Per avviare un’attività di successo non bastano le idee. Un progetto potenzialmente disruptive non sempre si rivela un’opportunità di business. Una sola startup su dieci, infatti, riesce a sopravvivere ai primi tre anni di vita.
Gli errori più comuni
Le ragioni che portano al fallimento possono essere molteplici, a cominciare dal concept attorno al quale si sviluppa il progetto:
- sicuri che il prodotto o il servizio possa rispondere al bisogno del target di riferimento? Un’idea, seppur innovativa, deve riuscire a soddisfare le esigenze dei suoi potenziali utilizzatori, quindi piacere e creare mercato;
- il team: ogni componente risulta essere una valida risorsa per la posizione che occupa?
- coinvolgere gli investitori nel momento sbagliato. Meglio una crescita progressiva e controllata, come evidenziato da Charles Minghetti, per testare il mercato e far fruttare al massimo gli investimenti;
- le strategie di comunicazione e marketing. Come sostiene una ricerca di CB Insights, è necessario dedicare tempo e denaro per le campagne pubblicitarie allo scopo di supportare al meglio il lancio del progetto;
- perdere di vista il prodotto, concentrando quindi l’attenzione sulle metriche che catturino finanziamenti piuttosto che sulla crescita del business model;
- il fundraising, un’attività che va programmata già nelle fasi iniziali del progetto ma che dovrebbe essere il mezzo e non il fine. Non si misura il successo in base alla quantità di investimenti, bensì rispetto alla profittabilità;
- fare scelte dettate dalla fretta: è bene ponderare tutte le strategie, pensare a come ottimizzare le risorse e non improvvisare.
Ultima, ma non per importanza, è la mancanza di considerazione e di ascolto. La regola non ammette ostinazione, sarebbe invece buona consuetudine dare rilevanza a consigli o feedback specie se dettati dalla clientela di riferimento. Possono aiutare a migliorare il servizio e rendere il prodotto più appetibile.
