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Sabato Spritz #74: se la tua startup è un giovane prodigio leggi questa newsletter

Startupper, aspiranti tali o semplici curiosi, sull’onda delle riflessioni che ho condiviso con voi nell’ultimo periodo, oggi parto da una domanda: avete mai ripreso in mano dopo anni le slide o i Pitch delle vostre startup o di quelle in cui avete investito? A me ogni tanto capita. Metto ordine nel pc o nel drive, e rispolvero quelli che erano i sogni, le aspettative e le convinzioni iniziali di un progetto. Rendendomi conto, sempre più spesso, di quanto sia diverso ciò che ci aspettiamo da ciò che accadrà. Soprattutto in termini di tempo. 

Molte startup oggi sono ancora tra noi. Alcune vanno bene, altre benissimo, ma quasi nessuna ha rispettato quella timeline sbandierata anni prima. Parliamo di exit, per esempio. Nonostante i dati ci dicano che il tempo medio per una exit è tra i 7 e i 9 anni, continuo a vedere proposte da cui emerge solo un concetto: noi siamo l’eccezione.

E se non fosse così? Cosa accade quando vi rendete conto che il percorso è molto diverso da quello sperato, sognato o dato addirittura per scontato? 🍹

🤫 La fase del silenzio 

Avete presente la parabola dei bambini prodigio? Amati, applauditi, talvolta osannati perché “che talento, non ho mai visto nessuno diventare così bravo in così poco tempo! Hai un futuro roseo davanti a te!”. Poi passano i mesi, nei casi più fortunati gli anni, e quei complimenti iniziano a scemare. Qualcuno abbassa il tono della voce e con aria di commiserazione dice agli altri “Mah, non doveva diventare un fenomeno? Che fine ha fatto? Alla fine era tutto fumo e niente arrosto”.

Quella pressione, quell’aspettativa che si è scontrata con la realtà, porta molti di quei promettenti talenti a cambiare strada, nascondersi, rinunciare. Solo coloro che accettano il “normalizzarsi” del loro percorso possono resistere e, forse, tornare in careggiata.

Questo accade anche nelle startup. Dopo il primo anno la novità svanisce, gli amici non ti chiedono più “Come va la startup?” e forse persino io, il tuo investitore, inizio a scriverti email meno entusiaste.

In quel momento è facile sentirsi invisibili. Paul Graham lo chiama il Trough of Sorrow, il “baratro del dolore”: quel deserto in cui la crescita sembra piatta e non vedi il modo di risalire. È il momento in cui inizi a fare i conti con la realtà. Senza la pressione di dover sembrare un razzo, puoi precipitare, oppure hai finalmente il tempo di capire, analizzare, migliorare. 

Spesso pensiamo che la soluzione sia la velocità, non quella dei bambini prodigio, ma quantomeno quella della giovinezza, ma l’età media dei fondatori delle startup di maggior successo è 45 anni. E questo perché serve tempo per trasformare l’energia in competenza.

L’Effetto Lindy: il tempo come barriera d’ingresso

Conosci l’Effetto Lindy? Più a lungo qualcosa è sopravvissuto, più è probabile che continui a sopravvivere. Un libro pubblicato da 100 anni sarà letto ancora per molto tempo. Allo stesso modo, una startup viva dopo 8 anni ha statisticamente più probabilità di continuare a esistere rispetto a una nata ieri. Questo implica che ogni giorno che resti in piedi, la tua possibilità di rimanere in gioco aumenta. Ci vuole tempo perché un cliente si fidi di te, perché il mercato smetta di considerarti un esperimento e inizi a considerarti una realtà.

💪 La sottile differenza tra perseverare e restare incastrati

C’è un’ultima cosa che vorrei dirti, amico startupper, da investitore a founder, ma soprattutto da persona a persona. Questo periodo di “invisibilità” è un’arma a doppio taglio e richiede realismo,  prudenza, coraggio, perseveranza. 

Essere realistici non significa però essere pessimisti, ma accettare le leggi del mercato invece di combatterle a colpi di desideri. Allo stesso modo c’è una linea sottile che separa la prudenza dalla paura: la prudenza è sapere quando proteggere le risorse per la prossima battaglia, la paura è non combattere affatto per il timore di sbagliare. Inoltre, il coraggio non è incoscienza. L’incosciente corre verso il burrone sperando di spiccare il volo, il coraggioso sa che il burrone c’è, ma ha indossato un paracadute.

E poi c’è la perseveranza, che è la virtù più fraintesa di tutte. Perseverare non vuol dire essere testardi, picchiare la testa contro un muro sperando che si rompa. La perseveranza sta nella volontà di studiare, rimettere in gioco gli elementi, cambiare prospettiva, senza mai perdere di vista l’obiettivo finale.

🍹 Amici di Sabato Spritz, il vantaggio di non essere visti è che potete permettervi il lusso dell’errore senza il peso del giudizio pubblico, potete cambiare idea senza dover dare spiegazioni plateali, potete ammettere che qualcosa non funziona e aggiustarla in silenzio. Ma attenzione: usate questo tempo per costruire, non per nascondervi. Il realismo serve a ricordarvi che il tempo non è infinito, ma la fretta è quasi sempre una cattiva consigliera.

Un brindisi a tutti i realisti, prudenti, coraggiosi e perseveranti tra voi! 🥂

Ci leggiamo presto,
Andrea

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