni il sistema produttivo veneto dovrà affrontare una crescente carenza di tecnici e professionisti, determinata dal calo demografico e dal disallineamento tra le competenze richieste dalle imprese e quelle disponibili sul mercato.

Diventa quindi essenziale rafforzare il collegamento tra aziende, scuole, università e istituti tecnici superiori, costruendo percorsi formativi maggiormente legati alle esigenze del territorio.

Venezia tra turismo, abitazioni vuote e spopolamento

Nel confronto è emersa anche la complessità della situazione veneziana.

Il sindaco Simone Venturini ha richiamato la necessità di strumenti specifici per amministrare una città caratterizzata da un patrimonio storico unico, da una forte pressione turistica e da un progressivo calo dei residenti.

Il contributo d’accesso, secondo l’amministrazione, non avrebbe la funzione di selezionare i visitatori in base alla loro capacità economica, ma di conoscere anticipatamente i flussi e organizzare in maniera più efficiente i servizi cittadini.

Tra le possibili risposte allo spopolamento sono stati indicati il recupero delle abitazioni vuote, lo sviluppo del social housing e l’insediamento di nuove attività economiche capaci di creare lavoro stabile.

La sfida sarà trovare un equilibrio tra attrattività turistica e qualità della vita dei residenti, evitando che Venezia diventi esclusivamente una destinazione da visitare e perda progressivamente la propria funzione di città.

Il Mose ha evitato danni per 3,5 miliardi di euro

Sul fronte della tutela della laguna, il Mose si conferma una delle infrastrutture determinanti per la salvaguardia di Venezia.

Secondo i dati presentati durante l’incontro, le 156 attivazioni del sistema avrebbero evitato danni stimati in circa 3,5 miliardi di euro.

La protezione dalle acque alte non può tuttavia essere considerata una questione definitivamente risolta. L’innalzamento del livello del mare e gli effetti dei cambiamenti climatici imporranno nuovi interventi, investimenti e attività di manutenzione.

La programmazione dovrà quindi anticipare i problemi, evitando di intervenire soltanto quando le emergenze saranno diventate inevitabili.

Cultura e industria come motori dello sviluppo

Venezia non rappresenta soltanto un patrimonio da conservare, ma anche un territorio capace di produrre valore attraverso la cultura.

Il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, ha sottolineato come la qualità dell’offerta culturale possa generare ricadute economiche, attrarre visitatori, investimenti e competenze internazionali.

La cultura diventa così parte di una strategia di sviluppo più ampia, insieme all’industria, alla logistica, ai trasporti e all’innovazione.

Il sistema produttivo regionale continua del resto a rappresentare uno dei motori dell’economia italiana. Con circa 80 miliardi di euro di esportazioni, il Veneto mantiene una forte vocazione industriale e una rilevante presenza sui mercati internazionali.

Il Veneto deve trasformare la solidità in visione

Il quadro emerso a Venezia racconta una regione che conserva importanti punti di forza, ma che non può limitarsi a difendere i risultati raggiunti.

La competitività futura dipenderà dalla capacità di affrontare contemporaneamente le transizioni energetica e digitale, investire nelle competenze, rendere le abitazioni accessibili, completare le infrastrutture e trasformare aree come Porto Marghera in poli industriali strategici.

Il Veneto dispone di imprese, capitale umano e capacità produttiva. La vera sfida sarà riuscire a collegare questi elementi all’interno di una visione comune, evitando che industria, ricerca, formazione e istituzioni continuino a procedere lungo percorsi separati.

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