In Italia il numero di incubatori di startup è in aumento e il settore registra una continua evoluzione. Sono più di 160 le strutture dislocate su tutto il territorio, compresi acceleratori per startup e spazi di coworking. Gli incubatori certificati garantiscono supporto alle startup durante le fasi di avvio dell’attività (early stage), quindi dallo sviluppo dell’idea innovativa e della definizione del modello di business alla redazione del business plan, oltre a mettere a disposizione altri servizi in fatto di formazione e mentorship fondamentali per il potenziamento del progetto d’impresa. Un incubatore è anche un luogo fisico, dove le startup possono entrare in contatto con finanziatori e partner commerciali.
Il ruolo degli incubatori ha subìto notevoli trasformazioni nel corso degli anni. Le prime forme, nate nel 1959 negli USA e dal 1980 in Europa, favorivano lo sviluppo delle imprese in alcune zone critiche, mirando a intervenire a supporto dell’economia e promuovendo l’occupazione. Tra gli incubatori più famosi troviamo TechStars, Y Incubator e 500 Startups, i quali hanno supportato realtà come Airbnb e Dropobox. Il numero più elevato di incubatori si nota oggi negli Stati Uniti, dove ha avuto successo l’87% delle società incubate. La National Business Incubation Association calcola che nel mondo siano presenti 7000 incubatori.
Il Decreto Legge 179 del 2012, conosciuto anche come Decreto Crescita bis, definisce l’incubatore certificato:
“È una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano ovvero una Societas Europaea, residente in Italia ai sensi dell’articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in possesso dei requisiti di cui alle lettere a), b), c), d) ed e) previsti dagli stessi commi, che offre servizi per sostenere la nascita e lo sviluppo di start-up innovative”.
La Commissione Europea apporta la seguente definizione di incubatore di start up innovative:
“E’ un luogo dove gli imprenditori trovano le strutture, i servizi e le competenze necessarie ai loro bisogni ed a sviluppare le loro idee di business e trasformare queste in realtà sostenibili”.
Tutti gli incubatori devono rispettare dei requisiti (fissati dal Decreto Crescita 2.0 insieme ai requisiti per le startup innovative) per iscriversi nella sezione speciale del Registro delle Imprese, grazie al quale si ottiene lo status di incubatore certificato dalla Camera di Commercio competente. Il Ministero dello Sviluppo Economico esaminerà ogni anno i dati, mentre gli enti approvati dovranno conservare tutti gli atti e i documenti che provino la veridicità dell’autodichiarazione del possesso dei requisiti per almeno 5 anni dalla data di iscrizione nella sezione speciale del Registro delle Imprese.
I servizi offerti da un incubatore
Come anticipato in precedenza, ogni incubatore mette a disposizione diversi servizi per accompagnare lo sviluppo di una startup, tra cui:
- consulenza strategica e manageriale, che consiste nella redazione del business plan e nella costituzione societaria, nello sviluppo del business model attraverso, nel servizio mentoring e nel supporto di strategie e ricerche di marketing;
- condivisione di spazi fisici e di coworking, dove poter ampliare il networking;
- servizi di gestione contabile e finanziaria, assistenza per servizi amministrativi, legali e gestione della proprietà intellettuale;
- supporto nella ricerca di finanziamenti, promuovendo incontri con investitori e partner;
- accesso a prestiti bancari, bandi e incentivi;
- assistenza nella preparazione dei pitch.
Tipologie di incubatori
Vi sono diverse tipologie di incubatori, che nel corso dei decenni hanno seguito dei cambiamenti per adattarsi alle esigenze del mercato. Per questo motivo è possibile individuarli in tre macro-fasi: gli incubatori di prima generazione (dagli anni ’50 agli ’80, si dedicavano alle infrastrutture e alla condivisione dei servizi), gli incubatori di seconda generazione (anni ’80 e primi anni ’90, con attività “knowledge-based” per accompagnare le imprese nella definizione di regole e nella gestione di strategie) e gli incubatori di terza generazione (dagli anni ’90 ad oggi, con l’introduzione di servizi di networking per creare opportunità).
