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Intraprendenza, studio e determinazione: perché una startup dovrebbe prendere spunto dalla storia di Mariangela Pira, giornalista di SkyTG24

Mi dicevano di lasciar stare il giornalismo, e di trovare un lavoro serio“. Oggi Mariangela Pira è volto e voce economica di SkyTG24. Giornalista dal 2003, ha alle spalle molta gavetta ed esperienza: “Arrivo da un paesino della Sardegna, non avevo chissà quali strumenti ma ho creduto molto nel valore della cultura e sono andata ovunque, dall’America all’Oriente. Ho visto, vissuto un’autobomba in Afghanistan. Nonostante tutto, ho fatto tesoro dei viaggi, degli sbattimenti e delle alzatacce ed è per questo che dico ai ragazzi: credete in quello che fate. Ancora oggi leggo, studio e il mio background classico in questo senso mi aiuta. Voglio capire il linguaggio degli esperti, affinchè io possa avvicinare il messaggio alle persone comuni“. VenetoUP ha avuto l’occasione di fare una chiacchierata con Mariangela Pira a 360 gradi.

Macroeconomia, emergenza Covid-19: cosa aspettarsi, a livello generale, nel mondo e in Italia, nei prossimi mesi?

“Sul fronte economico, ritengo ci sia una totale mancanza di visibilità sul futuro. E’ come se in questo momento l’esercizio della prevedibilità fosse impossibile da fare, le persone non sanno cosa succederà domani. Come fossimo in una sorta di buco nero, manca completamente la visibilità. L’economia è stata ferma per tantissimo tempo e basterebbe pensare che un mondo globalizzato e all’insegna del capitalismo come il nostro non può sopravvivere ad un lockdown estremo. Poi la condizione fortunatamente si è interrotta, ma è molto probabile che il mondo in cui viviamo sarà differente”.

Relativamente alle misure adottate a favore dell’ecosistema delle startup, si aspettava qualcosa in più dal Decreto Rilancio?

“Rispetto ad altri settori, per quanto riguarda le startup è stato fatto di più e l’intervento è stato qualificante. Il primo decreto, Cura Italia, aveva deluso perchè erano state poste delle misure che poco si adattavano al mondo dell’innovazione. Nell’ultimo decreto ci sono invece misure che rispondono alle esigenze delle startup, come i 100 milioni per Smart&Start di Invitalia, i 200 milioni per sostenere il venture capital, ci sono aiuti per incubatori e acceleratori, sgravi fiscali. Si poteva fare di più? Si può sempre fare di più, ma è una situazione che non avevamo mai vissuto e la coperta è molto corta, ma molto. E bisogna pensare a tutto. Quindi, se guardo all’ecosistema delle startup ritengo non sia stato fatto poco”.

Perché investire in startup oggi, in Italia, viene ancora percepito come un investimento rischioso?

“In Italia siamo abituati all’imprenditoria fatta di concretezza, e il fallimento viene vissuto come punto di non ritorno. Per le startup si tratta più di una mentalità americana: invento, sbaglio, fallisco, ma ci sta che io fallisca. Si dovrebbe vivere questa condizione quanto un esperimento andato male, come spesso è capitato a Bill Gates o Steve Jobs, che potrà servire per fare meglio in futuro. Quindi l’investimento in startup è da considerare rischioso, perchè effettivamente è così, ma l’importante è credere in quell’idea, in quell’impresa anche sbagliando. Quando c’è una buona idea, dubbi e incertezze dovrebbero svanire. Forse sbaglierai alla prima, magari anche alla seconda ma alla terza volta no. Si dovrebbe lavorare su questo, sulla mentalità del fallimento”.

Dall’ultimo rapporto del MISE, abbiamo appreso come la componente femminile nelle startup risulti sottorappresentata. Come si potrebbe superare questo aspetto?

“Penso che questo problema ci sia dall’antichità, nei miti e nella letteratura le donne erano sempre relegate a un ruolo che portava loro a non avere voce. In vari ambiti, come in economia e politica, non hanno mai avuto voce. E tutt’ora fanno fatica. Chi pensa che la società stia facendo passi da gigante, per me sbaglia. C’è sempre chi rumoreggia e dice che quando le donne alzano la voce o fanno determinate cose è perchè hanno il loro mensile. Non vengono mai considerate per ciò che sono, e a volte viene anche sminuito il valore delle cose che dicono. Quindi, bisognerebbe fare due cose: dare valore e un senso di potere alle cose che agli occhi degli altri ci depotenziano e in assoluto puntare sulla collaborazione maschile. Si possono fare grandi discorsi, ma se ad esempio qualcuno preferisce soffermarsi su quello che indossiamo, si ha la consapevolezza di aver a che fare con una mentalità che sminuisce la donna. L’unica chance che abbiamo è forse quella di lavorare sui giovani, il ruolo dell’istruzione è fondamentale”.

