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Open innovation: collaborazione tra imprese e startup in crescita, ma a piccoli passi

Letteralmente significa “innovazione aperta”, e deriva dalla necessità di rispondere al cambiamento, alle sfide del mercato e al bisogno di soddisfare le nuove esigenze delle persone. La definizione più celebre appartiene a Henry Chesbrough, professore presso l’University of California a Berkeley e famoso per aver coniato il termine di open innovation: «È un paradigma che afferma che le imprese possono e debbono fare ricorso ad idee esterne, così come a quelle interne, ed accedere con percorsi interni ed esterni ai mercati se vogliono progredire nelle loro competenze tecnologiche».

L’open innovation, in Italia e soprattutto nelle regioni del nord, preme forte sull’acceleratore. Non a caso, le aziende stanno sempre più comprendendo l’importanza di sviluppare un approccio innovativo al fine di rafforzare il business e aumentare la differenziazione nel mercato. Oggigiorno le imprese mostrano meno reticenza a instaurare rapporti con startup, Pmi, università, centri di ricerca e ricorrono a una contaminazione esterna, frutto di collaborazioni o connessioni con realtà che per loro natura sono in grado di fornire soluzioni efficaci, e in breve tempo, per far fronte ai repentini cambiamenti. Al contempo, non è da sottovalutare un convinto accompagnamento interno, che coincide con investimenti su persone e tecnologie, affinché le realtà recepiscano a 360 gradi gli stimoli esterni e riescano a tradurli in nuovi modelli di business. In questo senso, sono molte le aziende che ritengono fondamentale anche il contributo “inside-in” per migliorare prodotti e servizi esistenti, ma anche per realizzarne di nuovi allo scopo di trarre un vantaggio competitivo significativo sul mercato.

L’open innovation, sostanzialmente, si avvicina a tre tipologie di strategie:

  • l’approccio outside-in, secondo cui si attinge a tecnologie, idee o processi esterni creando ecosistemi e collaborazioni virtuose con altri player per incrementare il valore della propria azienda. In questo caso, sono coerenti le sinergie con Università e centri di ricerca, l’attivazione di programmi Hackathon, gli investimenti di Corporate Venture Capital, il matching con imprese innovative per progetti di ricerca/sviluppo/innovazione;
  • l’approccio inside-out punta sull’immissione nell’ecosistema di idee innovative appartenenti al contesto aziendale. Questo scenario si traduce in cessione di brevetti o di prodotti a terzi, accordi commerciali e nella costituzione di spinoff; 
  • l’approccio inside-in, tramite la valorizzazione delle competenze e delle abilità interne.

L’open innovation in Italia nel 2020

Il 44% delle prime 25 aziende italiane che hanno attivato programmi di open innovation, prese in esame da Mind the Bridge e valutando fattori interni ed esterni, nel 2020 hanno superato il valore medio italiano di 2,6 punti. Uno dei limiti principali evidenziati dall’Open Innovation Outlook Italy (il rapporto annuale sull’open innovation di Smau e Mind the Bridge) riguarda la lenta esecuzione dei progetti, che ancora troppo spesso si vedono scavalcare da interessi legati al marketing e alla comunicazione. Tuttavia, il trend è in continua crescita: le pratiche di open innovation stanno permeando anche le piccole e medie imprese, specialmente quelle maggiormente strutturate. Secondo i dati emersi dalla ricerca degli Osservatori Startup Intelligence e Digital Transformation Academy del Politecnico di Milano, il 53% delle PMI (a fronte delle 500 prese in considerazione) adottano azioni di open innovation soprattutto inbound, mentre la collaborazione con le startup è diffusa nel 15% dei casi. Se il 65% delle grandi imprese ha in atto o presume di tessere relazioni con le più giovani realtà, il 56% delle PMI ha dichiarato di non conoscere le opportunità che può offrire una collaborazione o di non esserne interessato.

A livello settoriale, l’open innovation si sta consolidando nel campo dell’energia, oil e gas; seguono il comparto bancario e quello assicurativo, che precedono l’automotive, i trasporti, food e distribuzione, dove la condivisione di esperienze e la nascita di nuove partnership tra i diversi protagonisti dell’innovazione si stanno sempre più facendo strada.

Giada Mazzucco

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