Fornire una risposta concreta alle conseguenze dei cambiamenti climatici, non disperdendo il valore della materia prima recuperata dalle calamità ma regalandole una nuova vita. Così nasce Vaia, la startup che prende il nome dall’eccezionale fenomeno che ha colpito il nord-est nell’ottobre del 2018. “E’ stato un evento che ha fatto scaturire in noi un senso di orgoglio“, confida a VenetoUP Paolo Milan, co-founder della realtà innovativa e nominato da Forbes Italia tra i “100 giovani leader del futuro” per il 2020. “La ricetta per costruire qualcosa di importante è crederci fino in fondo” , il consiglio del giovane fondatore di Vaia.
Cosa vi ha spinto a creare Vaia?
“La spinta è arrivata dalla volontà di fare qualcosa per il territorio colpito dalla tempesta nell’ottobre 2018, un evento che ci ha fatto rimboccare le maniche per compiere qualcosa di realmente concreto. Ho maturato l’idea di mettere in pratica le mie conoscenze al fianco di altri due ragazzi, tutti under 30. Io e Federico Stefani abbiamo condiviso il percorso universitario, Federico e Giuseppe Addamo si sono conosciuti al Festival Città Impresa di Vicenza. Così, nel 2019, ci siamo uniti e abbiamo fondato Vaia”.
Com’è nata l’idea di realizzare un amplificatore e quali sono stati i passaggi per la messa a punto di Vaia Cube?
“L’idea è nata quando a Federico venne regalato un oggetto simile, fatto a mano dal nonno che era un abile artigiano. La progettazione di Vaia Cube prende dunque slancio da quel prototipo, nel tempo abbiamo cambiato più volte il design e dall’intuizione di due ragazzi che fanno parte del team, coniugata alle capacità di un artigiano, siamo riusciti ad arrivare al design finale. Appartiene a Giorgio, l’artigiano che oggi produce il cubo, l’idea di creare una fessura, sulla parte superiore, che prende forma in base alla venatura del legno. Ogni singolo pezzo è diverso perchè diversa è la fessura: la spaccatura impressa nella parte inferiore dà origine a un’apertura che segue la naturale rigatura del legno. Il legno utilizzato è quello dell’abete rosso con cui vengono fatti i violini Stradivari, quindi il cubo ha una capacità di amplificare il suono mantenendolo caldo. Ad oggi, dopo un anno dalla commercializzazione, sono stati acquistati più di 13.000 Vaia Cube e abbiamo messo a dimora 5.000 alberi”.
Vaia, quindi, si impegna a favore dell’ambiente. In quest’ottica, quanta importanza date all’economia “rigenerativa”?
“Per ogni cubo venduto abbiamo la volontà di piantumare un albero. Intendiamo recuperare il legno per ridare agli alberi una nuova vita, concentrandoci sul valore di una materia prima che andrebbe disperso. Diamo molta importanza all’aspetto ambientale e sociale, perchè si parla di dare la possibilità alle persone di fare qualcosa di concreto per l’ambiente. Andiamo nei luoghi dove c’è stata la grande calamità, prendiamo il legno che andrebbe sprecato e non riutilizzato in maniera dignitosa per creare un oggetto di design. Lavoriamo la materia prima nelle zone colpite, soprattutto nella Val di Fiemme, supportando le economie del territorio per poi aiutarle investendo i soldi in quello stesso territorio. Oggi ci concentriamo nel Triveneto, vorremmo allargarci poi in tutto il Paese e se possibile un domani anche in tutto il mondo. Le regioni che hanno reagito meglio al prodotto sono quelle che hanno vissuto l’accaduto, anche se siamo riusciti a raggiungere altre zone d’Italia. Abbiamo avuto qualche riscontro anche fuori dal confine, in Europa ma anche in Messico, California e Dubai”.
Quali sono le difficoltà, se ci sono state, che avete riscontrato nella fase di avvio e nel percorso di crescita della startup?
“Le difficoltà iniziali che abbiamo riscontrato sono legate alla mancanza di competenze ad ampio raggio e di fondi. Al tempo eravamo ancora studenti e siamo dovuti ricorrere ad un mutuo. Penso che non si possa iniziare un percorso senza fare un debito, e non si può costruire un’azienda senza l’aiuto di persone esperte che garantiscano il supporto dal punto di vista strutturale e burocratico. Occorre una persona che curi l’aspetto economico, una persona che inizializzi alla visione della logistica: bisogna far arrivare il prodotto al cliente, serve prestare attenzione alla parte della customer experiece”.
Secondo te, e secondo la tua esperienza, cosa fa la differenza in un panorama come quello italiano affinché una realtà innovativa riesca a decollare?
“La formula magica è crederci fino in fondo. All’inizio appare come un semplice lavoro di gruppo, però la differenza sta nel mettere in pratica, realizzare tutte le intuizioni. E’ importante per questo avere all’interno del team persone che ci credano, che non si diano per vinte e che abbiano una visione d’insieme. Poi penso che sia sbagliato improvvisare, bisogna affidarsi a dei professionisti (commercialisti, avvocati) per mettere in piedi una struttura e portarla avanti”.
Vaia è nata da un’idea di tre under 30. Cosa ti sentiresti di consigliare a quei giovani che vogliono intraprendere una strada imprenditoriale?
“Penso sia una grande esperienza, che regala molta soddisfazione e orgoglio. Consiglio di non abbattersi se le cose vanno male, perchè da un fallimento si ottiene sempre un insegnamento che servirà per la prossima esperienza”.
C’è in cantiere qualche altro progetto?
“Stiamo assumendo un designer per seguire la realizzazione di un nuovo prodotto. Non abbiamo ancora in mano il prototipo, per cui non possiamo anticipare nulla, però stiamo lavorando a un nuovo progetto”.
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