🍹 Amici di sabato spritz, qui parliamo di startup e la parola “startup” ci evoca cambiamento, idee brillanti, spunti rivoluzionari, eppure non sempre l’innovazione passa dalla dimensione della creatività, dell’intrattenimento e di tutto ciò che associamo a una mente giovane e visionaria. Esiste infatti una categoria di startup che non parla il linguaggio dell’immaginario da serie tv su un gruppo di scanzonati giovani creativi, la versione moderna di “quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo”. Non suonano disruptive perché hanno un obiettivo apparentemente poco emozionante: farti perdere meno tempo ed evitarti le piccole “noie” della vita.
Perché se è vero che il tempo è denaro, è anche vero che il tempo, oggi, è la valuta più importante. Mentre desideriamo la “vita lenta” al mare o in montagna, tutto intorno a noi continua a correre e di certo non vogliamo passare il poco tempo libero che abbiamo tra scartoffie, prenotazioni e incombenze.
😴 Il vero lusso è “non fare”
Per anni ci siamo raccontati che il valore stava nell’avere, nell’accumulare: più servizi, più contenuti, più possibilità, più scelta. Poi però ci siamo accorti di una dinamica: più aumentava tutto, più aumentava la fatica di gestirlo.
Prenotare una visita medica, scegliere un fornitore, rispondere a email ripetitive, ricordarsi scadenze, compilare moduli. Piccole cose, prese singolarmente insignificanti, ma che messe insieme diventano una specie di tassa mentale quotidiana. Un appunto in più che si presenta spesso nel tanto agognato momento di relax: “Ah! Dovevo fare quella telefonata!”
Ed è qui che si inserisce il bisogno di startup che non ti promettono un mondo migliore, ti promettono semplicemente che non dovrai pensarci tu. Una promessa che, oggi, vale moltissimo.
😌 Le startup che ti semplificano la vita
Quando si parla di startup che semplificano la vita, si rischia di dire una banalità, perché semplificare può voler dire tante cose: interfacce più pulite, meno click, onboarding più veloce. Ma quello che sta succedendo oggi è a un livello diverso: non si tratta di rendere una cosa più semplice da fare, si tratta di togliere proprio il fatto che tu la debba fare. È una differenza sottile ma fondamentale. Se prima si voleva ottimizzare, ora si vuole eliminare.
L’intelligenza artificiale ha accelerato questa tendenza in modo evidente, assumendo un ruolo da infrastruttura invisibile. Sempre più prodotti non ti vendono “AI”, ti vendono il risultato dell’AI. Ti interessa forse sapere come funziona il sistema che risponde alle email, amico startupper? No, nella maggior parte dei casi ti interessa solo non doverlo fare tu.
⏰ Meno tempo sprecato, più vita recuperata
Per anni abbiamo misurato il successo delle startup con metriche abbastanza classiche, come crescita, utenti, retention, revenue. Tutto giusto e necessario. C’è però una metrica che continuerà ad assumere sempre più rilevanza: quanto tempo ti restituisce. Non quanto ti intrattiene, non quanto ti fidelizza, ma quanto ti libera.
Un servizio che ti fa risparmiare dieci minuti al giorno non sembra nulla, ma dieci minuti al giorno sono più di sessanta ore all’anno. E sessanta ore, nella vita reale, sono un piccolo capitale. Ed è qui che queste startup trovano il loro vero valore: nel restituire spazio mentale.
Per anni abbiamo idolatrato la scelta: più opzioni, più libertà, più controllo. Oggi però molte delle soluzioni più apprezzate fanno esattamente l’opposto: ti tolgono decisioni, ti guidano, a volte decidono al posto tuo. E stranamente, questo non ci infastidisce. Anzi, ci solleva. Come mai?
🤔 Ci sono implicazioni preoccupanti?
Quando una decisione è piccola, ripetitiva e a basso valore percepito (scegliere un orario, compilare un modulo, rispondere all’ennesima email simile), delegarla non la sentiamo come una perdita. Il problema nasce quando questa delega si estende da ciò che è noioso a ciò che è rilevante. Perché, amico startupper, il rischio non è tanto che “le macchine decidano tutto”, quanto che smettiamo lentamente di praticare il gesto del decidere su aspetti più o meno quotidiani. E quando non eserciti più un muscolo, anche una scelta semplice può diventare meno naturale.
C’è anche un altro effetto meno evidente: la standardizzazione. Se molti strumenti iniziano a ottimizzare le decisioni per “la maggior parte degli utenti”, il risultato è che si restringe lo spazio delle deviazioni. Le scelte diventano più efficienti, ma anche più simili tra loro.
La domanda, dunque, non deve riguardare tanto la pericolosità di semplificarci la via, ma “a che punto la semplificazione smette di essere uno strumento e diventa una forma di default decisionale che non abbiamo più modo di interrogare?”.
È lì che la questione diventa meno tecnologica e più culturale. E probabilmente è anche lì che le prossime startup più interessanti, e i problemi più seri, si giocheranno davvero!
Queste aziende non stanno costruendo prodotti “centrati sull’utente” nel senso classico, ma cercano di ridurre il numero di volte in cui l’utente deve essere attivo. E questo è un cambio di paradigma interessante anche dal punto di vista imprenditoriale, perché non stai più competendo sulla qualità di una singola interazione, ma sulla quantità di interazioni che riesci a eliminare nel tempo.
Stiamo entrando in una fase in cui il miglior prodotto non è quello che usi di più, ma quello che ti accorgi meno di usare?
Fatemi sapere cosa ne pensate!
Alla prossima,
Andrea
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