L’innovazione non si ferma in superficie. Dal bellunese arriva Dolobot, una startup che sviluppa robot subacquei autonomi per esplorare, monitorare e ispezionare i fondali marini. Un progetto che unisce robotica, Intelligenza Artificiale, sensoristica e automazione, aprendo nuove prospettive per infrastrutture, ambiente, energia offshore e ricerca scientifica. Un settore destinato a crescere rapidamente nei prossimi anni grazie alla crescente domanda di monitoraggio degli ecosistemi marini e delle infrastrutture sommerse.
Quando si parla di robotica si pensa quasi sempre a fabbriche, magazzini o automobili.
Eppure una delle frontiere tecnologiche più interessanti si trova sotto il livello del mare.
È qui che opera Dolobot, startup veneta impegnata nello sviluppo di robot subacquei autonomi progettati per ispezionare fondali, raccogliere dati ambientali e supportare attività oggi svolte prevalentemente da operatori specializzati o costose imbarcazioni.
L’obiettivo è rendere più sicure, rapide ed economiche operazioni fondamentali per settori come energia, portualità, acquacoltura, ricerca scientifica e tutela ambientale.
Un mercato in forte espansione
La crescita di tecnologie come quelle sviluppate da Dolobot si inserisce in un mercato globale in rapida evoluzione.
Secondo le principali società di analisi internazionali, il mercato dei robot subacquei (ROV e AUV) vale oggi diversi miliardi di dollari e registra tassi di crescita superiori al 10% annuo, trainato dagli investimenti in:
- energie offshore;
- monitoraggio delle infrastrutture sottomarine;
- difesa;
- ricerca oceanografica;
- monitoraggio ambientale;
- economia del mare.
Parallelamente aumenta la richiesta di sistemi autonomi capaci di raccogliere grandi quantità di dati riducendo tempi, costi e rischi per gli operatori.
Dal controllo umano all’autonomia
La vera evoluzione non riguarda soltanto la robotica.
Riguarda l’integrazione tra Intelligenza Artificiale, sensori e navigazione autonoma.
I nuovi robot subacquei sono sempre più in grado di:
- riconoscere anomalie;
- mappare fondali in alta definizione;
- ispezionare condotte e infrastrutture;
- raccogliere dati ambientali;
- operare in condizioni difficilmente accessibili all’uomo.
L’obiettivo è trasformare il robot da semplice strumento telecomandato a sistema capace di prendere decisioni operative entro parametri definiti.
Blue Economy: una delle grandi opportunità europee
L’interesse verso queste tecnologie cresce anche grazie allo sviluppo della Blue Economy.
Secondo la Commissione Europea, l’economia del mare rappresenta uno dei principali motori della transizione sostenibile, coinvolgendo trasporti, pesca, turismo, energia, cantieristica e tutela degli ecosistemi.
In questo contesto la disponibilità di dati affidabili sullo stato dei fondali e delle infrastrutture diventa un elemento strategico sia per la sostenibilità sia per la sicurezza.
Il Veneto guarda anche sotto il mare
Pur essendo conosciuto soprattutto per manifattura, turismo e agrifood, il Veneto può sviluppare competenze anche nei settori ad alta tecnologia legati alla robotica e all’automazione.
La presenza di università, imprese specializzate, centri di ricerca e startup crea infatti un contesto favorevole allo sviluppo di tecnologie avanzate applicabili ben oltre i confini regionali.
Il valore non è il robot, ma i dati
La storia di Dolobot racconta anche un cambiamento più profondo.
Il vero prodotto del futuro potrebbe non essere il robot.
Potrebbero essere i dati che quel robot raccoglie.
Le aziende che operano nell’ispezione industriale, nella tutela ambientale o nella gestione delle infrastrutture avranno sempre più bisogno di informazioni precise, aggiornate e continue.
I robot saranno lo strumento.
Il valore economico nascerà dalla capacità di trasformare quei dati in decisioni.
Ed è proprio questa la direzione verso cui si sta muovendo la nuova generazione di startup della robotica.