Gli incubatori vengono classificati in quattro macro-categorie:
- Business Innovation Centers (BIC): forniscono supporto nella fase di pre-incubazione, ovvero in termini di formazione, strutture e servizi fondamentali per lo sviluppo del progetto di impresa;
- incubatori accademici (UBI, University Business Incubator): riguardano quelle università e centri di ricerca che affiancano gli studenti nello sviluppo della loro idea di business o che sono spin-off di attività di R&S;
- corporate private incubator (CPI): incubatori di proprietà di grosse imprese che decidono di supportare attività di corporate spin-off;
- indipendent private incubator (IPI): acceleratori d’impresa impropriamente definiti incubatori, perchè intervengono nella fase successiva a quella di incubazione per fornire capitali o know-how specifici.
Gli incubatori, inoltre, si distinguono in base alla tipologia di startup o al business model:
- Virtual Business Incubator: ospitano progetti di tipo industriale, dando modo all’impresa di usufruire di alcuni servizi senza trasferirsi fisicamente all’interno dell’incubatore;
- Incubatori sociali: sostengono realtà che operano in settori a forte impatto sociale (ambito sanitario, istruzione, formazione, tutela dell’ambiente);
- Medical incubator: favoriscono le imprese che hanno un approccio innovativo al settore medico;
- Kitchen incubator: incubatori focalizzani nel settore del food;
- Incubatori Fintech: si dedicano alle imprese che promuovono l’utilizzo della tecnologia al fine di digitalizzare servizi in ambito bancario;
- Seed accelerator: sono dei programmi che hanno l’obiettivo di imprimere una accelerata allo sviluppo di startup e imprese.
Incubatori certificati in Veneto
Il Veneto rientra tra le regioni con più incubatori certificati, tra questi:
H-Farm, nato nel 2005 a Ca’ Tron di Roncade (Treviso), rappresenta il più importante polo dell’innovazione in Europa, la cui mission è guidare la trasformazione digitale delle aziende e produrre cultura attraverso nuovi modelli educativi e di business. L’incubatore ospita startup principalmente dal respiro internazionale e si focalizza nel costante monitoraggio delle KPI e delle attività di investor relation e fornisce supporto nelle operazioni straordinarie sul capitale, nella ricerca e nell’analisi di partnership strategiche e M&A
t2i, società promossa dalle Camere di Commercio di Treviso e Rovigo nata nel 2014 dall’integrazione delle attività, progetti, risorse umane e infrastrutture di Treviso Tecnologia e Polesine Innovazione e, dal 2016, di Verona Innovazione. t2i offre servizi di coworking e sostiene le imprese nella definizione e sviluppo di percorsi di innovazione e formazione attraverso la creazione di reti collaborative di trasferimento tecnologico, con consulenze fiscali, amministrative e affiancamento sulla registrazione di marchi e brevetti.
VEGA – Parco Scientifico Tecnologico di Venezia, uno dei più importanti parchi scientifici-tecnologici in Italia, ospita aziende innovative e all’avanguardia nelle attività di ricerca e sviluppo tecnologico ponendosi come punto di contatto tra università, centri di ricerca e imprese della regione Veneto. Nel 2012 VEGA ha istituito l’incubatore VEGAinCUBE, che ospita startup innovative, spin off e nuove aziende attive principalmente nei settori dell’ICT e della green economy offrendo servizi di consulenza manageriale e finanziaria e sostenendo lo sviluppo di progetti dall’idea fino al piano d’impresa.
StartCube, agevola la nascita di nuove imprese grazie a una sinergia tra l’Università degli Studi di Padova e la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. L’incubatore universitario fornisce spazi, attrezzature e servizi, anche di pre-incubazione, a condizioni agevolate allo scopo di ridurre gli oneri derivanti dall’avvio dell’attività.
