“I giovani imprenditori di oggi dovrebbero avere una certa orizzontalità, nonchè competenza e umiltà“. Ha le idee molto chiare Marco Petrazzi: “Occorre anche avere fame, tanta fame. E un’attitudine alla condivisione“, racconta a VenetoUP. Classe ’89, nel 2016 ha concluso la laurea magistrale in Web marketing & digital communication e ha fondato l’agenzia Be.Family, insieme ad altri due soci. Nel 2019 ha maturato la scelta di intraprendere un percorso diverso, che lo ha condotto a far parte del progetto Sellalab, come innovation manager, dall’aprile del corrente anno: si tratta di un polo d’innovazione rivolto a startup e imprese con l’obiettivo di supportarne la crescita, favorendone la connettività con il territorio, e la trasformazione digitale attraverso servizi dedicati. La piattaforma ha aperto da poco a Padova ed è presente sul territorio italiano con sedi a Biella, Torino, Milano, Lecce e Salerno.
In cosa consiste il suo ruolo di innovation manager? E in cosa si differenzia Sellalab rispetto ad altre realtà simili?
“Il mio compito è quello di supportare la crescita delle startup, e allo stesso tempo ho l’obiettivo di favorire le connessioni tra i vari player del nostro tessuto imprenditoriale per far in modo che generino business. Sellalab offre alle startup servizi di matching e tiene in considerazione anche il mondo delle PMI, supportandolo nella gestione di problemi o nello sviluppo di vari progetti affinchè le realtà riescano a generare connettività con il territorio. Abbraccia un ampio target, la sede ha un co-working e conta sul contributo di professionisti e sul supporto di consulenti. Inoltre, Sellalab offre un percorso che mette in contatto promettenti laureati con le imprese, con l’obiettivo di offrire ai giovani talenti una possibilità concreta per entrare a far parte del mondo del lavoro e dall’altra parte di rendere accessibili soluzioni e progetti innovativi per rispondere ai bisogni delle aziende”.
L’ecosistema delle startup, in Italia, è concentrato principalmente a Milano e in misura minore a Roma. Il Veneto è ancora un passo indietro, perché a suo parere?
“L’ecosistema è di sicuro milanocentrico, ma penso anche che il trend stia cambiando. Trovo che il territorio veneto sia un po’ svantaggiato perchè non può contare su una metropoli, ma credo anche sia un po’ dovuto ad un fattore di cultura, di informazione. Penso ad esempio all’università, che fino a poco tempo fa difettava nell’insegnamento all’intraprendenza, all’imprenditorialità, al dover creare nuove strade e non per forza sceglierne una già definita. Un altro limite potrebbe essere causato dall’influenza di un tessuto imprenditoriale che spesso non aiuta ad emergere perchè forse non si guarda abbastanza attorno. Per contro ci sono anche grandi realtà che parlano il linguaggio delle startup, perchè ne colgono un’opportunità per sviluppare nuovi progetti o collaborazioni. Ora, anche se lo è sempre stata, Padova è la città veneta che più spicca e dove troviamo incubatori, digital magics e tanti ambienti in cui possono nascere idee”.
L’emergenza sanitaria ha cambiato le strategie digitali?
“Nella mente delle persone il presupposto è che se non vai in azienda, non produci. Ci vogliono dei processi lavorativi diversi, e serve ragionare sugli obiettivi. Si può parlare anche di marketing, in riferimento a tutte quelle imprese che finora non si erano avvicinate alle strategie digitali per mantenere una connessione con i clienti o anche per raggiungerne di nuovi. E’ stato un periodo purtroppo negativo, dove comunque molti si sono attrezzati e attivati per cercare di crescere e porre nuove basi per essere pronti a tutto e cercare di avvicinarsi ad un mondo, quello digitale, per ottimizzare il lavoro”.
Il Covid-19 ha stravolto interi settori. In moltissimi hanno imparato ad apprezzare il lavoro in smart working. Che ricadute quindi potrebbero esserci in un settore, come quello dei co-working, dove anche Sellalab opera?
“Lo smartworking è stato un trauma per tanti, perchè sono entrati in gioco molti strumenti nuovi che, benchè ci fossero da tempo, venivano usati solamente da una nicchia. Nel breve termine, il problema sta nel seguire le regole perchè le disposizioni obbligano ad avere meno posti, significa quindi offrire uno spazio limitato e incassare la metà. Non è il core business di Sellalab, ma il co-working serve per generare contatti. Poi c’è una preventivabile questione legata alla paura, che potrebbe portare le persone ad allontanarsi da questi spazi. Io credo comunque che, a parte le attività che offrono servizi o prodotti positivi per la comunità, tutti vedranno un calo”.
Quali sono le sfide lavorative della generazione dei ventenni, trentenni? Che caratteristiche deve avere un giovane imprenditore in questo contesto in continua evoluzione?
“Competenza, perchè credo che sia difficile raggiungere degli obiettivi senza competenze vere e proprie. Al giorno d’oggi sembra che tutti sappiano tutto in quanto è facile informarsi. Un’altra caratteristica penso debba essere quella che non implichi troppa verticalità. Bisogna essere in grado di guardarsi attorno, perchè viviamo in un modo talmente dinamico e in continuo cambiamento che serve una enorme capacità di adattamento e la giusta dose di conoscenze. Vorrebbe dire avere una certa orizzontalità rispetto a un macrotema e delle piccole verticalizzazioni in relazione a un microtema, condizione che permette di sapere di cosa si sta parlando. Infine, è importante essere umili e avere fame. L’umiltà sta alla base di tutto, non possiamo permetterci di essere arroganti, occorre avere una mente aperta ed essere disposti alla condivisione. E’ importante anche pensare in grande e avere passione in ciò che si fa, avere le giuste motivazioni. In questo senso risulta fondamentale porsi degli obiettivi, degli scopi”.
Quali sono le sue medicine per uscire da questo periodo di recessione?
“Non c’è una medicina uguale per tutti. Di sicuro sarebbe importante trovare nuovi modelli di business, ottimizzare i propri processi e conoscere bene se stessi. Tanti non hanno ancora compreso come funziona la propria azienda e, di conseguenza, si trovano in difficoltà quando si tratta di pensare a step successivi. E poi in questo momento serve reinventarsi, in modo sostenibile e pensando al futuro”.
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