“Cronaca di un disastro non annunciato”: il suo ultimo eBook

“Era mia intenzione testare la curiosità della gente rispetto ai tempi che stiamo vivendo. L’eBook racconta i mesi di marzo e aprile, in piena emergenza Covid-19: come sono andati i mercati? Com’è andata per gli investitori? E per l’Europa? E per il petrolio? Nel libro che uscirà a novembre prenderò in considerazione il pre e post Covid. Si tratta di due temi leggermente diversi, ma lo svolgimento sarà lo stesso: voglio far capire a tutti di cosa sto parlando. Posso solo dire che non mi aspettavo questo successo, anche il passaparola mi ha sorpreso molto”.

Quanto si sono dimostrate importanti, nell’ultimo periodo, le strategie di comunicazione e quelle digitali? Una menzione speciale alla sua rubrica “3 Fattori”, anche questo potrebbe voler dire fare “startup” per certi aspetti. Ha trovato delle difficoltà? E quanto crede sia cambiata la comunicazione dal “pre Covid”?

“La comunicazione è molto cambiata. 3 Fattori è un’idea nata su LinkedIn, dedico al lavoro il tempo del lavoro e volevo fosse una cosa sposata alla professione che svolgo, legata quindi ai contenuti che propongo su Sky e che non tutti possono sempre seguire. Penso che il Covid abbia accelerato parecchio le strategie. Molte delle cose che facciamo, come le videochiamate su Zoom o il lavoro in modalità smart working, erano già nei programmi delle aziende: il fatto è che non si partiva mai. La stessa cosa vale per me. Ho pensato: questo è un periodo difficile per tutti, bisogna parlare chiaro, anche se mi rendo conto che c’è molto fastidio verso la nostra categoria e spesso veniamo presi come capro espiatorio. Ho trovato nell’emergenza un’occasione triste, perchè ci sono state molte perdite umane, per fare chiarezza, per parlare con onestà intellettuale, per partire da numeri e dati allo scopo di fare un’informazione apolitica, apartitica e che potesse servire alle persone a casa. Io provo a raccontare cosa sta accadendo sfruttando anche LinkedIn, Instagram e Facebook, riservando a ognuno di questi social linguaggi differenti a seconda del pubblico per offrire un contributo esclusivo. Ci sono persone che usano questi canali allo stesso modo quando in realtà sono profondamente diversi e quindi bisognerebbe pensarli “tailor made”. Molti ora mi scrivono che sono una influencer, tuttavia non lo sono e non voglio nemmeno esserlo”.

Lo sciopero dei giornalisti dell’Ansa, La Gazzetta del Mezzogiorno in fallimento, la chiusura di Lettera43. Quale futuro per le testate giornalistiche?

“La situazione non è uguale per tutti. Il Covid è stata una grande “mazzata”, io spero ci sia una ripresa e spero che con la ripresa ci sia un risveglio, perlomeno in parte economico, di alcune testate che altrimenti andrebbero a rotoli. Di fatto la gran parte degli stipendi viene pagata dalle agenzie di pubblicità, in questo momento delicato un’azienda pensa a non licenziare e non certamente agli inserti pubblicitari. Poi c’è il problema contenutistico. Credo che il giornalismo non sia morto, se le notizie vengono date con integrità le persone leggono, tornano a fidarsi, ascoltano un giornalista nel modo in cui dovrebbe essere fatto. Se si fa bene, il rendiconto c’è. Noi giornalisti dovremmo puntare sulla qualità”.

E oltre al giornalismo, quali sono i settori che oggi hanno maggior appeal e quelli che si sono trovati più in difficoltà causa emergenza Coronavirus?

“Nell’ultimo periodo sicuramente il biotech, il settore farmaceutico e l’ecommerce sono andati bene. Anche il tempo libero, penso agli strumenti utili per fare palestra a casa, e i servizi di videoconferenza, come Zoom, hanno avuto un exploit pazzesco. Ha fatto bene anche chi ha puntato su valide strategie digitali. Sono invece in una condizione difficile le compagnie aeree, il settore dell’auto, il turismo”.

I giovani italiani, oggi, cercano di destreggiarsi tra lavori saltuari, esperienze lavorative all’estero o scelgono di avviare un’impresa. Oggi, maggio 2020, cosa farebbe Mariangela?

“Io farei la giornalista (e ride ndr)! Ci sono molti ragazzi che mi scrivono per chiedermi come iniziare: intraprendere la strada del giornalismo oggi in particolare richiede fatica, significa adoperarsi molto. Consiglio allo stesso modo ai giovani che vogliono fare impresa di abbandonare la cultura del posto fisso, di inseguire la propria passione e che soprattutto lo sia veramente, di restare in Italia per far crescere il nostro Paese e allo stesso tempo di fare una scelta diversa se si presenta una buona occasione all’estero, per poi tornare. Non ho un consiglio specifico, però è importante avere una visione in cui si crede in ciò che si fa. Io ero convinta di voler fare la giornalista, serve essere testardi e portare avanti le proprie idee”.

Una consapevole testardaggine è esattamente lo spirito che anima tutti coloro che vogliono avviare la propria startup. Grazie Mariangela.

Contatti

LinkedIn: https://it.linkedin.com/in/mariangela-pira-0a985a2

Giada Mazzucco

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