Imprenditrice, presidente di Polidoro SpA (azienda di Schio specializzata in attività di R&D di bruciatori a gas che vanta oltre 400 dipendenti) e candidata alla guida di Confindustria Vicenza: “Sarei la prima figura femminile alla presidenza degli industriali della provincia, un segnale di cambiamento e di freschezza che potrebbe ispirare altre donne che, come me, hanno voglia di mettersi in gioco, senza precludersi la possibilità di crearsi una famiglia. Vicenza e Confindustria hanno dimostrato di saper rispettare la diversità di genere, senza ricorrere a obsoleti pregiudizi. Sono infatti già oggi vice presidente provinciale dell’Associazione”, sottolinea Laura Dalla Vecchia. “Vicenza è seconda, su scala nazionale, per Pil ed export: dobbiamo averne la consapevolezza e agire con unità d’intenti in una direzione di crescita e di valorizzazione del territorio“. Già chiare le deleghe al seguito: “Ho scelto una squadra preparata in quelle materie che, secondo me, rappresentano i punti cardine del tessuto imprenditoriale“. Con la campagna elettorale in pieno svolgimento, VenetoUP ha contattato uno dei quattro candidati in corsa per succedere al presidente Luciano Vescovi, giunto a fine mandato.
Cosa ha spinto Laura Dalla Vecchia a candidarsi come Presidente di Confindustria Vicenza?
“Credo fortemente nel territorio: Vicenza è una provincia importante a livello nazionale e a forte vocazione manifatturiera. Penso serva un presidente che sia sensibile rispetto a determinati temi e che viva gli stessi problemi delle aziende per comprenderne le esigenze. Ho alle spalle un lungo percorso all’interno dell’Associazione e mi relaziono quotidianamente con le criticità delle imprese che, nonostante operino in settori diversificati, hanno molti obiettivi condivisi. E’ necessario avere una guida che sia in grado di capire i problemi e che sappia proporre valide soluzioni, cercando di mettere a fattore comune l’esperienza e le competenze per favorire crescita e sviluppo”.
Quali sono le criticità che affronterete nel breve periodo?
“È sempre centrale restare competitivi come territorio ed è quindi importante mantenere un equilibrio con il costo del lavoro, essenziale al fine di assicurare qualità e competitività. In questo senso devono essere messe a frutto le esperienze nelle relazioni industriali e in quelle sindacali, temi importanti di cui si parla troppo poco. Una delle questioni che dovremo affrontare presto sarà lo sblocco dei licenziamenti con la possibile tensione sociale che potrebbe presentarsi: serve una conoscenza specifica della materia, che io credo di avere maturato avendo oggi questa specifica delega”.
Quali sono, invece, i punti di forza del nostro territorio?
“Il nostro territorio è votato all’internazionalizzazione, una delle caratteristiche più rilevanti delle realtà della Provincia di Vicenza che, da molto tempo e in molti settori, ottiene risultati con l’export. Si tratta di un asset messo a dura prova dalla pandemia. Ci sta venendo a mancare la terra sotto i piedi, vanno trovate in fretta nuove soluzioni per preservare le preziose relazioni costruite negli anni. Io ho maturato una esperienza commerciale rivolta all’estero. Sono a capo di un’azienda con sbocchi nei mercati internazionali, e ritengo sia fondamentale toccare con mano la realtà, oggi complicata, per comprendere tempestivamente i cambiamenti che corrono veloci. La pandemia ha messo in difficoltà tante aziende, tanti territori e altrettante famiglie: solo da un progetto unitario, possiamo ripartire insieme. È ancora il gioco di squadra che è importante. Non è più il tempo dell’uomo solo al comando. Credo nella nostra gente e nel nostro territorio”.
Cosa può fare Confindustria Vicenza per stimolare il desiderio dei giovani di fare impresa?
