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Avviare una startup di successo senza ragionare da startup: le parole di Davide Baù, co-founder di Tikato

E’ fondamentale lavorare sulle persone, sul team“. Davide Baù è uno dei fondatori di Tikato (Andrea Boffo e Alberto Reghelin, gli altri), piattaforma web di couponing leader in Italia. “Ma non abbiamo mai ragionato da startup. Detta un po’ alla veneta: se abbiamo soldi facciamo, se non li abbiamo cerchiamo di metterli via per fare“, sottolinea. E VenetoUP ha ripercorso con Davide Baù le tappe di Discoup tra difficoltà, sfide attuali e future.

Discoup, ex PiùCodiciSconto, ormai non è più considerabile come una startup ma come una scaleup. Ci racconta un po’ la storia?

“Tikato, il nome della società, è stata fondata nel 2013. Siamo partiti da un’idea di fondo: nel mondo molti guadagnavano con l’ecommerce. Non avendo un prodotto fisico da vendere, volevamo trovare una maniera per creare la nostra realtà. Avevamo in serbo un paio di progetti, quello che ha avuto maggior successo è stato appunto Piùcodicisconto, ora discoup.com, che è un aggregatore di tutte le offerte che si trovano online. Non abbiamo mai ragionato da startup e dunque non siamo andati alla ricerca di finanziamenti o di business angels, perchè è stata sempre nostra intenzione non fare il passo più lungo della gamba”.

Ci può dare qualche numero?

“Nel 2019 abbiamo registrato 9 milioni di utenti unici su un totale di circa 40 milioni consumatori che hanno portato a termine almeno un acquisto online. Contiamo quasi 1 milione di iscritti alla newsletter settimanale e abbiamo cominciato a decentralizzare il nostro servizio. In questo senso, all’interno delle testate giornalistiche, più o meno specifiche, ci sono delle pagine di offerte che gestiamo noi. Abbiamo anche un tasso di conversione molto alto perchè chiunque entri sul nostro sito siamo sicuri sia interessato all’acquisto”.

Quali sono state le difficoltà maggiori in questo percorso di crescita?

“Purtroppo l’ecommerce in sé, in quanto è ancora agli albori sia perché sta crescendo organicamente sia perchè è tutto un mondo ancora tutto da scoprire. Un’altra difficoltà è riconducibile al nostro Paese. In Italia si fa fatica a fare impresa e le agevolazioni per le startup non sono immediate, il che rende tutto molto complicato”.

Al momento, invece, Discoup su cosa sta puntando?

“Siamo partiti da un annetto con una iniziativa che secondo noi sarà il futuro, ovvero il Drive-to-Store. Sino ad oggi le nostre offerte erano limitate all’online. Le grosse aziende o distribuzioni stanno cominciando a capire solo ora che il cliente online è lo stesso che va nello store fisico. Diciamo che non esiste più l’ecommerce puro, sta sempre più diventando un ibrido. Siamo convinti che un utente, grazie al proprio telefonino, si informerà su un prodotto e se scoprirà che è prossimo a casa andrà a recuperarlo lui stesso, al contrario senza una comoda reperibilità lo acquisterà tramite il corriere. In questa fase anche i piccoli negozi potrebbero sfruttare il web attraverso la geolocalizzazione di Google, per far vedere ai clienti che i loro prodotti sono vicini. Drive-to-Store non è altro che un buono che può essere usato nell’ecommerce oppure nello store fisico. Abbiamo già sostenuto dei test con aziende internazionali che hanno dato risultati molto soddisfacenti, con un incremento delle vendite sia online che negli store“.

Quali le sfide future? Per voi e per il settore in cui operate.

“E’ un mondo in forte evoluzione. La nostra realtà è comunque ancora piccola perché il team è composto da una decina di persone. Siamo forse il portale di sconti più importante in Italia, facciamo volumi interessanti ma riusciamo ad essere ugualmente molto snelli. Non c’è un progetto futuro, perchè il mondo è così veloce che i progetti presi in esame ora potrebbero essere stravolti nel giro di pochi mesi. Il nostro concetto di fondo non presuppone l’ecommerce come sostituzione del negozio, ma siamo fortemente convinti che una delle principali fasi che porterà all’acquisto sarà quella della ricerca di informazioni tramite il device più comodo, quindi il telefono. Siamo interessati a inserirci in questa fase per dare una  spintarella per finalizzare l’acquisto”.

Qual è il suo punto di vista relativamente al mondo delle startup in Veneto? E cosa sta facendo Confindustria Giovani, in cui ha ricoperto ruoli importanti, per supportare le nuove realtà imprenditoriali?

“Sono convinto che il tessuto veneto, soprattutto per la sua mentalità, sia molto forte. Confindustria sta facendo un lavoro di sensibilizzazione per far conoscere le startup, affinchè ci siano più imprenditori che creino partnership industriale. E’ difficile perchè un imprenditore è spesso e volentieri concentrato solo sulla sua attività e non può correre il rischio di scommettere su altre idee, anche brillanti”.

In altre regioni c’è molta effervescenza. Perché in Veneto c’è questa difficoltà a far nascere startup di successo?

“Per una serie di fattori. Tutte le grandi aziende che operano specialmente sul digitale fanno capo a Milano, noi stessi ci andiamo spesso. Stiamo vivendo il lockdown come incremento di visite, ma anche come difficoltà di colloquio con i nostri partner. A Milano c’è anche un sistema universitario molto più focalizzato, come a Torino con il suo Politecnico. Non mi sento di escludere Padova dove, per esempio, sono nate delle realtà interessanti, ugualmente legate ai corsi universitari. A Vicenza, che è la mia provincia, già meno perché si tratta di una città con molta industria pesante”.

Quali sono i principali ostacoli che incontra un’attività imprenditoriale?

“Purtroppo il tipo di fiscalità e la legislazione. L’Irlanda, per esempio, è un po’ la Silicon Valley europea. La tassazione sull’utile aziendale è bassissima e ciò favorisce la nascita e la crescita di un ecosistema imprenditoriale. In Italia c’è anche una burocrazia difficile da gestire, che impedisce agli imprenditori di concentrarsi sul valore della propria azienda. Una tassazione più bassa favorirebbe di sicuro la crescita di valori”.

E in Italia c’è anche la paura del fallimento.

“Proprio così. Penso che quando qualcuno fallisce, con la normativa vigente, sia molto difficile tirarsi su. Negli Stati Uniti è facile trovare persone con alle spalle più fallimenti, in Italia se uno fallisce fatica molto a risollevarsi. In altri Paesi c’è la possibilità di ripartire, qui c’è un sistema talmente oppressivo che non lascia molto margine a una ripresa”.

La “ricetta perfetta”, sempre che ce ne sia una, per creare una startup di successo?

“Non ragionare come una startup, non pensare quindi che a un’idea brillante seguano per forza i milioni. Avere l’idea non è niente, assolutamente niente. Occorre ragionare quindi su basi solide e su queste costruire la propria realtà. Credo sia fondamentale lavorare sulle persone, più che sull’idea”.

Contatti

LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/davide-ba%C3%B9-4b432424/

Sito: https://www.discoup.com

Giada Mazzucco

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