“Quello che potrei fare da futura presidente è aprire le porte ai giovani e alle loro idee, ascoltarli, sollecitare ed organizzare nuove modalità di incontro, anche in questi tempi di distanziamento. La tecnologia e l’innovazione anche in questo contesto sono fondamentali. Dobbiamo fare in modo che un buon progetto trovi terreno fertile e siamo chiamati a incoraggiare la costruzione di rapporti win-win, aspetto che andrebbe nell’interesse delle nuove aziende al pari delle realtà consolidate. Le startup, in questo senso, vanno prese come opportunità di crescita, nate dallo spirito imprenditoriale e dalla voglia di mettersi in gioco”.

“La nostra società deve entrare in contatto con i ragazzi: diamo loro spazio, concediamo momenti in cui i giovani possano presentare delle idee e ascoltiamoli; è necessario unire idee e capacità, perchè tutto questo offre sicuramente grandi opportunità”.
La pandemia ha posto le realtà di fronte a nuove sfide e impresso una forte accelerazione ai programmi di open innovation e alle collaborazioni con startup. Quanto è importante oggi la contaminazione tra imprese e innovazione?
“E’ importantissima, e sarà sempre più importante. I cambiamenti, con la digitalizzazione, sono sempre più rapidi. I driver del futuro sono la sostenibilità, l’economia circolare e, appunto, la digitalizzazione, materie fondamentali per la crescita e per le quali occorre diffonderne la conoscenza e fare cultura. Al riguardo ho istituito una nuova delega, dedicata proprio alla Digitalizzazione, e la figura individuata, Filippo Miola, avrà il compito di accompagnare le imprese nel percorso di trasformazione digitale. E’ nostro grande interesse stimolare la contaminazione, spargere cultura, portare casi che possano ispirare, promuovere il confronto e la sperimentazione. Per l’industria tradizionale stare al passo con le nuove soluzioni tecnologiche è una sfida tanto imponente quanto fondamentale”.
Un consiglio ad un giovane, con idee brillanti, che si affaccia al mondo dell’imprenditoria?
“I giovani che vogliono mettersi in gioco sono da ammirare, è commovente vedere quanto impegno e dedizione riversino nel loro progetto. A questi ragazzi consiglio di avvicinarsi all’Associazione per ricavare qualche buon consiglio, anche disinteressato, dagli imprenditori più navigati. Uno degli errori più frequenti è essere troppo chiusi e innamorati della propria idea, a tal punto da respingere il supporto di figure più esperte che rivestono un’occasione di connettività e condivisione”.
Anche l’educazione è un tema focale: su cosa puntare per rispondere alla carenza di figure specializzate?
“L’istruzione è un altro driver da cui passa il futuro dell’impresa. C’è una forte collaborazione da parte di Confindustria con le scuole e in questo momento è centrale il rafforzamento degli ITS, percorsi post diploma di carattere tecnico e commerciale orientati su programmi specifici in base alle carenze di figure specializzate. C’è la necessità di investire nella formazione e facilitare l’ingresso di giovani nel mondo del lavoro, cercando di promuovere le discipline STEM e favorendo la costruzione di sinergie che agevolino la crescita delle persone e del territorio. Ho coinvolto, nel segno della continuità, Lara Bisin (attuale delegata Scuola Confindustria Vicenza)”.
L’imprenditoria femminile risulta essere sempre più un tema centrale delle istituzioni. Di strada, sicuramente, ce n’è ancora molta: ma, alla luce di tutte le azioni a favore delle imprese “rosa”, cosa si potrebbe ancora fare?
“Alle donne non piace parlare al femminile, vogliono essere rispettate per le loro competenze. Secondo la mia esperienza, le abilità devono essere al centro dell’interesse generale ma sono anche contenta di essere stata tirata in ballo grazie alle quote rosa. A quel punto bisogna far valere le capacità e difendere la propria posizione. A livello culturale, in merito al gender gap, c’è ancora parecchio da fare. Le donne hanno un potenziale pari a quello degli uomini e così devono essere considerate”.
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